Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Licenziare un dipendente è sempre un passaggio traumatico. E per un’organizzazione cooperativa lo è ancora di più. Gli ideali solidaristici e mutualistici, e il rifiuto di un atteggiamento padronale nel rapporto coi salariati, determinano un atteggiamento avverso alla cacciata dei lavoratori. Lo testimoniano con abbondanza i verbali della Coop di Sesto Fiorentino, custoditi presso l’Archivio storico di Unicoop Firenze.
Più volte si è letto in quelle pagine di casi in cui i dipendenti hanno ecceduto, al punto da spingere il consiglio a considerare l’ipotesi del licenziamento. Ma quasi sempre si è trovata una soluzione di compromesso: richiamo, spostamento ad altre mansioni, decurtazione di salario per un periodo di tempo. Tutto, pur di non far rimanere il dipendente senza lavoro. Si presentano, però, circostanze in cui non si può raggiungere un punto di mediazione ed eludere il licenziamento sarebbe un segno di debolezza. Per la Coop sestese il caso si verifica a settembre del 1949. Il verbale della seduta del Comitato esecutivo tenuta il giorno 7 riferisce di un dipendente che ha fatto un miracolo tutto suo: cambiare in vino l’acqua. Per molti sarebbe un crimine da punire senza pietà. Ma al di là d’ogni ironia, i presenti alla seduta si trovano a dirimere un caso increscioso e infine a prendere una decisione che mai avrebbero voluto. Davanti ai membri del Comitato (Bruschi, Melani, Campostrini, Sacchetti, Risaliti e Vanni), cui si aggiungono per l’occasione il direttore Fosco Morelli e l’ispettore Renato Canovari, si presenta il gestore dello spaccio numero 1, Gino Giachetti.
A costui, come riportato dal verbale, vengono mossi i seguenti addebiti: “1° - di avere servito generi dello Spaccio alla propria figlia, oggi stesso, senza compilare la prescritta cedola di pagamento. 2° - di avere rimesso dell’acqua in una damigiana di vino, in ragione del 10% come è risultato dall’analisi eseguita dal Direttore e dall’Ispettore nei giorni antecedenti a questo, prelevando dei campioni dalla scorta dello spaccio di appartenenza”.
Prosegue il verbale, sfoggiando costruzioni del periodo non proprio esemplari: “il Presidente contesta a Giachetti il primo addebito, il quale ammette di non averlo fatto, però assicurando che l’avrebbe fatto dopo. Sul secondo addebito, l’acqua nel vino, Giachetti nega assolutamente. Il Presidente gli fa notare che saranno interrogati anche gli altri 2 dipendenti che sono stati invitati per questa sera stessa. Giachetti seguita a negare e così viene fatto uscire e poi chiamati [i dipendenti], il primo Giovannoni Renato, il secondo Ceccherini Gino, il primo conferma di poter assicurare su tutti e due gli addebiti per il primo di essersi accorto che non faceva le cedole regolari, per il secondo di aver veduto Giachetti mettere l’acqua nel vino. Ceccherini conferma nei riguardi delle cedole che non agiva regolarmente, per il vino non può dir niente. Richiamato Giachetti e messo a confronto con Giovannoni, il Presidente fa notare a Giachetti quanto asserito da Giovannoni, Giachetti nega assolutamente, rimasto solo con l’Ufficio di presidenza e col Segretario il Presidente lo invita a non aggravarsi la situazione col negare, al punto che sono le cose, ma questi insiste e se ne va dicendo che aspetta a casa le nostre decisioni. Si delibera di indagare nell’attività di Giachetti interrogando tutti i dipendenti che hanno lavorato con lui”.
Col procedere delle indagini la situazione di Giachetti peggiora. Si legge infatti nel verbale della seduta successiva, 9 settembre: “vengono lette le dichiarazioni dei vari dipendenti che hanno lavorato assieme a Giachetti e da tutti emerge la colpevolezza di Giachetti stesso, si delibera di portare la pratica al Consiglio che si riunirà domani 10, per la decisione definitiva, essendo unanime l’Esecutivo nel riconoscere che la colpevolezza di Giachetti è passibile di licenziamento, fermo restando il trovare la formula adatta per non colpirlo radicalmente”.
Dunque, fino all’ultimo momento il Comitato Esecutivo preferirebbe evitare il licenziamento. Che però arriva e lo si evince dal verbale relativo alla seduta del 15 settembre, dove la questione viene trattata nel modo più asettico possibile: “movimento personale – In seguito al licenziamento di Giachetti Gino, su parere favorevole del Direttore, e dell’Ispettore, si deliberano i seguenti spostamenti: Giachetti Ivan dallo Spaccio n. 3 di Panicaglia allo Spaccio n. 1 sede centrale (ecc. ecc.)”.

Si può perdonare tutto, ma allungare il vino proprio no.

Le nostre storie