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L´OSTENSIONE DEL SACRO CINGOLO

L´OSTENSIONE DEL SACRO CINGOLO

foto: Foto A.Moni / L'ostensione del sacro cingolo
Racconta la storia (ma ha più il sapore della leggenda, non essendo confortata da alcun documento) di un tal Michele da Prato (o da Borgo al Conio, come si chiamava la città prima del XII secolo), un giovanotto con la passione per l'avventura e i viaggi, che, trovandosi un giorno in Palestina, conobbe una ragazza, se ne innamorò e volle sposarla.
Il babbo era contrario al matrimonio di sua figlia con uno straniero, mentre la mamma si disse favorevole; e il giorno delle nozze regalò a Michele un oggetto preziosissimo: la cintura che, secondo una credenza popolare, era servita a Maria Vergine - dodici secoli prima - per cingere alla vita la sue vesti.
Michele si affezionò tanto a quella reliquia da non allontanarsene mai un momento, arrivando perfino a dormire sopra la cassapanca dove la teneva riposta. Dovette smettere quella pratica dopo che, tutte le mattine, si svegliava sul pavimento e qualcuno gli fece notare che non era dignitoso dormire sopra un oggetto di quella sacralità.

Tornato a Prato, e ormai vicino al termine della sua vita terrena, Michele decise di fare dono della reliquia alla Chiesa pratese in modo che chiunque ne avesse il desiderio potesse guardarla, toccarla, venerarla.
In seguito la cintola cominciò anche ad operare miracoli - ciechi riavevano la vista, zoppi riprendevano a camminare, indemoniati venivano liberati dal maligno... - e la sua fama debordò dai confini pratesi.
Fu tutto un affluire di popolo, ma anche di grandi personaggi che facevano a gara nell'impetrare grazie e richiedere miracoli, ma anche nel lasciare oboli e donazioni.

L'ostensione del sacro cingolo 2
Nel 1400 la popolarità della reliquia
era così vasta che il capitolo della Chiesa pratese dovette prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la sua integrità. Erano stati compiuti anche tentativi di furto. E' famoso l'episodio di Musciattino il quale, in una notte di luglio del 1312, si nascose all'interno della cattedrale e, al momento opportuno, acciuffò la reliquia certo di poterla vendere a qualche città avversaria di Prato. Ma appena le sue dita toccarono la cintola il suo cervello smise di funzionare e vagò tutta la notte per le navate della chiesa credendo di essere sulla strada per Pistoia. Preso e processato, fu condannato a morte, non prima di avergli mozzato la mani che furono scagliate contro il portale; sembra che ancor' oggi si possano notare alcune macchie rossastre...
Fu deciso quindi di costruire un'apposita cappellina per la reliquia e di mostrarla con solenni cerimonie cinque volte all'anno: per Pasqua, il primo di maggio, il 15 agosto, l'8 settembre e il giorno di Natale.

Un'usanza rimasta invariata fino ai giorni nostri e che ha conservato immutata la sua ritualità.
Al mattino la cintola viene fatta uscire dalla cappellina (che è chiusa con tre serrature e le chiavi appartengono - il particolare è sintomatico - sia alla comunità ecclesiastica che a quella civile) e portata sull'altar maggiore.
Nel pomeriggio, mentre una rappresentanza civica in costumi medievali, raggiunge in corteo Piazza del Duomo, il vescovo prende la teca e, seguito dal clero cittadino, attraversa la chiesa, sale sul piccolo pergamo - appositamente costruito nel 1434 da Michelozzo con sculture di Donatello - e si affaccia tre volte per mostrare la reliquia alla folla di fedeli che immancabilmente riempiono la piazza.

Quando: Pasqua, I° maggio, 15 agosto, 8 settembre, 25 dicembre.
Dove: Piazza del Duomo
Ingresso: libero
Sul web: Comune di Prato
APT Prato
PratoArteStoria

Foto in alto: A. Moni