I problemi della panificazione, nei verbali delle assemblee e nei consigli d’amministrazione di fine ‘800

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Il pane è alimento e simbolo. È il nutrimento di base per ogni essere umano, ma è anche un prodotto investito di significati che vanno oltre l’aspetto materiale per rappresentare l’idea di prosperità.
Per ogni impresa che lavori nel campo della distribuzione di generi alimentari, il pane è dunque un elemento cruciale, al punto da richiedere la produzione in proprio. Un’esigenza che la Coop di Sesto Fiorentino avverte da subito, come testimoniano i verbali custoditi nell’Archivio storico di Unicoop Firenze.
Il processo di panificazione e distribuzione del prodotto è un filo che collega le diverse epoche della cooperativa, e nei verbali d’Assemblea o di Consiglio se ne ritrova traccia costante. Già la seconda assemblea generale, tenuta il 21 novembre 1891, registra un intervento del socio Pecchioli con richiesta di fornire ai soci il grano necessario a fare il pane da sé. Il presidente Egisto Fantechi gli risponde che almeno per il momento non si può, e che magari si vedrà più avanti.
Il tema del pane torna d’attualità in occasione della quarta adunanza generale, tenuta il 10 agosto 1892. Presidente è ancora Egisto Fantechi, che nella relazione sull’attività annuale pone al centro un tema che per lungo tempo angustierà l’organizzazione: la convenienza economica di essere produttori, e non soltanto distributori, di pane. Fantechi riferisce infatti che la “fabbricazione” del pane si è rivelata un affare non molto redditizio, ma poiché ormai è stato fatto un investimento sul forno bisogna insistere per far fruttare lo sforzo finanziario.
A quel punto il socio Adriano Romani prende la parola per chiedere se sia possibile la distribuzione a domicilio del pane; ciò consentirebbe un aumento dei ricavi. Fantechi risponde che non è possibile; altri soci dissentono affermando che senza distribuzione a casa “sarà impossibile uno smercio considerevole”.
La questione non smette di tenere banco. L’adunanza celebrata solo due mesi dopo, a ottobre (data non precisata sul verbale, lo spazio apposito rimane vuoto), scende ulteriormente nel dettaglio. Incaricato di trovare “il modo più economico per la fabbricazione del pane”, il presidente Fantechi illustra una catena d’attività che prevede finalmente la distribuzione a domicilio.
La consegna verrà fatta al prezzo di 95 centesimi per ciascun pane di 10 libbre, e di 48 centesimi per mezzo pane pari a 5 libbre. Viene stabilito anche un criterio per l’organizzazione del lavoro. Il presidente ha scelto due lavoranti fornai che “hanno l’obbligo di scriversi soci” e si aiuteranno a vicenda, l’uno prendendo l’incarico dell’attività di panificazione e l’altro quello della consegna a domicilio. C’è un altro reparto delle attività cooperative che, al pari di quello del pane, richiede difficili sforzi organizzativi e distributivi: quello della macelleria. Non è un caso che i due vengano accomunati durante un passaggio dell’assemblea del 20 luglio 1901, tenuta per l’occasione in una sala del Palazzo Comunale sestese. Fra i punti all’ordine del giorno, le proposte di radiare i soci che non prelevino dal reparto macelleria una quota minima garantita e per quelli che prelevino soltanto pane. Entrambi i punti vengono approvati all’unanimità.
La vicenda del pane è presenza costante nella storia della Coop sestese letta attraverso i suoi verbali, e ricostruirla sistematicamente richiederebbe uno spazio esorbitante. Ciò che va sottolineato è che nel corso del tempo la Coop riesce a trovare un punto d’equilibrio tale da rendere redditizia l’attività di panificazione.
Tutto ciò senza mai dimenticare le difficoltà che questo tipo di attività può comportare. Se ne ha un riflesso leggendo il verbale del Comitato esecutivo datato 9 luglio 1948. Ci si appresta a un’iniziativa pubblica durante la quale verranno presentati i nuovi forni elettrici e la bandiera sociale. Sarà una grande celebrazione, con la presenza dell’onorevole Grazia Veronesi e la collaborazione della locale sezione del Partito Comunista Italiano, che per l’occasione concede l’uso della propria automobile. Tenendo conto di questo passaggio di modernizzazione tecnologica, giunge al Comitato una richiesta dal socio Gustavo Vanni per lo sfruttamento a uso familiare del vecchio forno di Querceto. La risposta è negativa, perché quel forno “può ancora essere necessario per l’uso sociale”.
Va bene il progresso tecnologico, ma è prudente tenersi almeno parte dei vecchi strumenti nel caso sorgesse qualche intoppo.

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