Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Anni 50 - Festa della donna

Il secondo dopoguerra è per la Coop di Sesto Fiorentino un momento storico da diversi punti di vista. Ci si mette alle spalle una fase buia che coincide con la fascistizzazione della cooperativa e poi col dramma del secondo conflitto mondiale, e finalmente si restituisce una vita democratica all’organizzazione.

Torna la partecipazione in massa alle assemblee ordinarie, che nel periodo fascista stentavano a richiamare cinquanta soci. E per una prima fase si registra lo sforzo di condivisione da parte dei tre principali partiti che partecipano alla ricostruzione della società italiana: il Partito comunista, il Partito socialista e la Democrazia cristiana. Una concordia, questa fra i partiti, che durerà fino all’estate del 1947, quando con l’avvio della lunga e polemica campagna elettorale per le prime elezioni repubblicane (18 aprile 1948) il patto si romperà.

Ma i primi anni del dopoguerra segnano anche un passaggio di avanzamento sociale che covava nella cooperativa: l’accesso delle donne ai ruoli di governo e di controllo. L’evento si compie col rinnovo del Consiglio d’amministrazione del 1947. Quello che s’insedia il 3 novembre, come testimonia il verbale custodito presso l’Archivio Storico di Unicoop Firenze, ha una compagine allargata rispetto al precedente, e per la prima volta annovera due donne: Bianca Mariotti e Nella Paccianti. Un’altra donna, Gigliola Barducci, entra nella squadra dei sindaci revisori.

Visto con gli occhi di oggi sembra un passo minuscolo. Ma così non è. Perché i primi passi sembrano sempre minuscoli a chi li guardi in retrospettiva, e invece sono quelli che costano più fatica. E la lettura dei documenti ufficiali restituisce tutta intera la fatica che è stato necessario compiere per raggiungere un obiettivo così cruciale.

I verbali dei quasi sessant’anni antecedenti non registrano la minima traccia di presenza femminile nei luoghi della democrazia e della decisione. Nemmeno nelle assemblee generali, che pure dovrebbero essere il luogo della massima apertura alla partecipazione. Inoltre, anche nel periodo che segue l’inclusione delle prime socie nel Consiglio d’amministrazione e nel Collegio dei revisori, la persistenza di chiusure mentali latenti nei confronti del ruolo femminile nelle strutture della cooperativa riaffiora qua e là.

Ne è dimostrazione la seduta di Comitato esecutivo (un consesso che in quel momento è ancora esclusivamente maschile) del 4 febbraio 1949. È in ballo la riorganizzazione del personale amministrativo. C’è da nominare una persona come responsabile della cassa, e si tratta di un tema che interessa particolarmente il consigliere Paoletti, che detiene la chiave della cassaforte così come l’esattrice, di cui il verbale non fa il nome. Paoletti aggiunge che, per ragioni d’opportunità, le chiavi dovrebbero essere tenute da una sola persona. E indica nell’esattrice stessa la candidata. A quel punto si apre una discussione piena di pregiudizi, che il verbale sintetizza in modo non proprio felicissimo: “Tutti riconoscono la massima fiducia nell’esattrice, ma è riconosciuta pure la giustezza delle ragioni di Paoletti".

Campostrini propone che sia nominata l’esattrice stessa con mansioni di Cassiera e sola responsabile della cassa. Il Presidente non è d’accordo perché vedrebbe bene un uomo a quell’incarico ritenendolo più rispondente alle esigenze del servizio. Campostrini ed altri insistono che non si tratta di sesso e che potrebbe benissimo essere nominata l’esattrice a quel posto poiché quello che urge sistemare è l’Ufficio Amministrazione e non la cassa. Tutti i presenti intervengono nella discussione, in ultimo il Presidente insiste nella sua proposta poiché, egli dice, un uomo può essere di stimolo anche per il personale dell’Amministrazione e crede che a questo punto andrebbe bene uno dell’Esecutivo e senz’altro fa il nome di Campostrini, il quale ringraziando per la fiducia che il Presidente ripone in lui, non può accettare per ragioni abbastanza plausibili, il Presidente, dicendosi spiacente per il rifiuto di Campostrini fa il nome di Paoletti, questi non è incline di accettare, pur facendo delle debite osservazioni. Dopo ampia discussione per il posto di Cassiere stipendiato o per l’impiegato di Amministrazione, il Presidente riassume e sostiene la sua proposta che viene approvata a maggioranza. Si delibera così di portare alla prossima adunanza di Consiglio l’istituzione nell’organico del personale del posto di Cassiere stipendiato”.

Tutto quanto avviene senza che nella discussione vi sia alcun accenno di aggressività verso l’emergente ruolo delle donne nella struttura. Soltanto la persistenza di una mentalità dura a morire. Ma cambierà. Le regole mutano più velocemente dei costumi, ma prima a poi anche i secondi si adeguano.

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