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Varie & eventuali / Tradizioni e feste

Somari e polenta

Dal folcloristico palio dei somari alla rievocazione storica della festa della miseria, ecco due tipici appuntamenti marzolini in Toscana

Scritto da Riccardo Gatteschi il 26 febbraio 2009

00000008-00000001 giornalista e scrittore.

Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera.

Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste.

Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa".

Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977).

Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995).
In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003).

Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta.

Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

L’asino è forse l’animale domestico che più di ogni altro, negli ultimi decenni, lentamente scompare dal panorama zootecnico italiano. Nel periodo fra le due guerre mondiali, ma ancora nell’immediato secondo dopoguerra, il somarello costituiva uno dei più efficaci e sfruttati mezzi di locomozione e di trasporto che si conoscessero. Mentre il cavallo, animale nobile per antonomasia, veniva usato soprattutto in città per trainare carrozze o portare a spasso dame e cavalieri, il ciuchino era il “mezzo” tipico della campagna, l’animale che consentiva al contadino o al boscaiolo di recarsi al posto di lavoro e di tornare, a sera, con il basto carico di prodotti dell’orto o di legna per la casa. Poi sono arrivati i ciclomotori, le Ape, l’auto… e tutto è cambiato.

 

Ciuchi in gara

Adesso l’asino costituisce una rarità. Tutt’al più lo si può vedere in qualche agriturismo un poco spocchioso come parte di una scenografia costruita ad hoc. Però la sua presenza, in Toscana forse più che in altre regioni italiane, si nota con una certa frequenza in esibizioni di matrice folcloristica per rallegrare grandi e piccini in occasione di sagre, feste patronali, oppure di rievocazioni storiche.

È il caso di Torrita di Siena, dove si corre un Palio nel quale il somaro è il vero protagonista. La gara, e la festa che ne è la cornice, si organizza nella cittadina senese la prima domenica successiva al 19 marzo, ricorrenza di San Giuseppe. Perché è stato deciso di usare i somari per la gara? Le risposte possono essere molteplici: perché, come si accennava prima, è (era) l’animale domestico più vicino al mondo della campagna; perché si vuole in qualche modo sbeffeggiare il più vetusto e aristocratico Palio di Siena che fino dalle origini si corre con i cavalli; perché, infine, si dice che il somaro, con la sua imprevedibilità, cocciutaggine e ritrosia assomigli molto al carattere dei torritesi.

Domenica 22 ecco dunque le otto contrade, in cui è divisa la cittadina, darsi metaforicamente battaglia nella piazza “Gioco del Pallone” (un nome che evoca antiche esibizioni di cui sarebbe interessante e meritorio riesumare la memoria). La gara, che si svolge nel pomeriggio, è preceduta al mattino da un lungo e ricco corteggio storico che vede la partecipazione di oltre cento figuranti in costumi d’epoca. Il pomeriggio del sabato è invece incentrato sulle esibizioni – con premi – di sbandieratori e tamburini delle otto contrade.

Polenta, aringhe e baccalà

Se la nascita del Palio di Torrita è piuttosto recente – la prima edizione risale al 1966 – una fra le rievocazioni più antiche della Toscana – il prossimo primo marzo segna la sua 433ª ricorrenza – è la “Festa della Miseria” che si tiene a Vernio di Prato. Una festa legata ad un fatto storico avvenuto in quelle contrade nel 1512. Nel mese di agosto di quell’anno, un esercito di cinquemila soldati al comando dello spagnolo Raimondo da Cardona attraversò gli Appennini da nord, invase e occupò la valle del Bisenzio e, il giorno 30, procedette al terribile Sacco di Prato che, si dice, costò la vita ad alcune migliaia di persone, fra le quali molte donne e bambini. Inoltre, in tutto il territorio si soffriva la fame dal momento che l’esercito occupante aveva razziato tutte le risorse disponibili. Furono i conti Bardi, signori di Vernio, a far arrivare alcuni carri carichi di farina di castagne con la quale la popolazione poté sfamarsi.

In memoria di quel gesto di generosità, a Vernio si organizza, ormai da quasi mezzo millennio, una sagra che consiste principalmente nel rievocare quell’episodio e nell’offrire a tutti i presenti un piatto di polenta dolce. Arricchita con aringhe e baccalà, ora che per fortuna il pericolo della fame non è che un ricordo. A organizzare la complessa manifestazione, che prevede anche un corteo storico in costume cui partecipano circa ottocento figuranti, ci pensa la Società della Miseria, un’associazione di volontari che, dal 1967, ogni anno si attiva per raccogliere il denaro sufficiente a portare avanti il nutrito programma.

In Maremma

Ricordiamo, infine, la Torciata di San Giuseppe che si svolge a Pitigliano il 19 marzo, festa del santo, contornata da tante iniziative e “farcita” con le frittelle di riso. Il fuoco della Torciata si alza al cielo nella piazza principale proprio quando il giorno e la notte raggiungono un equilibrio, quando questo incontro segna il passaggio dall’inverno alla primavera.

Agli spettacoli di piazza si alterneranno gare di abilità, dolci tradizionali e danze propiziatorie in un crescendo sino alla notte di San Giuseppe durante la quale sarà bruciato l’Invernacciu e le bandiere "danzeranno" nel fuoco. La festa ha il suo culmine con il corteo storico in costumi quattrocenteschi, che ripercorre la parte storica del paese per arrivare nella piazza del Comune.

 

Info: Torrita: www.paliodeisomari.it; info@paliodeisomari.it

Vernio: Società della Miseria, Tel. 05744957458

Pitigliano: Ufficio Cultura, tel. 0564616322


Foto di Skattomatto

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