di Stefania Boschi

Il 1°Giugno 1862 venne fondata la Società di Mutuo Soccorso fra gli Artigiani di Sansepolcro. Giuseppe Garibaldi venne proclamato Presidente onorario, come allora accadeva anche altrove. Il fine del sodalizione era “la fratellanza tra i lavoratori per l’erogazione di sussidi per malattia, pensione, vecchiaia e il miglioramento morale della classe operaia”.

La Sansepolcro dell’Italia post unitaria era una cittadina di circa 8000 abitanti, frazioni comprese, a vocazione prevalentemente agricola, dove l’industria aveva iniziato a muovere i primi passi dal 1828 con la nascita della Società Anonima Giovanni & Fratelli Buitoni.

In quegli anni, la Provincia di Arezzo e l’area appenninica del Centro Italia assistevano alla nascita delle società operaie; già dalla fine dell’800, il movimento cooperativo di consumo si era esteso a tutta l’Alta Valle del Tevere, anche se spesso le leghe nascevano e si disgregavano nel giro di poco tempo.

Durante il primo Novecento in Valtiberina non ci furono trasformazioni sensibili sul piano economico e demografico. I salari degli operai erano molto bassi, l’occupazione femminile scarsa e, oltretutto, si interrompeva quasi sempre dopo il matrimonio.

Fu in questo periodo che in Toscana la cooperazione di consumo conobbe un grande impulso, soprattutto nelle provincie di Grosseto e di Arezzo: nel 1905 nacque ad Anghiari la Cassa Rurale e nel 1910 venne fondata a Sansepolcro la Coooperativa di Consumo fra gli operai e i commessi degli stabilimenti Buitoni.

Il 27 agosto 1905 si svolse ad Arezzo il I Congresso Provinciale Cooperativistico Aretino, durante il quale venne deliberata la creazione di un Sindacato Cooperativistico che si ponesse “a completa disposizione di tutta la cooperazione in generale, onde rialzarne le sorti tanto morali che finanziarie” (Casali, Storia della cooperazione di consumo). Si riteneva opportuno che le obsolete Società Operaie, prodotto della filantropia paternalistica borghese, venissero sostituite da cooperative e leghe di resistenza in grado di emancipare la classe lavoratrice (Casali, Storia della cooperazione di consumo).

Le disposizioni prese nell’ambito del Congresso contribuirono ad avvicinare il fenomeno cooperativistico a quello socialista, ma anche il mondo cattolico iniziò a sollecitare l’organizzazione di leghe e cooperative di consumo e di produzione. Furono anni in cui il movimento cresceva in tutto il paese e la Toscana era seconda per numero di cooperative solo alla Lombardia.

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