Nata a Roma, si è laureata in Lettere moderne nel 1993. Comincia la sua attività giornalistica nel 1996 con il quotidiano on line Ultime Notizie che un anno dopo approda nelle edicole romane. Nello stesso periodo comincia a lavorare presso l’ufficio comunicazione e stampa dell’ass. di categoria Unione nazionale costruttori macchine agricole dove si occupa della rivista mensile MondoMacchina/MachineryWorld.

Nel 2001 si trasferisce a Firenze. Qui lavora come organizzatrice di congressi e eventi culturali al Convitto della Calza e comincia a scrivere per il settimanale locale Metropoli con cui collabora fino al 2011. Nel 2003 partecipa al concorso per entrare all’ipercoop di Sesto Fiorentino, passa tutte le selezioni e viene assunta come cassiera. Da questa sua esperienza lavorativa, che continua tutt’oggi, nel 2011 nasce “Diario di una cassiera”, una rubrica pubblicata sull’Informatore, la rivista mensile di Unicoop Firenze. Sempre nel 2011 scrive il volume “I nostri primi 30 anni. La sezione soci Coop di Campi Bisenzio fra impegno, solidarietà, socialità e partecipazione”. Da gennaio 2012 si occupa delle rubrica Guida alla spesa dell’Informatore.

Gli orti biologici dei bambini a Campi Bisenzio

Dal 1984 Rosanna Fabrizi, vicepresidente della Sezione, cominciò a girare per le scuole elementari e medie di Campi proponendo agli insegnanti programmi semplici di educazione all'alimentazione che comprendevano proiezioni di filmati e diapositive, incontri con dietiste e visite al negozio. Lo scopo era quello di inserire nella quotidianità scolastica questo tema.

Il progetto prevedeva, alla fine dei corsi, la spesa simulata in negozio da parte dei ragazzi. Un momento molto bello e molto vissuto in cui i ragazzi venivano invitati a riempire i carrelli con le cose che avrebbero voluto comperare e con quelle che invece avevano imparato essere quelle giuste da prendere. Quello della spesa simulata era uno dei momenti preferiti dagli studenti soprattutto quando sceglievano le cose e poi, al momento di paragonare le spese fatte, nascevano discussioni vivaci e divertenti.

La tombola degli alimenti fu un'altra idea sviluppata per appassionare i bambini a questi argomenti, un'idea che ebbe un buon successo perché si imparava e ci si divertiva al tempo stesso così da non far stancare i bambini ma riuscendo invece a coinvolgerli sempre di più.

Nel giro di 2 o 3 anni si vide che queste lezioni portavano i loro frutti, le insegnanti si complimentarono per il bel lavoro svolto dalla Sezione soci e fecero notare che per merenda i ragazzi ritornavano a volere un classico panino al prosciutto, un pezzo di schiacciata o un succo di frutta e non più la merendina confezionata. Anche in famiglia erano gli stessi bambini a sgridare i genitori se comperavano qualcosa senza controllare le etichette per verificare la presenza di coloranti, alcolici o altri ingredienti ritenuti dannosi. Questo risultato diede grande soddisfazione ai consiglieri che avevano seguito il progetto e che compresero che l'iniziativa si avviava verso un vero successo.

In alcune scuole oltre ai corsi furono svolte ricerche di approfondimento e vennero organizzate delle mostre su questi temi, proprio per la voglia di saperne di più da parte degli studenti che avevano partecipato ai corsi di Educazione all'alimentazione e ai consumi.

Il progetto si ampliava ogni anno e sempre più scuole prendevano contatto con la Sezione soci per conoscere i programmi e i tipi di lavori che si potevano fare in classe. Per aiutare nella diffusione dei programmi e nei contatti con i docenti e i presidi, alla Fabrizi si affiancò un'altra consigliera, Marta Ciambellotti.

Nel 1987 fu distribuito nelle scuole un questionario sulle abitudini dei bambini e dei ragazzi da cui ne emersero alcune non corrette come il fatto che ai bambini venivano fatti assaggiare degli alcoolici, anche se saltuariamente e in modiche quantità, come un goccio di vino al pasto. Alla luce di questi risultati si lavorò per creare dei nuovi programmi di educazione alimentare da proporre nelle scuole ma si pensò anche a una nuova iniziativa che coinvolgesse anche gli adulti e per questo andavano pensati dei corsi d'orientamento rivolti ai genitori e agli insegnanti.

Questo nuovo tipo di corsi fu organizzato assieme alla Usl e all'Assessorato alle pubblica istruzione e anche questa iniziativa ebbe un grande successo e un riscontro positivo tra i partecipanti.

All'inizio degli anni '90 l'attenzione andò ai prodotti biologici grazie ad Anna Maria Guerino, appassionata ecologista, che ebbe l'idea assieme a un altro consigliere, esperto agronomo, di fare degli Orti biologici curati dai ragazzi di elementari e medie. Alle lezioni teoriche seguirono quelle pratiche grazie alle quali gli alunni delle scuole che aderirono impararono a coltivare dei piccoli orti senza l'uso di pesticidi. L'idea piacque molto e l'entusiasmo dei ragazzi che parteciparono si rivelò contagiante. Gli orti si svilupparono in Via Prunaia e in via Ombrone. Arrivati all'epoca del raccolto ci fu una festa finale in cui furono offerti i frutti del lavoro dei ragazzi.

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