Il periodo fascista nelle cooperative di consumo. Dai verbali di Sesto Fiorentino

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Il periodo più buio per la storia di questo paese lo è stato anche per la Cooperativa di Consumo di Sesto Fiorentino, che durante il ventennio fascista venne snaturata e umiliata, sottoposta a una mutazione genetica forzosa cui riuscì a sopravvivere solo grazie alla solidità delle sue radici.

I verbali d’assemblea relativi a quel periodo meriterebbero uno studio a sé, dedicato alla distruzione sistematica di un’esperienza sociale e alle imbarazzanti retoriche usate dal regime. Un esempio di queste ultime si ha dalla lettura delle relazioni dei sindaci revisori, che nel periodo fascista si trasformano da documenti tecnici in spazi di propagandistiche declamazioni.

Lo si nota bene nel verbale d’assemblea del 17 settembre 1927 quando, dopo l’illustrazione di prammatica relativa all’andamento della gestione, prende avvio la parte retorica. Che invariabilmente si apre con l’appello ai presenti, quasi nel tentativo di destarli dal torpore: “Consoci!”.

Da lì inizia una stucchevole tirata da parte dei revisori Dante Gonfiotti e Mario Mariotti in favore del gruppo dirigente della cooperativa. Ne riportiamo anche i refusi che fanno parte del testo originale (per esempio, gli apostrofi messi dove non sarebbe il caso): “se tenete conto di tutto quanto vi abbiamo esposto potete rivolgere una vera e sincera lode al Consiglio di Amministrazione che con l’opera sua ha potuto chiudere il Bilancio con un’attivo netto, e specialmente la lode più sentita va rivolta al Sig. Tenente Permoli Luigi infaticabile presidente energico e attivo”.

Chiuso l’intervento dei revisori, si apre lo spazio per il gioco delle parti. Prende la parola il socio Egidio Zoppi. Che non è uno qualsiasi. Dal verbale d’assemblea del 30 settembre 1922 (cioè, poco meno di un mese prima della marcia su Roma) risulta che egli abbia espresso un’invettiva contro tutti i “soggetti anti-nazionali”, chiedendo di espellerli dalla Cooperativa.

Si tratta dunque di uno dei vincitori nel processo di fascistizzazione della Coop di Sesto, e adesso sa di poter fare valere la propria parola. Risulta dal verbale che: “Il Presidente apre la discussione sul Bilancio Consuntivo e la relazione dei Sindaci. Chiede la parola il Socio Zoppi Egidio il quale invita il Consiglio a voler fare opera calmieristica specialmente nei confronti del pane, sembrando a lui abbastanza caro”.

Ci si mette un attimo a scoprire che l’apparente critica è in realtà un assist, che permette al presidente del consiglio d’amministrazione di rivendicare un buon risultato della sua gestione: “Il presidente Permoli risponde al socio Zoppi che i prezzi di tutti i generi venduti dai ns. spacci hanno ricevuto sempre il plauso delle autorità comunali e specialmente quello del pane”.

Per capire quale sia l’atmosfera dell’epoca, si può leggere il verbale d’assemblea dell’anno successivo, 15 settembre 1928. Un passaggio informa di quanto segue: “Ricorrendo il compleanno di S. A. Reale il Principe ereditario, il socio Biagiotti Carlo invita tutti i presenti a lanciare in aria un potente alalà in segno di fede e devozione al futuro erede al Trono Sabaudo – all’unanimità si alzano in piedi e rispondono all’invito del socio Biagiotti Carlo con ripetute grida di alalà”.

A partire dall’assemblea annuale del 1934, al numero dell’anno in corso viene aggiunto in cifre quello che si conteggia dall’inizio dell’era fascista. E in occasione dell’assemblea straordinaria del 5 settembre 1936 (XIV), ecco tornare in ballo il tema della diceria, di cui ci si è occupati in un precedente articolo di questa serie: “Il Presidente della società Sig. Bottari [Ignazio] espone dettagliatamente la situazione finanziaria della società alla data 30 giugno 1936 XIV. Critica e smentisce le dicerie corse in paese sulla allarmante situazione della società che invece è in realtà solidissima”.

Il verbale d’assemblea del 20 marzo 1938 contiene un picco di retorica tronfia, difficile da replicare: “(…) il Commissario governativo espone con lucida sintesi l’evoluzione della Cooperativa dalle precarie condizioni, in cui egli la trovò al momento della di lui presa di possesso, a quelle attuali assai solide e suscettibili di ulteriori miglioramenti”.

Si prova a spacciare l’esistenza di ottimi risultati gestionali che in realtà non esistono, intanto che la Cooperativa viene spogliata dei suoi beni. Ma di questo si parlerà un’altra volta.

Le nostre storie