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Salute / Diabete e ipertensione

E la chiamano estate...

Cosa fare perché il caldo non diventi un problema. I consigli di due esperti

Scritto da Alma Valente il 12 dicembre 2008

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
E la chiamano estate... 1
Cerco l'estate tutto l'anno e all'improvviso eccola qua...

Azzurro di Paolo Conte
Quante volte abbiamo cantato questa canzone di successo e magari, pur facendo solo una gita fuori porta, ci siamo già sentiti un po' in vacanza. La bella stagione, diciamolo chiaramente, fa bene alla salute. Grazie all'aumento delle ore di luce, rappresenta una cura naturale per molte malattie come la depressione, l'osteoporosi, la psoriasi. In aggiunta, durante l'estate si concentrano i periodi di ferie e con il riposo si combatte lo stress che è il nemico numero uno del benessere del nostro organismo.
Ma il caldo dell'estate può anche essere un problema aggiuntivo per alcuni di noi che, avendo delle patologie croniche, devono usare dei farmaci, la cui dose potrebbe essere variata a causa delle elevate temperature. Visto che, a detta dei meteorologi, sarà molto probabilmente un'estate torrida, anziché preoccuparci ci siamo "occupati" del problema, andando a chiedere consigli a due esperti che vivono quotidianamente a contatto con malati cronici.
L'ipertensione arteriosa e il diabete mellito sono le malattie più diffuse che possono risentire dei cambiamenti climatici. Cominciamo con il primo problema sentendo il parere del dottor Andrea Ungar, responsabile del Centro di riferimento regionale della Toscana per lo studio dell'ipertensione arteriosa dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze.

E la chiamano estate... 3
Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano nel trattamento del paziente iperteso che deve assumere farmaci a lungo termine?
«L'ipertensione arteriosa (valori superiori a 140/90 mmHg) è una malattia estremamente frequente e determina, anche in totale assenza di sintomi, importanti danni a livello cardiovascolare. Ne consegue, quindi, che la riduzione dei valori pressori entro i limiti di normalità richiede, nella quasi totalità dei pazienti, una terapia farmacologica che deve essere mantenuta a vita. Le difficoltà maggiori che si incontrano nel trattamento del paziente iperteso sono l'assunzione di dosi non corrette, l'omissione occasionale di uno o più farmaci e l'interruzione precoce del trattamento». Appare chiaro, dunque, che per curare bene questa patologia è importante creare un'alleanza terapeutica con il paziente, in modo da risolvere assieme con il medico curante dubbi e difficoltà.

Il caldo estivo può influire sull'effetto dei farmaci per il trattamento dell'ipertensione?
«Indubbiamente il caldo può potenziare l'effetto di molti farmaci. Durante la stagione calda è opportuno effettuare un controllo più assiduo della pressione arteriosa e richiedere il parere del medico curante per eventuali aggiustamenti della terapia (soprattutto per dosaggio e tipologia di farmaci, in particolare i diuretici). È bene ricordare che i pazienti, soprattutto se anziani, sono più suscettibili agli effetti negativi del caldo e possono manifestare episodi di diminuzione della pressione arteriosa, soprattutto nel passare dalla posizione sdraiata alla posizione eretta».

Quali sono i suggerimenti pratici che può dare ai nostri lettori interessati da questo problema?
«Oltre a misurare frequentemente la pressione, possibilmente a domicilio con apparecchi automatici al braccio, facili e sicuri da usare, occorre anche aumentare l'assunzione di liquidi, evitando bevande fredde, alcoliche, zuccherate e gassate. È importante consumare cibi freschi, in particolare frutta e verdura, anche sotto forma di frullati o centrifugati, e fare pasti leggeri, dando preferenza al pesce o alle carni bianche, ed evitando i formaggi stagionati. Occorre porre grande attenzione alla presenza di sintomi legati ad ipotensione come stanchezza, capogiri, sudorazione fredda, sensazione di svenimento. Soprattutto per i pazienti più anziani, un altro piccolo consiglio: se bisogna alzarsi dal letto, in particolar modo nelle ore notturne, è necessario non farlo bruscamente ma fermarsi in posizioni intermedie (ad esempio stare seduti sul bordo del letto per pochi minuti) prima di alzarsi in piedi. È consigliabile utilizzare un ventilatore o un condizionatore, ed evitare di uscire nelle ore più calde della giornata».

Passiamo adesso ai consigli per i nostri amici diabetici: ci siamo rivolti al professor Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia all'Università degli Studi di Firenze. Cominciamo subito ricordando che esistono due tipi di diabete e che i problemi di questi pazienti sono differenti. I diabetici di tipo 1 non producono più insulina e devono iniettarla sottocute più volte al giorno per restare in buon equilibrio con la glicemia; nei pazienti con diabete di tipo 2 la secrezione di insulina è inadeguata, ma non assente, e nella maggior parte dei casi si curano con antidiabetici orali.

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I pazienti con diabete di tipo 1 devono modificare le dosi di insulina durante la stagione calda?
«Non necessariamente, occorre però ricordare che se le dosi di insulina sono insufficienti il paziente urina molto di più e perde acqua e sali minerali. Dato che durante i periodi caldi si suda molto, cresce il rischio di aumentare questa perdita. Il consiglio è dunque di bere molta acqua (ovviamente non bevande zuccherate), controllare se si urina troppo ed eseguire l'automonitoraggio della glicemia capillare più frequentemente».

Quante volte al giorno si deve eseguire l'automonitoraggio della glicemia?
«In genere si consiglia a questi pazienti di farlo quattro volte al giorno, ma è bene deciderlo in accordo con il diabetologo di fiducia, in quanto ogni paziente ha la sua storia e le sue esigenze».

Con la buona stagione si tende a fare più attività fisica all'aria aperta: questo influenza la terapia?
«Certamente, in quanto il movimento muscolare fa entrare il glucosio nelle cellule anche senza l'azione dell'insulina in ambedue i tipi di diabete e questo può rendere necessario ridurre le dosi di insulina o di antidiabetici orali. Anche in questo caso è indispensabile un automonitoraggio della glicemia capillare più frequente, per poterci regolare in merito».

Alimentazione e diabete è un binomio indissolubile: quali i suggerimenti per l'estate?
«Durante l'estate i diabetici tendono a mangiare di più la frutta, sia perché è disponibile in maggiore quantità e in grande varietà, sia perché il caldo tende a togliere l'appetito per i cibi più calorici. La frutta fa bene ai diabetici, ma se si esagera nelle dosi, essendo ricca di fruttosio - che è molto simile al glucosio - può determinare dei picchi di glicemia importanti. Anche i gelati rappresentano un grosso pericolo e pertanto i diabetici ne devono fare un consumo limitato». Volendo riassumere, potremmo dire che il diabetico deve conoscere bene se stesso per curarsi al meglio, ma questo è noto fino dai tempi della Grecia antica.



Gli intervistati
Dottor Andrea Ungar, responsabile del Centro di riferimento regionale della Toscana per lo studio dell'ipertensione arteriosa dell'azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze
Professor Carlo Maria Rotella, ordinario di Endocrinologia all'Università degli studi di Firenze

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