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Varie & eventuali / Ippolito Rosellini

Da Pisa alle piramidi

Fu il padre dell'egittologia italiana. La storia dell'avventurosa spedizione nella terra dei faraoni

Scritto da Silvia Silvestri il 12 dicembre 2008

00000095-00000001 Pittrice

Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana.

Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.
Da Pisa alle Piramidi
Nel 1931 Giuseppe Ungaretti,
riflettendo dal Cairo sul lungo legame che unisce l'Egitto all'Italia, scrive che in molti campi, come anche in quello dell'egittologia, «la nostra iniziativa non ha avuto il meritato riconoscimento. La prima missione che qui scavò è una missione franco-toscana, la missione Champollion-Rosellini e, a detta degli intenditori, Rosellini non aveva nulla da invidiare, quanto a intuizioni e scienza, allo Champollion».
Se lo Champollion è infatti universalmente conosciuto come il primo ad aver svelato il segreto significato dei geroglifici, molto meno conosciamo l'importanza dei contributi e della collaborazione data dallo studioso toscano.

Ippolito Rosellini era nato a Pisa nel 1800 da una famiglia di commercianti di Pescia. Dopo la laurea in teologia si specializza nella lingua ebraica e araba guadagnandosi la cattedra di lingue orientali all'università di Pisa. Nel 1825 ha l'occasione di conoscere Champollion, che si trovava in Toscana per analizzare alcune collezioni private di reperti egizi acquistati da diplomatici e commercianti, e decide di prendersi un anno libero dall'insegnamento per seguire il maestro francese, con cui stringe nel frattempo un rapporto fatto di reciproca stima e amicizia. A Parigi si dedica ad approfondire lo studio dei geroglifici e conosce Zenobia Cherubini, figlia del famoso compositore.

Champollion, che aveva in progetto una spedizione scientifica in Egitto per conto del governo francese, accetta volentieri la proposta di Rosellini di farne una spedizione franco-toscana e gli consegna una lettera per il Granduca dove spiega i motivi dell'impresa, per aiutare l'allievo nell'opera di convincimento.
La proposta fu subito appoggiata dai ministri del Granduca, che al di là dei risultati scientifici intravedevano dei buoni vantaggi a livello commerciale e di immagine per il Granducato, che si sarebbe così portato al pari dei grandi regni europei.

Fu quindi stabilita la costituzione di una commissione toscana diretta dal Rosellini, che doveva affiancare Champollion e realizzare disegni dei monumenti egiziani sconosciuti e scavi di quelli sepolti per arricchire i Musei dello Stato; venivano stanziati 50.000 franchi per un viaggio che non avrebbe dovuto superare i diciotto mesi di durata. Tutto era pronto, i componenti della "giunta toscana" scelti.
C'era il fiorentino Giuseppe Raddi, che aveva l'incarico di raccogliere reperti zoologici, mineralogici e botanici con il suo assistente Galastri, il senese Alessandro Ricci come disegnatore e medico, l'architetto Gaetano Rosellini (zio di Ippolito), il pittore Angelelli e Salvador Cherubini, fratello di Zenobia che Ippolito aveva da poco sposato. La partenza però deve essere rimandata di un anno a causa degli scontri in Grecia ma finalmente, nel luglio 1828, s'imbarcano da Tolone verso Alessandria sulla corvetta da guerra Egle.

Risalgono il Nilo fino a raggiungere la seconda cateratta; lungo questo percorso svolgono un attento lavoro di riproduzione delle tombe reali e dei templi, delle pitture e dei bassorilievi, realizzando una grande quantità di disegni a matita, alcuni dei quali colorati con acquerello o tempera, e alcuni scavi. Senza volere parlare di leggendarie maledizioni del faraone, la missione si svolge con non poche sventure. Raddi, ammalatosi, deve anticipare il ritorno ma muore a Rodi durante il viaggio; il loro medico Ricci rimane paralizzato per la puntura di uno scorpione a Tebe, l'odierna Luxor, e così rimarrà fino alla morte, due anni dopo.

Anche Champollion muore, nel 1832, due anni dopo il loro ritorno, lasciando incompiuta la stesura dei risultati della spedizione. Rosellini continua da solo questo progetto riuscendo a pubblicare otto (il nono è postumo) di quelli che dovevano essere i dieci volumi de "I Monumenti dell'Egitto e della Nubia" prima di morire, anche lui prematuramente, a 43 anni.





IL MUSEO
Egizi a Firenze

Al ritorno in Italia i numerosi oggetti scavati nei siti archeologici, o comprati da mercanti locali, furono equamente divisi tra Toscana e Francia. Rosellini poté così garantire circa 900 oggetti che daranno vita al grande Museo Egizio di Firenze, in Italia secondo solo a quello di Torino, e che giustificano la curiosa presenza di una sala con reperti egizi nel Museo dell'Opera del Duomo di Pisa.

Nel grande quadro realizzato da Angelelli al ritorno dall'Egitto, e che adesso accoglie i visitatori in cima alla scalinata del museo Egizio di Firenze, vediamo sullo sfondo le rovine di Luxor e in abiti arabeggianti i componenti della spedizione toscana, Champollion e al suo fianco Ippolito Rosellini, il maestro dell'egittologia italiana. Museo Egizio di Firenze, ingresso e orario dal Museo archeologico nazionale di Firenze, via della Colonna 38, Firenze. Biglietto 4 euro, ridotto 2, ingresso gratuito per minori di anni 18 e maggiori di 65. Orario: il lunedì 14-19, martedì e giovedì 8.30-19, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 8.30-14. Info: tel. 05523575


Giuseppe Ungaretti, Il Deserto. Quaderno egiziano 1931, il Cairo, ed. Mondadori, 1996

Giuseppe Conti, Firenze vecchia, ed. R. Bemporad & figlio, 1899.

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