Partigiani barberinesi della Brigata Fanciullacci. Da www.goticatoscana.eu

Barberino fu liberato un mese esatto dopo Firenze, l’11 settembre del 1944.

Nell’immediato dopoguerra riprese piano piano l’attività della cooperativa. Come un po’ ovunque in Toscana le cooperative cercarono di reperire prodotti nelle campagne per calmierare i prezzi e far sì che i soci e i paesani potessero evitare il più possibile di ricorrere al mercato nero.

Ma anche dal punto di vista politico si tratta ancora di anni durissimi e di grande contrapposizione. Il ministro degli interni Mario Scelba, temendo un nuovo biennio rosso, non esita a reprimere con forza le manifestazioni delle sinistre. Tosco Ottaviani viene arrestato tre volte preventivamente, per il solo fatto di essere un noto comunista e condannato, perché renitente alla leva, a 25 anni di galera. Ci vorrà l’amnistia di Togliatti per liberarlo dopo sei mesi di carcere ingiustamente subito.

Nonostante questo clima politico alla fine degli anni Quaranta ci fu il tentativo di dar vita all’Unione Cooperativa del Mugello e si mise in piedi un mulino cooperativo a Borgo San Lorenzo.

L’unione delle cooperative del Mugello fallì però miseramente, con il dispiacere di personaggi come Siro Cocchi, che si era impegnato nel comitato fondatore per dar vita a questa più ampia soluzione. Come ricorda Antonio Casali nel suo libro Un secolo di Cooperazione di consumo, «nella maggior parte dei casi si trattava di soluzioni precarie, effimere e forzate, che negli anni a venire avrebbero rivelato nella loro vera luce, destinandole ad un rapido fallimento».

Le cooperative ripresero così ad andare avanti singolarmente e a Barberino la Cooperativa si dette significativamente il nome di “Coop La Rinascita” ed ebbe come presidente Severino Gera che era un fervente antifascista ed era stato un deportato politico e un perseguitato durante il fascismo. Con lui, stando alla memoria dei testimoni, per forza di cose non esaustiva, c’erano Paolo Cioni, Ugo Bucelli, Arrigo Catani, Renzo Nuti (che si occupava della gestione del Mulino cooperativo di Borgo), Marcello Nutini, Nello Bicchi, Armando Sinforici, Primo Cangioli e Tosco Ottaviani.

Il nuovo consiglio del quale non è stato possibile ritrovare i registri, si occupò prioritariamente di rimettere in piedi il bilancio e adottò subito l’uso di un libretto per i bollini spesa che funzionavano per praticare il ristorno ai soci. Molti dei soci non spesero mai i bollini, tramutandoli in un aumento della propria quota sociale e quindi di capitale per la Cooperativa e consentendole una crescita più rapida ed agevole.

Con gli anni Quaranta si conclude una fase importante della Cooperativa che inizia a gettare le basi dei cambiamenti che caratterizzeranno i decenni successivi.

La Cooperativa a Barberino di Mugello durante il fascismo

Barberino di Mugello negli anni 50 e 60

Il nuovo Supercoop di Barberino di Mugello

Le nostre storie