Laureata in filosofia nel 1986 presso l'Università di Firenze. Ha lavorato presso riviste di settore ed ha collaborato con l'Informatore Coop Unicoop Firenze con articoli, correzione di bozze, editing e redazione televideo. Ha formazione "nell'area dell'intercultura e della facilitazione delle interazioni comunitarie", ha frequentato il Laboratorio di comunicazione e avvio al giornalismo per adulti italiani e stranieri", organizzato dall'agenzia Eform e dalla rivista Testimonianze. Insegna in corsi per stranieri Lingua e Cultura italiana. È tornata a collaborare con Unicoop Firenze per redazione pubblicazioni, correzione bozze e editing, e per la produzione di comunicazione (cartacea e web) dell'iniziativa Il dì di festa.    

Francobolli sovietici del 1970 e del 1971

A memoria d’uomo, le gite per i soci coop ci sono sempre state. Nell’archivio storico di Unicoop Firenze sono custoditi i pieghevoli con le proposte del 1970. Sono nei fascicoli della Cooperativa unificata di Uliveto Terme e Cascina, ma è legittimo pensare che fossero tipiche del periodo, non solo nel mondo cooperativo di tutte le latitudini, ma anche delle case del popolo, dei circoli aziendali, dell’associazionismo di sinistra.

Dove si andava in viaggio nel 1970?

Nella brochure del Centro turistico pisano c’è la prima pagina dedicata a un tour europeo in pullman di quindici giorni, che comprende Svizzera, Francia, Belgio, Olanda, Germania Occidentale.

Ma dalla seconda pagina sono tutti viaggi oltrecortina: Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Germania orientale.

Nella primavera del 1970 Cgil, Cisl, e Uil propongono i viaggi del Primo Maggio, di cui uno di sedici giorni, in treno più aereo, fino a Mosca e ritorno, passando anche da Kiev e Budapest, per la cifra di 130.000 L, circa 980 € attuali, tassa di iscrizione compresa. Ovviamente è prevista dal programma la presenza alla sfilata del Primo Maggio a Mosca.

Ma ci sono proposte anche di viaggi più brevi, di 8 giorni, in treno in Cecoslovacchia o in Ungheria o in Romania, in Jugoslavia, che costavano meno della metà.

     

Le nostre storie