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LA FESTA DELLA BATTITURA
LA FESTA DELLA BATTITURA
"Giugno la falce in pugno" recitava un proverbio delle nostre campagne.
Traduzione per i più giovani: in quel mese a cavallo fra primavera ed estate il grano arrivava a maturazione ed era giunto il momento di cominciare a segarlo. Siccome l'unico attrezzo adatto a quel compito era appunto la falce, bisognava cominciare presto se si voleva procedere, nel mese di luglio, alla battitura.
Perché il contadino, quando aveva tagliato il grano, era soltanto all'inizio del ciclo di compiti che lo aspettavano prima che il prezioso frumento fosse al sicuro nel granaio.
Nel campo stesso venivano formati i covoni, poi drizzati a quattro a quattro, in attesa di essere caricati sul carro e trasportati sull'aia.
Qui veniva costruita la "barca", una catasta formata dall'accumularsi di tutti i covoni. Finalmente arrivava il trattore con la trebbiatrice e si dava inizio alla "festa" (sì, si trattava proprio di una festa perché la trebbiatura costituiva il momento culminante del lavoro di un'intera annata agricola) alla quale partecipavano, indipendentemente dall'ampiezza del podere, una ventina di persone fra uomini e donne, ma anche vecchi e bambini (ognuno aveva un suo ruolo preciso: i piccoli portavano qualcosa da bere ai lavoranti, i più anziani tiravano sù il pagliaio), e culminava invariabilmente in un pantagruelico pranzo.
Descritto così potrebbe far pensare ad un metodo di lavoro praticato molte decine di anni fa. In realtà era un procedimento comune in tutta la Toscana fino agli Anni '70, cioè fino a ieri l'altro.
Anzi, esistono territori particolarmente impervi nel Mugello, in Casentino o in Garfagnana, dove è ancora la pratica più efficace, se non l'unica possibile.
Nelle zone invece dove tutto questo è soltanto un ricordo - perché oggi le mietitrebbie autolivellanti entrano nel campo, segano il grano, lo separano dalla spiga, lo puliscono di ogni impurità e lo depositano nel carro in un tempo cento volte più breve di quello che occorreva venti anni fa a venti persone - si organizzano nostalgiche rievocazioni nelle quali si tenta di ricreare l'atmosfera di allegria ma anche di fermento che aleggiava, in quei giorni afosi di luglio, nelle aie contadine.
Si indicono rievocazioni a: Carmignano e Montemurlo (Po), Vada (Li), San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa e Vicchio (Fi), Arezzo e Bucine (Ar) e a Monsummano (Pt).
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