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Salute / Disturbi di genere

Da Simona a Simone

La transessualità come non viene raccontata. A Careggi un centro per i disturbi di genere

Scritto da Silvia Amodio il 27 aprile 2010

00000147-00000001 Giornalista e fotografa

Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini.

Collabora come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini.

Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Il racconto

Simone ha 20 anni, è nato in provincia di Brescia e il suo sogno è quello di scrivere e dipingere. Simone non ha mai avuto dubbi sulla sua identità, anche se alla nascita il suo sesso biologico era quello di una bambina: ecco perché sui suoi documenti c'è ancora scritto Simona. Ma nella realtà lui si è sempre sentito un bambino e quando si guardava allo specchio, nonostante una cascata di riccioli biondi, una gonnellina a fiori e le scarpine di vernice, vedeva sempre un maschietto. Questa sensazione era talmente forte che non riusciva a declinarsi al femminile: lui era a tutti gli effetti, da sempre, Simone. Pure la maestra passava il tempo a correggere declinazioni e pronomi.  Sulla "o" di sono andato, mi sono vestito... bisognava aggiungere la "gambina" rossa della a. Poiché Simone andava benissimo a scuola, questo sembrava un errore di distrazione di poca importanza che si sarebbe risolto nel tempo.

Tutto è andato (quasi) liscio finché Simone giocava con suo fratello, di due anni più piccolo. Tra draghi, macchinine e costruzioni di lego le giornate sembravano serene. Con la crescita, invece, il disagio si faceva sempre più forte, perché, nonostante le insistenze dei genitori per metterlo "sulla retta via", davanti allo specchio Simone vedeva sempre un ragazzino. Una percezione di sé che stonava con quella che gli altri avevano di lui. L'unico modo per sopravvivere è stato quello di crearsi nella sua stanza un mondo parallelo, appena rientrava da scuola. Qui è sopravvissuto per molti anni, isolandosi dal mondo intero. I suoi genitori insistevano a non capire e a ripetergli in continuazione che non era una persona "normale", alimentando in questo modo il suo profondo disorientamento.

Come se non bastasse, ben tre psicologhe che lo hanno visitato, all'unanimità hanno sentenziato che era un borderline, con gravi disturbi della personalità. Bisognava lavorare molto, ma il figlio poteva tornare "normale".

Sempre più determinato a farsi accettare per quel che era, Simone, che è sempre andato bene al Liceo Pedagogico, vincendo addirittura 7 borse di studio, è andato dal preside chiedendo che sul registro venisse cambiato il suo nome. Per quanto fosse possibile, la situazione è degenerata. Il preside illuminato ha acconsentito a questa piccola modifica, tanto preziosa per Simone, ma i genitori dei compagni di classe si sono ribellati.

All'ennesima lettera recapitata al preside che riassumeva questo concetto: i nostri figli oppure il trans, Simone, preoccupato che il liceo si spopolasse per colpa sua, ha mollato gli studi in quarta superiore ed è andato via di casa. Da Brescia si è rifugiato a Milano, dove vive ancora oggi, lavoricchiando e rosicchiando gli spiccioli delle borse di studio per pagare l'affitto. Non sente i suoi genitori e suo fratello da un anno e mezzo, i quali non sanno che nel frattempo ha iniziato a fare le cure ormonali per completare la sua transizione. La voce è cambiata, gli è cresciuta la barba e le gambe sono pelose e forti come quelle di un calciatore. Anche l'accenno di seno è stato rimosso chirurgicamente.

Ora è felice. Lo sarebbe ancora di più se i suoi genitori lo abbracciassero.

 

I "disturbi di genere"

Le persone transessuali sembrano essersi materializzate solo recentemente per via di scandali che tutti conosciamo, o per via di qualche ospitata in televisione.

In realtà, il transessualismo è esistito da sempre e non è un fenomeno esclusivo della nostra cultura: i nativi d'America, per esempio, ritengono che queste persone abbiano una funzione magica. Spesso però, nella maggioranza delle società, non sono visti di buon occhio.

Certo è che la visione che viene data dai media è molto superficiale se non sbagliata, e porta quasi sempre all'equazione: trans uguale prostituzione, incrementando pregiudizi e luoghi comuni.

