Unicoop Firenze

Caterina de’ Medici

Sbagliano coloro che parlano di Caterina dei Medici come della portatrice volontaria di un nuovo modo di far cucina nella già esperta Francia… ma sbagliano di grosso anche coloro che dimenticano quale impronta abbia lasciato questa parte della sua lunga vita vissuta alla corte francese. Caterina nacque a Firenze il 13 aprile del 1519 e fu l’ultima del ramo principale dei Medici, quella gloriosa e forte casata che tanti secoli prima si era trasferita dal Mugello nella grande città toscana. Aveva a sua disposizione anche le donne di cucina che non mancavano di proporle succosi e toscanissimi manicaretti… viveva guardando i giardinieri che provvedevano alla potatura delle piante del giardino e a tutte le minuterie della vita quotidiana. Ai primi di settembre del 1553 ecco salpare da Portovenere una nave addobbata a festa che fece scalo a Nizza, dove lo stesso Papa era in attesa, e giunse trionfalmente a Marsiglia dove fu accolta con tutti gli onori. Con la duchessina però sbarcarono in Francia anche quei modesti personaggi che essa aveva voluto al suo seguito, ed insieme a loro giunsero gli aromi e i profumi della cucina mugellana, del Casentino, della piana tra Firenze e Pistoia e di altre zone della Toscana. E le donne di cucina avevano nella mente tutti i piatti che Caterina amava: la salsa colla, la zuppa di cipolle, le pezzole della nonna, la lingua in dolce e forte, il fegato farcito, i vari tipi di frittata ed ancora, ancora tante usanze, tante specialità: fra queste l’anitra con la melangola (o papero al melarancio), piatto questo che fu subito interpretato alla francese dai bravissimi cuochi parigini; reso più bello nella presentazione, più morbido nei sapori prese il nome di canard à l’orange diventando, così, il piatto dei piatti alla Corte. Da allora fu usato da tutte le grandi cucine di Francia. Anche la salsa colla fu corretta nella presentazione e nel nome e si chiamò béchamel, la zuppa di cipolle diventò soupe d’oignons; le pezzole della nonna crêpes alla fiorentina; le modeste frittate ed il «povero» pesce uovo presero diversi sapori e si chiamarono omelettes.

Editore: Maria Pacini Fazzi. Genere: Cibi&Ricette

Prezzo di copertina: 4,00 €

Prezzo Unicoop Firenze: 3,00 €

Recensione

Se non l'ha inventata lei, le ha lasciato un imprinting fondamentale. Stiamo parlando di Caterina dei Medici e della cucina francese. A 14 anni, per ragioni dinastiche, Caterina andò sposa al principe Enrico d'Orléans. Partì portandosi dietro, cuoche, pasticcere e gelataio che custodivano in seno ricette, profumi e aromi della cucina toscana.

Le preparavano i piatti che lei amava (che poi, trasformati e con elegante nome francese, sarebbero diventati vanto della cucina d'Oltralpe): la salsa colla (béchamel), la zuppa di cipolle (la soupe d'oignons), le pezzole della nonna (le crê pes), le frittate (omelettes) e soprattutto il papero al melarancio destinato a essere “il piatto dei piatti alla Corte": le canard à l'orange.

Oltre a quelli appena citati, nel libro trovano spazio le ricette classiche e quelle dimenticate per più motivi (cambiano i gusti, le abitudini e anche l'etica alimentare).

Ma non crediamo che sia giusto lasciar cadere nell'oblio preparazioni come i Crostini di merlo o quelli di beccaccia, la Garmugia, le Braciole ripiene di frittata e mirtilli, il Fagiano con castagne e uva per terminare con il Corollo, un dolce di antiche origini, che si raccomanda accompagnato al vin santo (quello vero). E sono solo alcuni esempi.

Una curiosità. Caterina fu accusata di stregoneria. La voce fu avvalorata dai menù che, si dice, presentasse ai commensali: Rospi alle erbe del diavolo, Scorpioni di Satana, Gatto nero agli aromi magici, Pipistrello marino nel calderone diabolico, Serpente al rogo delle streghe.

Ma i rospi erano solo ranocchi, gli scorpioni innocui gamberi di fiume, il gatto nero un timido coniglio, il pipistrello la comune razza, il serpente l'anguilla. Niente di luciferino, quindi; e Caterina era una buongustaia. Bon appétit!