Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

1955 Prato, spaccio Santa Lucia. Particolare della vetrina dall'interno.

Il 1891 è un anno cruciale per il movimento di cooperazione al consumo della piana fiorentina-pratese. Il 1° novembre, è il giorno in cui viene ufficialmente costituita la Cooperativa di Sesto Fiorentino, una fra le più longeve dell’intero movimento italiano. E quasi due mesi dopo, fra Natale e Capodanno, tocca alla cooperativa Santa Lucia, la più antica del comprensorio pratese. La data di fondazione è il 27 dicembre, e a stilare l’atto ufficiale è lo stesso notaio che aveva contribuito a far nascere la cooperativa sestese e molte altre sorte in quel periodo. La formula con cui l'atto si apre è il riflesso del momento storico: «Regnando Sua Maestà Umberto Primo per grazia di DIO e volontà della nazione Re d’Italia». La Cooperativa viene costituita con durata cinquantennale, e come data d’inizio attività viene indicato il giorno 11 agosto 1891. Fra i dettagli più curiosi riferiti dal verbale c’è quello sul locale in cui si tenne l'atto fondativo della “Società Cooperativa di Consumo di S. Lucia presso Prato”. Tutto avviene infatti «nella casa di proprietà del sacerdote Vittorio Nenciarini situata in Via Figlinese segnata N° 19».

I soci fondatori sono diciotto, tutti rigorosamente annotati per discendenza paterna e mestiere: Luigi fu Angiolo Ammannati, lanino; Giovanni fu Pietro Bartolini, lanino; Bruno fu Raffaello Bini, tessitore; Pietro di detto Raffaello Bini, lanino; Baldassarre di Achille Bacchetti, lanino; Roberto di Egidio Bertini, manovale; Flaminio fu Ranieri Bini, lanino; Antonio fu Giovanni Biagi, manovale; Evaristo fu Beniamino Bini, lanino; Leonello di Giovanni Calamai, lanino; Eliseo fu Giovanni Calamai, lanino; Ferdinando fu Gaspero Calamai, lanino; Antonio fu Candido Canovai, barrocciaio; Emanuele di Adriano Innocenti, lanino; Emilio fu Antonio Innocenti, colono; Egidio di Giovan Battista Papi, lanino; Pietro fu Gaetano Tassi, lanino; Pellegrino fu Angelo Gori,lanino. La lista dei mestieri fa intendere come in quel tempo la società pratese abbia compiuto il salto dalla prevalenza dell’attività agricola allo sviluppo dell’industria tessile. Inoltre, risulta che i soci fondatori siano tutti domiciliati “nel popolo di Santa Lucia”, e nati nel comune di Prato con le eccezioni di Eliseo Calamai, nato a Vaglia, e di Antonio Canovai, nato a Montale Agliana.

Come ogni verbale di fondazione di una cooperativa, quello del 27 dicembre 1891 è molto breve. Al secondo punto dell'ordine del giorno c’è l’elezione delle cariche sociali. Che vengono distribuite come segue: Leonello Calamai presidente del Consiglio di amministrazione, Baldassarre Bacchetti cassiere, Eliseo Calamai segretario contabile, Bruno Bini magazziniere, Flaminio Bini, Antonio Calamai ed Egidio Papi consiglieri. Quanto ai sindaci revisori, vengono eletti Giovanni fu Emilio Macii, muratore, e Pietro di Saverio Banci, maestro comunale, “entrambi domiciliati a Prato e non soci”. Segue quindi una precisazione del notaio Dami: “Per ultimo Luigi Ammannati, Giovanni Bartolini, Pietro Bini, Roberto Bertini, Flaminio Bini, Antonio Biagi, Evaristo Bini, Ferdinando Calamai, Antonio Canovai, Emanuele ed Emilio Innocenti, Egidio Papi, Pietro Tassi e Pellegrino Gori, hanno separatamente dichiarato in presenza di me Notaro di non poter sottoscrivere l’atto presente per essere analfabeti di che io Notaro faccio espressa menzione in forma di legge”.

Ne risulta dunque che, su 18 soci fondatori della cooperativa Santa Lucia, ben 14 fossero analfabeti. Persone con nessun livello d’istruzione, ma con grande coscienza sociale e uno spirito d’auto-organizzazione molto avanzato. Il senso della democrazia è una cosa che precede l’alfabetizzazione.

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