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Varie & eventuali / Matilde di Canossa

La rossa guerriera

Indomita e passionale, spirituale e carnale al tempo stesso, ritratto di una donna forte e di potere

Scritto da Gabriele Parenti il 28 dicembre 2009

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Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International.

Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze.

Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena.

Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Donna colta e affascinante, Matilde di Canossa fu anche attenta alla cura del corpo e ai piaceri della tavola. A lei si attribuisce, infatti, l'invenzione o, comunque, la diffusione dell'aceto balsamico e fu anche pioniera della beauty farm, frequentando, pare, le terme di Casciana (PI) nel 1100: qua la grancontessa sembra trovasse ristoro fisico e spirituale.

Ultima erede di una grande dinastia feudale, Matilde, nel 1076 divenne marchesa di Toscana e sovrana di un vastissimo territorio che da Mantova arrivava alle porte di Roma.

 

Le nozze col Gobbo

La nobildonna risiedeva per lo più nel castello fortificato di Canossa sul versante emiliano dell'Appennino. Ma la sua presenza in Toscana era assidua. Addirittura, un erudito del ‘400, Lorenzo Bonincontri, riteneva che fosse nata a San Miniato ove il campanile del duomo, che risale all'XI secolo, si chiama torre di Matilde.

Quando prese possesso dei suoi feudi era un bambina di 11 anni, esile, dai folti riccioli rossi. Tre anni dopo la famiglia le impose il matrimonio con Goffredo il Gobbo di Lorena. Dopo un breve periodo Matilde abbandonò il marito e tornò a Canossa. Governando con mano ferma e abilità diplomatica si schierò a fianco del papa Gregorio VII contro l'imperatore, sebbene Enrico IV fosse suo cugino e amico d'infanzia.

La propaganda imperiale allora non esitò a denigrarla e le attribuì un'insaziabile voracità sessuale. Viceversa negli ambienti ecclesiastici si cominciò a ritrarla in abiti monacali e in atteggiamento compunto.

In realtà, era una donna indipendente e avvezza al comando. Usciva a cavallo insieme alle sue guardie, indossando una corazza di cuoio e stivali con speroni d'oro. Aveva adottato un'etichetta regale; i suoi vassalli s'inginocchiavano e dovevano parlare senza alzare la testa. Si è sostenuto che fosse una persona dalle forti passioni spirituali e carnali, una sorta di santa guerriera, fiera del suo fascino, sottolineato dalla folta chioma rosso-rame.


Umiliazione e orgoglio

L'episodio più noto della sua azione politica fu la cosiddetta "umiliazione di Canossa", divenuta, nei secoli, un'espressione proverbiale.

Enrico IV che era stato scomunicato, dovette sottomettersi al papa per evitare di essere detronizzato. Per ottenere il perdono, nel gennaio 1077 giunse a Canossa dove si trovava il pontefice e, per tre giorni, vestito con un saio, e il capo coperto di cenere, inginocchiato nella neve, chiese di essere ricevuto.

Ma il papa taceva. Quell'atto plateale d'umiltà non lo convinceva. Matilde, invece, era solidale con il cugino: implorò il successore di Pietro, pianse, poi si adirò, lo accusò di crudeltà.

Così Enrico fu perdonato. Ma appena recuperato il potere, si pose alla testa di un potente esercito ed invase i possedimenti di Matilde. La grancontessa si era lasciata prendere la mano dall'affetto per l'imperatore e non aveva fatto i conti con il suo orgoglio.

Ma seppe reagire: la prima mossa fu sposare il potente Guelfo V di Baviera di vent'anni più giovane di lei. Il matrimonio fu celebrato con grande fasto ma, ancora una volta, fu un fallimento: sembra, infatti che il duca temesse di essere colpito da un maleficio se avesse avuto rapporti sessuali con lei (era facile, allora, l'accostamento tra donna di potere e strega). Si racconta che, dopo averlo atteso invano per due notti nel letto nuziale, Matilde, (ancora molto bella sebbene "ormai" quarantenne), gli si presentò nuda dicendogli "tutto è davanti a te... non v'è luogo dove si possa celare maleficio". E poiché il duca non reagì, lei lo prese a schiaffi e lo cacciò.

 

Onore e gloria

Urgevano intanto problemi più gravi. Assediata dall'irriducibile cugino, Matilde si attestò nel poderoso sistema di difesa da lei approntato e tenne a bada gli avversari finché nel 1111, il nuovo imperatore Enrico V, la incontrò presso Reggio Emilia e, in segno di pace, le conferì il titolo di vice regina d'Italia.

Morì nel 1115, dopo aver passato i suoi ultimi anni a dirigere importanti opere pubbliche, comprese le "chiese matildine". È sepolta in San Pietro a Roma. Sulla sua tomba, scolpita dal Bernini, campeggia la scritta "Onore e Gloria d' Italia".

Fra le molte testimonianze iconografiche, ricordiamo la statua con la spada sguainata davanti al monastero di San Benedetto Po (nella foto), la tela del Parmigianino in cui veste abiti regali, il dipinto equestre di Orazio Farinati (XVI sec.), mentre Biagio Falcieri la ritrae in foggia rinascimentale. Infine, sempre a San Benedetto Po c'è il dipinto di Lanfranco Firigeri del 1996: una splendida Matilde con i capelli rossi sciolti, con un mantello dello stesso colore.

Nella scarna filmografia che la riguarda, sono da segnalare un film d'animazione e uno sceneggiato Tv del 1974. In compenso, a Canossa nella rievocazione storica giunta ormai alla 43ª edizione, Matilde è stata impersonata da attrici famose come Silvana Pampanini (1957), Carla Gravina (1960), Valeria Fabrizi (1962), Franca Rame (1964), Eleonora Rossi Drago (1966), Gloria Paul (1971), Stefania Sandrelli (1984), Florinda Bolkan (1986), Ursula Andress (1987), Barbara Bouchet (1988), Barbara De Rossi (1989) e, negli ultimi anni, Claudia Koll, Sabrina Ferilli, Anna Falchi, Claudia Gerini, Manuela Arcuri, Alena Sederova.

 

La storia
L'aceto di Matilde

Matilde di Canossa fu una grande cultrice dell'aceto balsamico. Documenti storici attestano che l'imperatore Enrico III richiese al padre di Matilde, il marchese di Toscana Bonifacio, un quantitativo di quell'aceto "che aveva udito farsi colà specialissmo". Ed era un dono così prezioso che fu inviato in una botticella d'argento massiccio. Nei secoli successivi, a Reggio Emilia e Scandiano, i produttori di aceto avevano costituito delle leghe i cui soci avevano il dovere di custodire il segreto della ricetta di preparazione del prezioso prodotto. Per tutto il Medioevo l'aceto balsamico si trovava solo sulle tavole dei re e dei grandi feudatari.


Foto G.C. Le terre di Matilde di Canossa www.matildedicanossa.it

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