Il transessuale è una persona che, per ragioni ancora non del tutto chiare (biologiche e/o ambientali), non si riconosce nel proprio aspetto (disforia di genere), si sente uomo in un corpo femminile o donna in un corpo maschile. Queste persone vivono un profondo disagio con se stesse e con gli altri, e hanno un'esistenza travagliata nel tentativo di fare pace con il proprio aspetto. Se una persona transessuale si sente donna bisogna chiamarla "la trans", viceversa, se la sua mente è maschile, "il trans".

Spesso l'unica soluzione è quella di intraprendere un lungo percorso per adattare il proprio corpo all'identità a cui sentono di appartenere (da uomini a donne, oppure da donne a uomini), attraverso cure ormonali, operazioni chirurgiche e interventi estetici.

Per molti di loro l'adolescenza, un periodo critico per tutti, rappresenta una fase molto difficile. Derisi a scuola, tra gli amici e rifiutati dalla famiglia, hanno difficoltà a sviluppare la propria personalità, andando incontro a depressione e talvolta suicidio.

Certo, alcuni, soprattutto stranieri, a monte di una forte richiesta, scelgono, o sono costretti, a prostituirsi ma c'è tutto un mondo "regolare", inserito, o che cerca di inserirsi, nella società. Barack Obama ha nominato una transessuale, Amanda Simpson, nella sua amministrazione; in Argentina, Marcela Romero è stata nominata donna trans dell'anno per essere riuscita, dopo 15 anni di battaglie, ad avere il cambio del nome sui documenti; Vladimir Luxuria è stata parlamentare di Rifondazione Comunista, ma ci sono anche impiegati, studenti, liberi professionisti, meno noti.

Elisa Bandini, psichiatra, lavora nell'équipe del professor Mario Maggi, presso l'ospedale di Careggi, e ci spiega che «queste persone sono spesso disorientate perché non sanno con chi parlare del loro problema, che si può manifestare in età molto diverse. Chi decide di intraprendere la transizione, un percorso che inizia con le cure ormonali e termina con la riassegnazione chirurgica del sesso, deve essere molto motivato, perché è un cammino difficile e pieno di ostacoli. Il corpo si trasforma lentamente e collocarsi nella società non è semplice. Uno dei problemi più grandi è rappresentato, infatti, dai documenti che conservano il nome dato alla nascita fino all'intervento chirurgico e che, inoltre, deve essere autorizzato da un giudice. Anche le operazioni più semplici possono rappresentare un problema quando il nome sui documenti non corrisponde all'aspetto che si ha: andare in banca, trovare un lavoro, frequentare una palestra, viaggiare, essere ricoverati in ospedale... Poiché questo percorso è molto complesso e delicato, è importantissimo farsi sostenere da un'équipe di specialisti ed evitare iniziative fai da te, come l'assunzione di ormoni, che possono rivelarsi molto dannosi per la salute, se non somministrati sotto la guida di un endocrinologo. La Toscana è all'avanguardia: infatti, ad Empoli si sta aprendo il primo carcere interamente dedicato alle persone transessuali ed è una delle poche regioni italiane che dal 2006 passa le cure ormonali gratuitamente. L'intervento chirurgico, attraverso il sistema sanitario nazionale, è gratuito in tutta Italia. Queste persone attraversano una vera e propria metamorfosi, durante la quale il sostegno specialistico è fondamentale, ma altrettanto lo è quello della famiglia e della società», conclude la psichiatra.

 

Info: Centro interdipartimentale assistenza al disturbo d'identità di genere (Ciadig) presso la struttura del Cubo, viale Pieraccini 6, Careggi - Firenze. Per appuntamenti: tel. 0557949960 ciadigfirenze@gmail.com

 


Fotografie di Silvia Amodio

 

Silvia Amodio e Maura Crudeli stanno raccogliendo testimonianze di persone transessuali per un lavoro fotografico con lo scopo di approfondire e sensibilizzare su questa tematica. Chi fosse interessato a prendere parte al progetto può scrivere a nahele@iol.it

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