Unicoop Firenze

Acquacotta per fame e per amore

“Se lo guardi, se guardi negli occhi torrente del Fanta, vedi la Maremma che scorre, dalle alture, ai colli, alle dune del Tirreno. Nella sua pacatezza competente batte il cuore di un cinghiale inseguito dagli spinoni, dai segugi e dalla doppietta, la libertà del capriolo che si libera nel bosco, l’alzarsi del fagiano o di una beccaccia, la schiettezza della volpe, il sonno profondo e vigile del mito etrusco che riposa sotto le tese del suo cappello di buttero libero, mai servo di nessuno, di carbonaio e minatore, di mistico taumaturgo, di cuoco alchemico e dionisiaco. Sì perché per fare il lavoro che fa e ha fatto per tutta la vita, occorre una forte dose di altruismo, di generosità che s’invera nel piacere e nella altrui soddisfazione. La storia del Fanta ristoratore è lunga una vita infatti, con la tappa fondante su quella splendida terrazza che dal borgo antico di Gavorrano guarda la piana coltivata. È lì che incominciato a diventare un ‘marchio’”

L'autore

Autore: . Editore: Effigi. Genere: Cibi&Ricette

Prezzo di copertina: 14,00 €

Prezzo Unicoop Firenze: 11,90 €

Recensione

Questo libro è una dichiarazione d’amore per l’acquacotta, gloria del mangiare maremmano.

Piatto povero, lo definisce qualcuno. Forse. Ma come tanti piatti poveri, è un pasto non solo gustoso, ma completo: pane raffermo (carboidrati), uovo in camicia (proteine), lardo (grassi), pomodoro e cipolla (sali minerali, fibre e vitamine).

Per preparare l’acquacotta c’è una base e tante varianti; tante quante sono le massaie maremmane che si dedicano con passione alla cucina, quella che riunisce la famiglia intorno a un tavolo per celebrare uno dei riti più antichi dell’uomo: il desinare insieme.

Dopo l’acquacotta, altre ricette, vanto delle tavole maremmane (e toscane): dal cibreo, riproposto nell’interpretazione originale di Pellegrino Artusi, al tortellone maremmano, dal cinghiale con le mele alle lumache, dal coniglio in porchetta alla bistecca alla fiorentina.

Conclude il libro il capitolo su La panierina dei minatori. Confezionata da mogli, sorelle o suocere per la pausa nel duro lavoro in miniera, era in realtà un pranzo completo, dall’antipasto al dessert, compreso il caffè liscio o corretto con anice o grappa. Aveva una particolarità irripetibile. Era preparato con amore.

Cucina povera?