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Attualità / Pipistrelli

Tutti pazzi per i “bat”

Con la primavera tornano i pipistrelli e ricomincia la campagna per le bat box

Scritto da Francesco Giannoni il 27 gennaio 2009

00000123-00000001 Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria da 15 anni, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Oddio, proprio belli non sono, c’è poco da fare. E poi le abitudine notturne, il volo a scarti improvvisi con quelle ali prestate al diavolo, la fama che succhiano il sangue, che si abbarbicano ai capelli e non si staccano più… ecco, quando sentono queste e altre dicerie, il professor Paolo Agnelli (studioso dei chirotteri, i pipistrelli appunto) e i suoi collaboratori sorridono sornioni.

Sono pregiudizi in cui non c’è niente di vero, dietro i quali si cela una grande ignoranza intorno a questi importanti alleati dell’uomo, bruttini ma fondamentali nell’equilibrio ecologico, e valida alternativa ai pesticidi contro zanzare & co.

Negli USA, dove vivono specie diverse dalle nostre, ci sono numerosi esempi di lotta biologica a parassiti e insetti dei frutteti con i pipistrelli, che colonizzano in gran numero le bat box istallate lungo i filari delle colture. Nelle campagne intorno alla città di Austin, in Texas, questi animali fanno risparmiare ogni anno circa 700.000 dollari in pesticidi e in danni evitati alle coltivazioni. E se provassimo a farlo anche in Italia?

Le rondini della notte

Questi mammiferi sono del tutto innocui, a differenza degli insetticidi usati nelle campagne e di quelli spruzzati in casa.
Recenti convegni cui hanno partecipato medici, chimici e zoologi hanno ribadito che i pesticidi hanno un’incidenza molto elevata sulla mortalità umana: sono cancerogeni.
Per il fastidio di una zanzara mettiamo il fornellino, ma in pochi seguiamo le avvertenze di “areare dopo l’uso” e di “non soggiornare nell’ambiente con il fornellino acceso”: «sono micidiali, andrebbero messi al bando - dice il professor Agnelli, e prosegue - contro le zanzare ci sono tanti metodi alternativi, fra cui i pipistrelli».

Catturano ogni notte circa 2000 insetti a testa. Come si calcola questo numero? Quando al crepuscolo inizia la caccia, il pipistrello pesa 5-15 grammi; al mattino, con la pancia piena, pesa dal 25 al 50% in più. Dividendo il peso degli insetti divorati per quello di una zanzara, si ottiene appunto questa cifra a tre zeri.
Ovviamente non cercano solo le zanzare per farci un favore ma cacciano istintivamente gli insetti che sono disponibili in abbondanza in quel momento e in quel posto.

 

Sfrattati a rischio d’estinzione

In Toscana ci sono almeno 25 specie di pipistrelli, le più comuni sono 3, quelle che più facilmente possono colonizzare le bat box sono 4; quelle più a rischio di estinzione sono le specie legate agli ambienti boschivi, perché hanno bisogno di rifugiarsi nelle cavità dei vecchi alberi, ormai rari a causa dei tagli frequenti per la produzione di legname.
«È auspicabile - afferma Agnelli - una gestione forestale più attenta a queste problematiche».

Ma corrono seri rischi un po’ tutte le specie e in tutta l’Europa: in Germania e in Inghilterra, paesi dove si compiono studi più avanzati rispetto al nostro, c’è vivo allarme per il grave declino delle popolazioni nell’ultimo ventennio.
Specialmente di quelle specie che trovavano rifugio in soffitte e scantinati, una volta pieni di fessure, crepe e spaccature che mancano negli edifici moderni ermeticamente chiusi per evitare dispersioni di calore e risparmiare sulla bolletta del gas.

 

Un rifugio alternativo

È possibile per noi, semplici cittadini, aiutare questi utilissimi animali? Certamente: acquistando e istallando una o più bat box che anche nel 2009 Unicoop Firenze mette in vendita. Costano 25 euro, ma pensiamo a quanto risparmieremo in fornelli, insetticidi e salute.

