Tasse
Come gli altri, più degli altri
Cosa è cambiato con il decreto governativo
Le cooperative non pagano le tasse. E' la bugia che ha imperversato in questi mesi, sostenuta da vari esponenti del Governo in carica per giustificare un cambio di direzione, più punitivo nei confronti del mondo cooperativo. Se fosse vera, visto che viviamo in un'economia di mercato in cui si è liberi di occupare gli spazi più vantaggiosi, non
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si capisce perché le grandi aziende italiane non si trasformano in coop. Potrebbe farlo la Fiat. O anche Mediaset, se lo volesse. Potrebbe diventare un'immensa cooperativa di teleutenti che decidono in assemblea politiche editoriali e palinsesti, con il meccanismo 'una testa, un voto'. Il solo prezzo da pagare sarebbe quello di rinunciare al profitto, o per meglio dire a quello che in gergo economico viene definita la 'remunerazione del capitale'.
In realtà quella che è circolata su alcuni giornali e media è frutto di disinformazione. Non è vero che le cooperative non pagano tasse: le pagano come e più di ogni altro. Sono solo esentate dal pagamento dell'Irpeg perché è un'imposta su un utile che non possono suddividere fra i propri soci-azionisti, come al contrario accade per le altre società. Non possono spenderlo, non ne possono disporre, possono solo conservarlo per le future generazioni.
Ma procediamo con ordine.
Iva e Irap: fino all'ultima lira
Le imposte si dividono in dirette e indirette. Queste ultime sono quelle che non gravano sul reddito, ma su attività, beni o situazioni specifiche. La più classica delle imposte indirette è l'Iva: tutti coloro che operano in ambito commerciale seguono le sue regole. E le cooperative, che le pagano come qualunque cittadino e azienda, non fanno eccezione.
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Le imposte dirette invece sono quelle che incidono sul reddito societario. La prima è l'Irap (l'imposta regionale sulle attività produttive), introdotta da Visco nel '98 in sostituzione di tutta una serie di altre imposte, che viene incassata dalle Regioni. Si applica sull'utile e sul costo del personale. Per fare un esempio, se un'azienda ha un utile 10 e un costo del personale pari a 100, il suo imponibile Irap è uguale a 110 (salvo piccoli aggiustamenti). Ebbene, anch'essa viene pagata dalle cooperative esattamente come fanno tutte le aziende.
Ecco invece che arriviamo all'Irpeg, la grande accusata, l'imposta sul reddito delle persone giuridiche. Quest'ultima viene pagata dalle società a responsabilità limitata e da quelle per azioni (srl e spa). Le coop, è vero, non pagano l'Irpeg, ma c'è una ragione. L'Irpeg è un'aliquota unica del 36% che viene corrisposta sul reddito dichiarato dalla società, ovvero dall'utile di bilancio 'rettificato' (generalmente in aumento) in base ad una serie di disposizioni di carattere fiscale. La parte restante degli utili generalmente viene suddivisa fra i soci o, in minima parte, va a confluire nelle riserve aziendali. Per le coop è completamente diverso. Le cooperative hanno l'obbligo di rendere 'indivisibile', quindi non godibile dai singoli, la totalità dell'utile (tranne il 3% che viene destinato a fini mutualistici). Ed è questa la ragione per cui non pagano l'Irpeg: perché si tratta di un reddito di cui non possono disporre alle medesime condizioni delle imprese che operano secondo i parametri dell'economia di mercato.
No dividendi? No tasse
E' un trattamento di favore? No, è una differenza che rispecchia la diversità delle finalità e della missione del movimento cooperativo. In una società ordinaria le persone si associano per avere un ritorno sul capitale investito; in una cooperativa
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i soci si mettono insieme per lavorare, produrre o fornire servizi a se stessi. In termini ancora più comprensibili, una coop che gestisce una catena di negozi non pone fra i propri obiettivi quello di remunerare con un utile chi fa parte della compagine societaria, ma lavora per dare continuità alla propria attività e migliorare i servizi erogati. E dunque gli utili serviranno a creare nuove strutture di vendita, a migliorare la logistica e quant'altro. Insomma, ironia della sorte, le cooperative fanno da sempre ciò che solo recentemente è stato oggetto dei provvedimenti Visco e Tremonti: come per i privati gli investimenti degli utili in azienda non vengono tassati. Con un'altra differenza non da poco rispetto all'economia di mercato. Quando i soci di una cooperativa si ritireranno non avranno mai la possibilità di vendere o alienare ciò che hanno creato. Saranno beni che passeranno ai figli e ai nipoti, e non necessariamente ai propri.
Soci prestatori: come prima
L'elaborazione di un nuovo regime di tassazione per le cooperative avrà tempi lunghi. Se ne occuperà il governo nei prossimi mesi con una legge delega. Intanto si è stabilito un regime transitorio con il decreto approvato ad aprile. In base a quest'ultimo il prossimo anno le cooperative pagheranno l'Irpeg su almeno il 38% dell'utile di bilancio, pur rimanendo l'obbligo di mettere tutto a 'riserva indivisibile'. E' un costo alto per il mondo della cooperazione. Ma almeno è stata evitata l'intenzione più ingiusta, quella che puniva i soci, i piccoli risparmiatori, i pensionati e tutti coloro che esprimono fiducia in questo universo di valori. L'ipotesi originaria era stata infatti quella di tassare gli interessi sul prestito sociale con un'aliquota del 27% invece che con l'attuale 12.5%. Gli organismi rappresentativi della cooperazione hanno cercato di salvaguardare innanzitutto loro: quella platea di soggetti deboli e poco tutelati che hanno affidato alle coop il proprio piccolo capitale. Dimostrando una volta di più di porre davanti ad ogni altra cosa i valori di solidarietà che contraddistinguono questo mondo da sempre.
La filosofia
I numeri
Tasse
- Come gli altri, più degli altri
- In qualche caso ne pagano di più



