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Varie & eventuali / Salute

Occhio al cinema

Occhiali 3D sotto mira. Più che le infezioni il problema è l'affaticamento degli occhi

Scritto da Alma Valente il 27 aprile 2010

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.

Avatar, piuttosto che le avventure di Alice in the Wonderland, stanno andando alla grande. Però esiste un grande, o forse piccolo, problema. Negli ultimi mesi, infatti, il diffondersi della tecnologia 3D nei cinema italiani ha portato all'uso, o forse anche all'abuso, degli occhialini polarizzati che consentono una visione tridimensionale. Ma da dove è sorto questo problema? Ci spiega tutto il dottor Alessandro Franchini, oculista, dirigente medico dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze.

«Il problema è scaturito dall'episodio di una bambina milanese che, dopo avere assistito a una proiezione 3D, è stata portata dall'oculista perché affetta da una non meglio definita infezione oculare. Il Ministero della Salute, sentito il parere del Consiglio superiore della sanità, ha emesso una circolare che di fatto proibisce l'uso degli appositi occhialini ai bambini di età inferiore ai 6 anni, ne limita nel tempo l'uso per gli adulti e fa obbligo di utilizzare occhiali monouso».

Fino a qui la descrizione del fatto, ma cosa comporta tale decisione?
«Quello che sembra creare i maggiori problemi per gli esercenti delle sale cinematografiche - prosegue il dottor Franchini - è che la tecnologia 3D utilizza tre diversi sistemi e uno solo di questi può prevedere l'utilizzo di occhiali usa e getta. Pertanto, se non vi saranno ripensamenti e ulteriori ordinanze, più della metà delle sale italiane con tecnologia 3D si troverà ad affrontare problemi non indifferenti».

Ma quali sono effettivamente i danni per la nostra vista che possono essere causati dall'uso indiscriminato degli occhiali 3D?
«Il problema più significativo sembra essere quello legato al passaggio degli stessi da una persona all'altra, così da poter essere veicolo di infezioni sia oculari, come congiuntiviti, trasmesse tramite le lacrime, che del cuoio capelluto, come la pediculosi (per intenderci i pidocchi). Tuttavia, - continua il dottor Franchini - in considerazione anche del fatto che, a fronte di milioni di persone che negli ultimi mesi hanno fatto uso di questi occhiali, solo in un caso è stata accertata una sicura relazione causa-effetto, la pulizia e la disinfezione degli stessi potrebbe essere sufficiente a evitare nuovi contagi. Non sono d'altronde neanche da sottovalutare i costi che l'uso di occhiali usa e getta comporterebbe, anche in relazione all'impatto ambientale dovuto allo smaltimento, ogni anno, di diversi milioni di questi strumenti».

In buona sostanza, dottore, i problemi sono solo questi?
«In alcuni casi esiste la possibilità dell'insorgenza di altri sintomi come affaticamento visivo, cefalea, vertigini e nausea. Infatti, nella visione in 3D vengono proiettate sullo schermo due immagini sovrapposte e, con l'utilizzo degli occhiali polarizzati, ciascun occhio è in grado di vederne una sola. Il cervello, poi, una volta ricevute le immagini è in grado, come un computer, di elaborarle e dare una immagine unica con un senso di profondità maggiore a quello che possiamo percepire nella realtà. Questa situazione non "normale" per i nostri occhi può provocare un senso di affaticamento in grado di causare i sintomi già descritti. Certamente soggetti con difetti visivi (soprattutto ipermetropi), con diversità di difetto visivo nei due occhi sono maggiormente a rischio».

Paradossalmente, potremmo dire che la visione di un film 3D può costituire un valido test per scoprire difetti della vista dei nostri bambini spingendo i genitori a portarli a effettuare una visita oculistica. «Ritengo che nessun particolare allarmismo sia giustificato; - conclude Franchini - certamente fa bene il Consiglio superiore della sanità a porre l'attenzione su queste problematiche, in considerazione anche del fatto che il 3D si diffonderà non solo al cinema, ma anche nelle nostre case, con l'arrivo della TV e dei videogiochi tridimensionali». In un futuro non lontano, quando ognuno di noi avrà in casa il proprio paio di occhiali 3D, la soluzione di tutti i problemi igienici sarà quella di recarsi al cinema con un paio di lenti polarizzate personali.

Adesso un'ultima riflessione personale, gli antichi Romani dicevano: beati monoculi in terra caecorum, cioè meglio avere un solo occhio piuttosto che essere ciechi; ma adesso stiamo esagerando, di occhi ne vogliamo addirittura tre!


L'intervistato: Alessandro Franchini, oculista, dirigente medico dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze

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