La storia della cooperazione a Montevarchi iniziò con la Cooperativa popolare. Il primo spaccio che la Cooperativa aprì nel 1954 fu preso in affitto in via Roma: era una superficie importante che vendeva alimentari ed extra alimentari.

Subito dopo, nel 1955, venne aperto un altro spaccio al Pestello, che poi fu acquistato dalla Cooperativa. Il terzo spaccio fu costruito nel 1960, inizialmente al Palazzo Carignani e poi davanti alla Casa del Popolo. Il quarto negozio nel 1965 venne aperto a Levanella, dove la Cooperativa subentrò ad un privato.

Infine, nel 1973, in via Gramsci aprimmo il quinto spaccio. Quindi quando venne Coop Etruria trovò cinque negozi dinamici, ai quali faceva capo quello di via Roma che, tra l’altro, faceva anche da rifornimento per tutti.

Erano negozi importanti; io mi sento di dire che quando Coop Etruria venne a Montevarchi trovò del personale efficiente e un’attività economicamente in salute, nel senso commerciale. Poi venne l’apertura della “coppina” nel luglio del 1968: un’apertura che fece notizia. L’area vendita era di 350 metri e si toccava il miliardo di vendite al mese, con due rifornimenti al giorno.

Realizzare in quel poco spazio gli arrivi, le vendite con quattro casse; tutto questo era possibile perché c’era un personale diverso. Noi si diceva che s’era pagati per fare un lavoro che si sarebbe pagato per farlo. La motivazione era molto alta, ci credevamo davvero nel movimento cooperativo. I dipendenti di allora erano disponibili a qualsiasi sacrificio. Era un mondo diverso e riuscivi ad ottenere risultati importanti perché c’era un personale di questo tipo.

Poi, in seguito, la cooperativa attivò anche il Prestito Sociale e io dico che in gran parte delle famiglie montevarchine c’era un libretto Unicoop.

Tutto questo percorso iniziò come Coop Etruria, poi diventò Tosco Coop e poi Unicoop Firenze. Io ho diretto Montevarchi all’inizio insieme a Dimitri, il primo capo negozio.

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