Le burle del 1° d'aprile
Chissà se è vero - parlando di "pesci d'aprile" non si può mai essere sicuri di niente - ma sembra che il primo protagonista e anche vittima (e di conseguenza il creatore di quella strana tradizione che consiste nel fare scherzi o burle in un giorno preciso) sia stato addirittura un pontefice.
L'anno è il 1330 e il patriarca d'Aquileia, Bertrando di San Ginesio, invitò per il giorno di Pasqua, papa Giovanni XXII, nella sua residenza (ma anche in questo caso viene un dubbio: l'invitato sarà stato davvero Giovanni XXII, che era francese e, uniformandosi a quanto aveva fatto il suo predecessore, se ne stava ad Avignone, o non sarà stato piuttosto l'antipapa Niccolò V, che era italiano di Corvara e la cui elezione fu talmente irregolare da venire definita da alcuni storici una "burla"?).
Comunque sia, sembra che sua santità sia arrivato nella magione di Bertrando con due giorni d'anticipo, per l'appunto il primo d'aprile che cadeva di venerdì, un giorno in cui, anche la mensa dei personaggi più altolocati, era sì ricca di portate ma, sfortunatamente, tutte a base di pesce. Per farla breve, il pontefice ingoiò una grossa lisca che per poco non lo rimandò al Creatore. Appena si fu ristabilito, dette ordine che in tutta la Cristianità non si mangiasse pesce nel primo giorno d'aprile ma, caso mai, che si architettassero scherzi e burle come a voler esorcizzare la sua infida pericolosità.
Da quel lontano giorno gli scherzi passati alla storia per la loro originalità o arguzia e degni di non venir dimenticati sono un'infinità, dai più ingenui (chi di noi non ha tentato, almeno una volta nell'infanzia, di attaccare un "pesce" di carta sulla schiena di un compagno non particolarmente simpatico?), ai più elaborati, come quello tramato nel 1938 da Orson Welles, il quale, attraverso una stazione radio statunitense, dette a credere a milioni di persone di essere minacciate da una guerra.
Verso la fine del marzo 1878 apparve su un quotidiano fiorentino la notizia che il 1° di aprile la cittadinanza avrebbe potuto assistere, nel parco delle Cascine, alla cremazione di un principe indiano morto in quella città pochi giorni prima. Dal momento che un evento simile era realmente accaduto nel 1870, molti lettori di quel giornale non ebbero dubbi sulla veridicità della notizia, e una gran folla si riunì nel punto dove avrebbe dovuto svolgersi la cerimonia. Ma dopo diverse ore d'attesa, invece del carro funebre con il cadavere, spuntarono dai cespugli alcuni giovanotti i quali, con aria indifferente, cominciarono a gridare: "Pesci d'Arno fritti!" Non ci volle molto ai presenti capire la presa in giro. E dopo un poco, nelle parole di un cronista dell'epoca, "si allontanarono alla chetichella, facendo gli indiani."
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