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Pisa

Il capodanno della città

Scritto il 19/12/2008

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Il capodanno della città
Ormai nei cinque continenti
ci si è allineati alla tradizione cristiana secondo cui l'anno comincia dal primo di gennaio.
Ma non sempre è stato così. Sono appena due secoli e mezzo che il mondo occidentale ha trovato unanime accordo su questa consuetudine codificata da papa Gregorio XIII nel 1582.
Prima di quella data ogni stato, ma anche ogni città o regione, aveva le sue regole per misurare il tempo e computare lo scandire degli anni. Regole che spesso contrastavano con quelle dei territori confinanti.
Cosicché se, per esempio, in Inghilterra e in Irlanda la data d'inizio dell'anno era il 25 marzo, in Spagna era invece il 25 dicembre; se in Francia, per cinque secoli, si legò il capodanno con la Pasqua, in Russia, per settecento anni, si preferì il primo di settembre. In Italia le cose erano ancora più complicate perché quasi ogni città aveva un suo computo.

Nella stessa Toscana, non esisteva uniformità di date: a Firenze, Fiesole, Lucca (fino al XII secolo), Prato e Siena il capodanno si celebrava il 25 marzo cioè "ab incarnazione".
Nei territori di Arezzo, Massa-Carrara e Lucca (dal XII secolo fino al 1510) si celebrava invece il 25 dicembre, "ab nativitate", cioè a partire dal giorno della nascita di Cristo.
Infine a Pisa si era stabilito fino dai tempi più remoti di usare lo stile "ab incarnatione" come in molte altre parti d'Italia e del mondo, con la differenza - forse con maggior senso logico - di anticiparlo di un anno; in altre parole, l'anno iniziava nel giorno in cui la tradizione vuole che Maria fosse rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.
Si può facilmente immaginare la confusione che per secoli è regnata quando si trattava di dare una data uniforme a documenti ufficiali che riguardavano più nazioni o anche più città.

Solo nel 1749 fu accettato all' unanimità di far iniziare l'anno "ab circoncisione", ossia il primo di gennaio (ma Pisa, per non perdere la sua abitudine alla diversità, vi si adeguò un anno più tardi). E tuttora la città celebra con grande enfasi il suo "personale" capodanno.
Una solenne cerimonia religiosa all'interno della cattedrale raggiunge l'apice quando un raggio di sole (nella speranza, ovviamente, che il cielo sia sereno) penetra da una finestrella della cuspide e va a sfiorare il lampadario che attrasse l'attenzione di Galileo Galilei nei suoi studi sul movimento della Terra.
Manifestazioni particolari sono state organizzate il 25 marzo 1999 quando - in anticipo di nove mesi rispetto al resto del mondo - Pisa ha simbolicamente festeggiato l'anno 2000.

Quando: il 25 marzo (data fissa)
Dove: nella cattedrale e in altre parti della città.
Ingresso: libero
Sul web: Comune di Pisa

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