Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Periodo fascista immagine da: httpcucineditalia com

L’epoca fascista è stata per il movimento cooperativo il passaggio più buio nella propria storia. Ma per capire quanto buio sia stato, è necessario guardarci dentro, e mettere in mostra il modo in cui una cooperativa rappresentativa come quella di Sesto Fiorentino veniva governata nel quotidiano.
I verbali del Consiglio d’amministrazione, custoditi nell’Archivio storico di Unicoop Firenze, forniscono un prezioso strumento per capire come andassero le cose in quel periodo. Bastavano episodi apparentemente banali per far scattare il pugno di ferro. Come quello che inizia il 19 luglio, quando il Consiglio si riunisce per deliberare sulle domande per il posto di cassiera del reparto macelleria.
A essere accettata è la candidatura della signorina Bertagni Rosa, cui viene immediatamente inviata una lettera per chiederle di prendere servizio il lunedì successivo e specificarle una condizione: per nessuna ragione può farsi sostituire nello svolgimento della mansione.
L’indomani, come riporta il verbale del Consiglio datato 20 luglio, arriva una lettera con la quale Rosa Bertagni rinuncia al lavoro, perché in certe situazioni le sarebbe stato necessario farsi sostituire dal fratello, che a sua volta avrebbe lavorato gratuitamente. A quel punto prende la parola il vicepresidente Pasquino Bertagni, del quale emergono subito due dati: è il padre dell’aspirante cassiera Rosa, e il giorno prima risulta assente dalla seduta in cui il consiglio seleziona le domande di lavoro. Bertagni padre inizia dal caso singolo ma allarga il discorso ben oltre quel perimetro.
Riporto stralci del verbale, mantenendo gli errori di scrittura: “Dietro la domanda di mia figlia per il concorso a cassiera al Reparto Macelleria, da dei Consiglieri di parte minoranza è stato fatto osservare che io al posto sono incompatibile, e che è stata anche mancanza di delicatezza da parte mia. Faccio noto al consiglio che io sono sempre stato un perfetto italiano, e che niente cè da dire sul mio passato, sia dal lato morale, sia dal lato politico. Appena che mia figlia prese parte al concorso, avevo già pronte le dimissioni, ed era mio intendimento presentarle al Consiglio. Siccome sono fascista, e come fascista obbedisco cecamente alle gerarchie superiori, queste mi imposero di non presentare le dimissioni, e di restare in carica, ciò che io ho fatto. Fa notare che la Casa Naz.le del Popolo è fascista, e che non accetta osservazioni da parte sovversiva, e propone d’ora in avanti al Consiglio che tutti posti che rimarranno vacanti e che necessita la sostituzione, devono essere sostituiti soltanto da elementi fascisti. (…) Il Consigliere Doninelli della minoranza domanda la parola e fa notare che essi non sono sovversivi, e se sono Consiglieri della Casa Naz.le del Popolo, lo sono perché messi e pregati di stare dal Partito Naz.le Fascista, e eletti dall’assemblea. (…)”.
Dunque viene fuori che, nel quarto anno dalla presa di potere del fascismo, il Consiglio d’amministrazione della Coop di Sesto Fiorentino è diviso fra una maggioranza e una minoranza, con la prima che prova a mettere nell’angolo la seconda e lancia la proposta di fascistizzare definitivamente l’organizzazione anche attraverso l’uso delle politiche occupazionali.
A leggere la rapidità con cui gli eventi si svolgono, si ha quasi l’impressione che l’incidente avvenuto intorno al posto di cassiera sia un pretesto. Già nella seduta successiva, 28 luglio 1926, viene data per approvata la proposta di assegnare i posti di lavoro soltanto “a elementi fascisti”.
E per fare un punto sulle polemiche scoppiate nella seduta precedente, prende la parola il presidente Corrado Pecchioli: “Si è detto che qui ci sono dei sovversivi, tengo a dichiarare che in questo Consiglio non esistono, inquantoché qui dentro siamo tutti uguali, solo uno scopo ci incoraggia a lavorare e a sacrificarsi quello per il bene e l’interesse della Casa del Popolo; e perciò non devono esistere lotte politiche, ne gli antagonismi. (…) In quanto poi alle gerarchie superiori, sanno bene come è composto il Consiglio, e che i 3 Consiglieri della minoranza furono messi dal Direttorio Fascista e come tali sono a posto sotto ogni rapporto; in quanto poi alle responsabilità di fronte alle Gerarchie, è assurdo il parlarne, prima di tutto questo Consiglio funziona come oggi da 3 anni, poi la politica qui dentro non esiste, e non si deve fare (…)”.

Già: qui non si parla di politica, qui si lavora. Certi documenti andrebbero esibiti a chiunque abbia la tentazione del revisionismo.

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