Azione di Lire 10 pagata da Neri Tacci a sostegno della Cooperativa di Consumo nel 1905. Foto famiglia Tacci

I tragici effetti della prima guerra mondiale si riverberarono anche su San Casciano. Fu guerra di trincea, guerra “contadina”, le campagne si spopolarono di braccia, la crisi economica si aggravò. In queste condizioni, nel 1916, la cooperativa fu costretta a cessare l’attività.

Nell’agosto di due anni dopo si ricostituisce. Il nuovo consiglio direttivo si forma sul modello del “parlamentino”della Società operaia; ne fanno parte socialisti, cattolici e liberali. Figura di spicco della cooperativa divenne allora Pasquale Bellini, socialista, assunto in qualità di banconiere e fornaio ma che diverrà col tempo - fino alla sua uscita in pieno regime fascista nel 1937- il vero e proprio factotum della cooperativa sancascianese. “Il capitale della cooperativa, che riapriva il suo spaccio, era costituito da novecento lire, e nemmeno in contanti, ma in olio di oliva depositato in un “orcio”. Ad amministrare questo capitale erano addirittura in 18, fra consiglieri, sindaci revisori, presidente, segretario, cassiere ecc.” (P. BELLINI, Un uomo si confessa, San Casciano 1962,28).

La gestione della cooperativa risentiva certamente del clima di grande entusiasmo ma di sostanziale improvvisazione che animava le riunioni del consiglio direttivo. Le discussioni lunghissime in cui si mischiavano disqui-sizioni politiche e commerciali non favorivano certo la buona gestione degli affari. Il 1919, e le velleità rivoluzionarie dei massimalisti che “volevano fare come in Russia” portarono la cooperativa sull’orlo del fallimento. Gli echi dei moti rivoluzionari che esplosero soprattutto nella valle del Bisenzio e al Bandino, arrivarono anche a San Casciano, dove si organizzarono Soviet locali che, fra l’altro, imposero la riduzione del prezzo della merce del 50%, con la conseguenza “(...) che la cooperativa, vendendo tutta la merce a metà prezzo, perse in pochi giorni qualcosa più dell’intero capitale sociale” (P. BELLINI, op. cit. pag. 31).

Benefattore fu in quell’occasione tale Gino Lorini, commerciante sancascianese che rifornì la cooperativa di merci a prezzi competitivi e gli accordò credito, tanto da agevolarne la ripresa. La cooperativa si stabilizzò, aumentando il capitale sociale a 4000 lire e divenendo un punto di riferimento importante per il paese.

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