Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Autunno 1944. La Toscana è da poco stata liberata, e la seconda guerra mondiale ha ormai preso una direzione decisa. La vita quotidiana riprende con fatica, ma anche con una grande voglia di far tornare la normalità. E in questo contesto anche la Cooperativa di Consumo-Casa del Popolo di Sesto Fiorentino prova a ridarsi un’esistenza ordinaria dopo la devastante parentesi del ventennio fascista.
Nel mese di agosto viene insediata una gestione provvisoria attraverso una commissione comunale. Questa fa le veci di un Consiglio d’amministrazione ormai inattivo dal 9 gennaio 1941, ultima data di riunione registrata nei volumi dei verbali custoditi nell’Archivio storico di Unicoop Firenze. Dopo quella data si era insediata una gestione commissariale nominata dal Ministero delle Corporazioni, sotto la quale erano state compiute alcune fra le più spudorate azioni di spoliazione del patrimonio cooperativo, e il cui ultimo atto verbalizzato risale al 24 novembre 1942. La commissione che si occupa della gestione provvisoria è formata da tre componenti: Alberto Biagiotti, Loris Parenti e Lorenzo Vezzosi. I tre lavorano sodo. Fra il 14 agosto e il 14 ottobre si radunano sette volte e riescono a restituire alla cooperativa delle condizioni di funzionamento. E finalmente, il 18 ottobre 1944, torna a insediarsi un Consiglio d’amministrazione regolarmente in carica, espresso attraverso il meccanismo democratico.
Il verbale che certifica questa seduta ha una peculiarità. Per la prima e unica volta vengono segnate le appartenenze partitiche dei consiglieri. Accanto a ciascun nome, fra parentesi, un segno: “(x)” sta per comunista, “(.)” sta per socialista, “(-)” sta per democristiano. Dal conteggio risultano 7 comunisti, 7 socialisti, 3 democristiani e 1 indipendente. Ecco come il verbalizzatore trascrive la distribuzione, registrando la lista dei presenti: “(x) Bruschi Giulio, (.) Conti Omero, (-) Vezzosi Lorenzo, (x) Nincheri Sirio, (.) Zipoli Alberto, (x) Tossani Alfiero, (x) Paoletti Cesare, (.) Arrighetti Alfredo, (-) Zacchini Alceste, Quercioli Pilade, (.) Fioravanti Giordano, (x) Biagiotti Oliviero, (.) Parenti Loris, (-) Fantechi Fosco, (x) Melani Nello, (.) Biagiotti Gino, (x) Conti Corrado, (.) Banchelli Ilo”.
Qualcuno, usando le categorie politiche odierne, etichetterebbe questo bilanciamento come “lottizzazione”. E compirebbe una castroneria. Più corretto parlare di uno sforzo di garantire il pluralismo dell’organizzazione, dopo il ventennio che lo aveva soffocato assieme alla democrazia. Fuor di dubbio che per la Coop sestese si tratti d’un momento storico, e a testimoniarlo sono anche i toni della seduta.
Se ne lascia contagiare anche l’estensore del verbale, la cui prosa viene riportata integralmente e senza mettere mano alle imperfezioni del testo: “Vezzosi Lorenzo da lettura dell’apertura della sessione del nuovo consiglio. Dopo 20 anni di mancata libertà oppressa dal regime fascista si ripresentano alle direttive del Consiglio di Amministrazione i dirigenti scelti dalla volontà dell’assemblea dei soci, del 14 ottobre 1944. Questo nuovo consiglio di liberazione, voluto dai partiti antifascisti uniti in coalizione per il raggiungimento dei fini, allo scopo di dare con amore il benessere al nostro popolo lavoratore, troverà certamente non poche difficoltà da superare, in questo periodo, auguriamoci breve, di urgenti necessità che la popolazione nostra chiede per il suo sostentamento alimentare. La certezza che queste difficoltà saranno superate, starà nel dare tutta la nostra passione alla causa per cui siamo stati scelti, e nel sentirci uniti in fraterna comunanza di idee al raggiungimento di un unico scopo, del bene esclusivo del nostro popolo. Agire con rettitudine, con amore, con onestà, con giustizia, dando la nostra attività - e con questi principi saremo sicuri di attuare in pieno il nostro mandato. (approvazione calorosa di tutti i componenti del consiglio)”. La retorica è dovuta, e gli eccessi sono comprensibili.
Vengono poi formalizzate le cariche elettive: Bruschi Giulio presidente, Conti Omero vicepresidente, Vezzosi Lorenzo segretario, Nincheri Sirio cassiere, Fioravanti Giordano esattore. Bruschi accetta la presidenza ed “esorta il consiglio a mettersi immediatamente al lavoro per dare e ridonare vita orgogliosa alla Cooperativa e riportarla ai gloriosi anni, in cui era prima della dominazione tirannica degli usurpatori fascisti”. Democrazia e movimento cooperativo ripartono insieme. Un binomio che si conferma imprescindibile.

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