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Varie & eventuali / Intolleranze e allergie alimentari

Reazioni avverse

Le allergie alimentari sono sempre più diffuse; i sintomi possono essere delle banali eruzioni cutanee ma anche il grave shock anafilattico

Scritto da Alma Valente il 28 dicembre 2009

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.

"Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo". Lo diceva, intorno al 400 a.C. Ippocrate, che inventò la prima "cartella clinica" e osservò anche come alcuni individui potessero presentare dei malesseri assumendo certi alimenti. Ma dalla storia antica passiamo all'attualità per fare il punto sulle allergie alimentari. Per chiarirci le idee abbiamo chiesto informazioni ai dottori Oliviero Rossi e Filippo Fassio della U.O. Immunoallergologia, Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, Firenze.

 

Allergia o intolleranza?

Il nostro organismo è costituito in modo che i cibi possano essere consumati senza creare problemi. Talvolta, invece, gli alimenti possono causare reazioni avverse. Quando un cibo determina una reazione, ma solo in individui predisposti, si hanno le allergie e le intolleranze.

L'allergia alimentare è una reazione avversa ad alimenti dovuta ad un'alterata attivazione del sistema immunitario. La componente dell'alimento che viene riconosciuta come "bersaglio" prende il nome di allergene, e l'organismo dei soggetti allergici risponde con la produzione di particolari anticorpi denominati immunoglobuline E (IgE).

L'intolleranza alimentare è invece una reazione ad un alimento, che si sviluppa sempre in individui predisposti, ma senza che si abbia l'attivazione del sistema immunitario. Un esempio è l'intolleranza al lattosio, dovuta alla mancanza di lattasi, che determina la cattiva digestione dei latticini e la comparsa di sintomi gastro-intestinali.

Altra cosa è la celiachia (intolleranza al glutine), nella quale si ha l'attivazione del sistema immunitario, ma con un meccanismo che non coinvolge la produzione delle IgE.

 

La prevalenza dell'allergia alimentare

Nei Paesi occidentali è stimata intorno al 6% nella popolazione pediatrica ed al 3-4% nella popolazione adulta, ma dipende dal tipo di alimento che la causa: oggi sappiamo che un bambino allergico al latte ha molte più possibilità di aver "superato" l'allergia al compimento del sesto anno di vita rispetto ad un bambino allergico all'arachide. In pratica il sistema immunitario, dopo un certo periodo di tempo, diventa tollerante a certi alimenti.

 

Manifestazioni cliniche

Possono variare molto: da banali sintomi cutanei quali prurito o arrossamenti, fino a gravi manifestazioni cardio-vascolari come lo shock anafilattico. Tra i due estremi, si possono avere sintomi gastro-intestinali (prurito del cavo orale, nausea, vomito, diarrea) o respiratori (tosse, modificazione del tono della voce, difficoltà respiratorie).

L'intensità della reazione può dipendere da molte variabili; tra queste: la gravità dell'allergia del soggetto, il tipo di allergene, e la dose ingerita.

 

Diagnosi e cura di allergia alimentare

Alla comparsa dei primi sintomi è necessaria la consulenza di uno specialista allergologo, che imposterà il percorso diagnostico servendosi di prove cutanee, esami ematici ed eventualmente strumentali.

Una volta appurata la diagnosi, la terapia si basa sull'eliminazione - almeno temporanea - dalla dieta dell'alimento responsabile e sulla messa in atto di tutte le misure (farmacologiche e non) che possono prevenire le future reazioni.

 

Manifestazioni cliniche e diagnosi delle intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari determinano in genere manifestazioni gastro-intestinali o eventualmente cutanee di lieve entità, mentre solo in rarissimi casi possono determinare reazioni gravi quali lo shock anafilattico. Molte di queste reazioni sono imputabili agli additivi alimentari, che possono indurre manifestazioni cliniche identiche a quelle allergiche, ma senza coinvolgere gli anticorpi IgE.

Esistono test diagnostici per l'intolleranza al lattosio (il breath test) e per la celiachia (esami ematici o biopsia su mucosa duodenale), mentre allo stato attuale non esiste alcun test diagnostico che consenta di individuare altri tipi di intolleranze ad alimenti con sufficiente attendibilità. I test cosiddetti "alternativi" (tra questi Dria test, Vega test, test citotossico, test del capello, iridologia ecc.) non hanno mai superato la prova dei fatti, quando sono stati valutati con metodi scientifici e pertanto se ne sconsiglia l'esecuzione.

 

Allergie
Attenti al... nichel

Ve lo ricordate il "nichelino" di Paperon De' Paperoni, la mitica "numero uno"? Chissà se il burbero e tirchio personaggio di Walt Disney sarebbe tanto attaccato a quella monetina, sapendo che ben il 15% della popolazione è allergico al nichel. Come tutte le allergie, anche quella al nichel è in aumento.

Ce lo racconta un esperto, il dottor Gennaro Maietta, immuno-allergologo e dermatologo. «Si manifesta con dermatiti nel punto di contatto fra la pelle e materiali che lo contengono (orecchini, collane, bracciali, stanghette di occhiali, cassa di orologi, bottoni dei jeans). A differenza delle allergie ai pollini, ai farmaci ed agli alimenti, che sono di tipo immediato, l'allergia al nichel compare dopo circa 24-48 ore dal contatto. In casi più rari può comparire la cosiddetta "allergia sistemica" caratterizzata dalla insorgenza di manifestazioni generalizzate quali orticaria, eritema e prurito diffuso, manifestazioni gastrointestinali, scatenate dall'ingestione di alimenti che contengono questo metallo: cibi in scatola, aringhe, ostriche, fagioli, asparagi, cipolle, spinaci, pomodori, piselli, funghi, granturco, farina di grano intero, pere sia fresche che cotte, rabarbaro, the, cacao, cioccolato, lievito in polvere, noccioline.

La diagnosi è facile, mediante l'effettuazione dei "patch tests" che si eseguono applicando sulla pelle un piccolo cerotto che contiene solfato di nichel. L'allergia verrà svelata dalla comparsa di prurito, arrossamento e bollicine dopo 48-72 ore nella sede di applicazione del cerotto. L'unica prevenzione consiste nell'evitarne il contatto o l'ingestione di alimenti contenti elevate concentrazioni del metallo; anche se, nei casi più gravi, è possibile l'effettuazione di un vaccino in grado di ridurre le reazioni locali e sistemiche». Insomma, forse ai nostri giorni Paperon De' Paperoni direbbe: "L'oro non è tutto... c'è anche il nichel..."

 

Nutrizione
Non solo cibo

Ha senso domandarsi perché non si possa mangiare un pomodoro, una pera, piuttosto che un fungo? Me lo chiedo quasi ogni giorno. Una sera però, guardando una trasmissione televisiva dove c'era il professor Alberto Asor Rosa, mi sono ricordata che il "nutrimento" non è fatto solo di cibo. Con lui feci tre esami e vi assicuro che era severissimo: i nostri dialoghi duravano minimo due ore. Ovviamente prima si passava dagli assistenti. Al terzo esame il professore dopo avermi dato una lode, sofferta e spero meritata, mi chiese: «Quali sono le sue aspettative?». Non seppi rispondere e lui sorridendo sotto i baffi mi disse: «si nutra del suo "essere"». Mi regalò la più bella lezione: grazie prof!


Disegno di Lido Contemori

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