Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

“Principia il ricreativo”. Devono passare quasi trent’anni dalla sua fondazione affinché la Coop di Sesto Fiorentino prenda in considerazione le attività di svago nella gamma di offerte per i soci della Casa del Popolo. Per l’esattezza, quando si svolge l’assemblea straordinaria del 28 maggio 1919, sono passati ventotto anni dalla fondazione, ma anche uno dalla conclusione della prima guerra mondiale. Dunque la voglia di svago è ancor più comprensibile.

Dai verbali custoditi nell’Archivio storico presso la sede di Unicoop Firenze si apprende che, durante l’assemblea cui partecipano “circa quattrocento soci”, viene avanzata una proposta particolare: “Ceccherini Domenico raccomanda al Consiglio che quanto prima studi il mezzo d’istituire il ramo ricreativo in seno alla Casa del Popolo per tutti i soci e per tutti gli organizzati, e se non fosse possibile per tutti gli organizzati, almeno per i Soci della Cooperativa di Consumo”.

La proposta viene appoggiata dal socio Ugo Prucher, ma il presidente Guido Minuti raffredda subito gli entusiasmi: al momento non è possibile, perché non si dispone di locali a sufficienza, e perché quelli che avrebbero potuto essere usati allo scopo sono stati affittati alla Società Avanguardia, una compagnia teatrale anticlericale. A quel punto si apre un dibattito sul modo per superare l’impasse. Il socio Angiolo Ricci propone di studiare una fusione con l’Avanguardia riguardo alle attività ricreative e “per istituire una sezione a parte dei veri anticlericali che fanno parte dell’Avanguardia stessa”.

È questa la soluzione che infine viene adottata, come si apprende dal verbale della successiva assemblea, tenuta in via ordinaria il 27 settembre 1919. In quell’occasione Minuti rende noto l’accordo raggiunto con la Società Avanguardia “per la ricreazione dei soci della Casa del Popolo”.

Questo equilibrio di cogestione dura appena due anni, e fa sorgere problemi forse sottovalutati. Lo si evince dal verbale d’assemblea ordinaria del 17 settembre 1921, che al punto IV dell’Ordine del giorno riporta la voce “Proposta di avocare a se [sic] il ramo ricreativo”.

Risulta che, dopo varie discussioni in seno al Consiglio d’amministrazione, il tema venga portato in assemblea per una decisione. Inoltre, dell’orientamento di avocare a sé le attività ricreative è già stata avvertita la società Avanguardia, che si è opposta. Viene votato un ordine del giorno che al punto “c” recita: “[Si stabilisce] che al Consiglio di Amministrazione spetti il diritto di selezionare i frequentatori dei locali sociali del ramo ricreazione escludendo coloro che si sono messi o si porranno in contrasto agli interessi operai e della lotta di classe”.

Di attività ricreative si torna a parlare dopo la lunga parentesi fascista. In occasione dell’assemblea straordinaria del 2 febbraio 1947, il socio Ugo Vergelli “raccomanda anche al Consiglio di Amministrazione che esso curi maggiormente le ricreazioni nei riguardi di una lamentata deficienza di riscaldamento nell’interno dei locali sedi di ricreazione, ciò che avrebbe portato alla dispersione di molti frequentatori, con evidente danno della Cooperativa”.

Durante quell’anno il tema è molto sentito, dato che durante l’assemblea del 12 settembre 1947 il socio Omero Focardi “chiede sia provveduto a far funzionare tutti i servizi della ricreativa durante la libertà degli operai in maniera che essi abbiano la possibilità di frequentare il locale anche nelle prime ore del pomeriggio”.

Certo, quando poi l’attività ricreativa parte in grande stile, non sempre le cose vanno per il meglio. Leggendo i verbali delle riunioni di Comitato Esecutivo, da quello del 16 febbraio 1950 si scopre che “[viene stabilita] la sospensione per un periodo di 30 giorni dal 13 febbraio al socio Mattei Rino per l’inammissibile comportamento dello stesso e sorvolando sul rimborso del danno della stecca da biliardo rotta”. Si sa com’è, il gioco è gioco, ma è facile lasciarsi prendere la mano.

Resta il fatto che l’attività ricreativa è anche una fonte d’introiti. Nel verbale del Comitato esecutivo datato 29 dicembre 1948 si legge: “Aumento tariffe giuoco – A decorrere dal 1° gennaio 1949 le tasse giuoco saranno portate come appresso: Biliardo da £ 35 a £ 60 ogni ora. Ping Pong a £ 25 ogni ora. Carte – Ramino da £ 5 a £ 8 ogni ora – Tresette da £ 3 a £ 5. Scozzatura Carte da Ramino (Carte Vanni) da £ 200 a £ 300. Da Ramino (Carta Modiano) da £ 400 a £ 500. Da Tresette da £ 80 a £ 150 (…)”.

Va bene andare incontro alle esigenze ricreative dei soci, ma farlo in perdita, proprio no.

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