Nel 2007, a titolo sperimentale, ne furono distribuite circa 200 a comuni ed enti pubblici. Nel 2008 Unicoop Firenze ne ha vendute circa 1700 e il professor Agnelli è entusiasta di questo risultato.
In ogni bat box è presente una scheda di valutazione; l’acquirente la dovrebbe compilare e spedire al Museo di storia naturale.

«Ne abbiamo ricevute centinaia, e sono state fondamentali per stabilire alcuni dati di fatto».
Per esempio che l’istallazione delle bat box a nord è preferita dagli individui isolati, maschi o giovani, mentre quella a sud, più calda, dalle femmine riunite in colonie per allevare la prole; e ancora che gli animali hanno bisogno di prendere confidenza con le bat box: infatti nel primo anno ne è stata colonizzata una su cinque, l’anno dopo una su tre; si prevede, perciò, un incremento per l’anno prossimo.
Non dimentichiamo che i pipistrelli sono animali selvatici: non possiamo illuderci di trovarli in questo rifugio artificiale il giorno successivo all’istallazione.

C’è posta per lui

C’è un continuo scambio di informazioni con gli acquirenti: in due anni al professor Agnelli e i suoi collaboratori, oltre alle telefonate, sono arrivate circa 2000 e-mail all’ indirizzo batbox@unifi.it, attivato appositamente per questo.
"A coloro che non hanno avuto successo con le loro bat box – suggerisce Agnelli- consigliamo di scriverci e di inviarci foto sul posizionamento in modo che noi possiamo valutarne la bontà. Far capire come vanno istallate è il nostro obbiettivo principale".

Fra le lettere inviate ce ne sono state di curiose e divertenti. Per esempio un signore doveva dipingere la parete dove aveva attaccato la bat box e, convinto che fosse disabitata, l’ha staccata; a lavoro compiuto, si è accorto che dentro c’erano due esemplari e velocemente l’ha rimessa a posto.
Uno ha inviato la scheda ben compilata in tutte le sue parti da cui, però, appariva che nella bat box non trovava mai nessun pipistrello, «ci siamo sentiti ed è venuto fuori che faceva i rilievi di notte quando i pipistrelli sono a caccia: non potevano esserci».
Un altro ancora, insieme alla bat box, voleva comprare addirittura una coppia di pipistrelli.

 

Batmania e complimenti

Grazie all’Informatore e alla sua vasta e capillare diffusione, l’interesse per questa iniziativa si è allargato a macchia d’olio: il sito web del Museo è stato preso d’assalto, comuni, scuole, televisioni hanno chiamato i ricercatori fiorentini per presentazioni, conferenze e dibattiti che sono stati organizzati anche fuori della Toscana: in Liguria, Emilia Romagna, Marche, addirittura in Puglia! Nel 2009 anche Coop Adriatica venderà le bat box nella propria rete,.

Queste sono utilizzate anche da un centro recupero chirotteri a Roma che raccoglie pipistrelli in difficoltà, malati o caduti dal rifugio troppo giovani; dopo il recupero, li libera in un parco dove vengono posizionate le bat box in cui sono cresciuti e a cui fanno riferimento prima di imbrancarsi con le colonie che vivono attorno.

Ad Agnelli sono giunti i complimenti anche sui portali scientifici più conosciuti perché a livello europeo non esiste un’esperienza del genere. Anche dagli Stati Uniti sono arrivati vivissimi elogi per la portata dell’opera di diffusione fra la popolazione.


L’intervistato: Professor Paolo Agnelli, zoologo presso il Museo di storia naturale la Specola

 

Museo di storia naturale, sezione di Zoologia, la Specola, via Romana 17, 50125 Firenze, www.unifi.it/msn, batbox@unifi.it


Nelle foto, a partire dall'alto:

  1. Una Bat Box "in azione" nell’Orto Botanico di Firenze (foto di Letizia Tani)
  2. Un pipistrello (foto di Paolo Agnelli)
  3. Lo staff dei Bat: da sinistra Paolo Agnelli, Cosimo Guaita, Giacomo Maltagliati, Laura Ducci (foto di Francesco Giannoni)

 

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