Salute / Allergie respiratorie
Si inizia con il cipresso
Arrivano i pollini. Come affrontare i responsabili di congiuntiviti, riniti e asma
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Professor Manetti, cosa si intende per allergia respiratoria?
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Come si manifestano queste patologie?
In corso di rinite allergica la sintomatologia è caratterizzata da un'abbondante secrezione acquosa dal naso associata a prurito, starnuti e senso di ostacolo alla respirazione, con difficoltà a percepire gli odori. Se è presente anche una congiuntivite si avrà un arrossamento degli occhi con intenso prurito, lacrimazione ed intolleranza alla luce. La rinocongiuntivite, cioè l'irritazione del naso e degli occhi, frequentemente può coesistere con l'asma bronchiale. Questa, pur presentando un diverso livello di gravità, è caratterizzata da un'ostruzione bronchiale con difficoltà alla respirazione (dispnea in termini medici o affanno nel linguaggio comune), tosse stizzosa, fame d'aria e respiro sibilante. Una sintomatologia che può perdurare per un tempo variabile da ore a giorni e quasi sempre necessita di un appropriato intervento medico.
Quali sono le cause che più frequentemente entrano in gioco nelle manifestazioni allergiche respiratorie?
Vari sono gli allergeni che possono essere inalati e quindi responsabili di una sintomatologia a carico dell'apparato respiratorio. Tra questi gli acari della polvere e i derivati della pelle di animali come cani o gatti, tipici in ambienti domestici. Solo in questo caso l'allergia sarà presente per tutto l'anno. Quei soggetti, invece, che sono allergici ai pollini avranno problemi solo in alcuni mesi dell'anno quando, cioè, le piante si trovano nella fase dell'impollinazione. Anche per quanto riguarda l'allergia alle spore di alcune muffe (piccoli organi responsabili della riproduzione), questa si concentra in un breve periodo nella stagione caldo-umida.
Venendo al nocciolo del nostro incontro, quali sono gli allergeni responsabili di manifestazioni allergiche respiratorie del tardo inverno, inizio primavera?
In questo caso i pollini fanno la parte del leone. Queste minuscole particelle, rilasciate in grandissima quantità dalle piante e trasportate dal vento, vengono inalate e giungono a contatto con la mucosa dell'apparato respiratorio dove, nei soggetti allergici, provocano una reazione infiammatoria responsabile della sintomatologia precedentemente descritta. Se è vero che la primavera è la stagione in cui la concentrazione aerea di pollini è massima, è altrettanto vero che per alcune piante il picco della concentrazione di pollini viene raggiunto nei primissimi mesi dell'anno (gennaio-aprile). Tra le piante che presentano un'impollinazione precoce possiamo ricordare il cipresso, la betulla e il nocciolo. Una reazione respiratoria nei confronti di questi allergeni può essere facilmente confusa con un'infezione da virus respiratori, anch'essi presenti nel periodo invernale. Deve essere anche ricordato che la presenza nell'aria di diversi pollini varia in funzione delle condizioni climatiche. Un clima caldo e ventoso ne favorisce la diffusione, mentre il freddo e la pioggia la ostacolano. La possibilità di seguire in modo capillare la concentrazione pollinica sul territorio nazionale ha permesso di elaborare dei calendari specifici per ciascuna delle diverse aree geografiche italiane.
E cosa emerge dall'analisi di questi calendari?
Sempre per quanto riguarda i primi mesi dell'anno possiamo vedere, per esempio, che il polline di betulla e nocciolo prevale nelle regioni del nord Italia, mentre il polline di cipresso presenta una più alta concentrazione nel centro e nel sud Italia. Un discorso a parte merita la parietaria. Nel sud Italia e nelle isole questa pianta non solo presenta un'impollinazione molto precoce, ma permane per molti mesi. In queste condizioni possiamo considerare questa pianta come un allergene perenne.
Cosa bisogna fare, dunque, di fronte ad un'allergia respiratoria?
Quando sono presenti sintomi che la fanno sospettare è fondamentale che il medico esegua un'attenta visita, comprendente una scrupolosa storia clinica dei fenomeni allergici e, successivamente, il sospetto diagnostico sarà confermato con le prove allergologiche cutanee in grado di identificare gli allergeni responsabili. Solo quando non è possibile effettuare questi test conviene ricercare gli anticorpi del tipo IgE specifici nel sangue. In molti casi identificare l'allergene responsabile della sintomatologia permette di allontanarlo dalla persona allergica. È il caso degli acari della polvere e dei derivati di animali. Ovviamente più difficile è intervenire sulla concentrazione pollinica nell'aria che respiriamo. In questa evenienza diventa imperativo intervenire con un'adeguata terapia farmacologica. Il medico saprà, di volta in volta, consigliare quei farmaci che permettono di controllare in modo adeguato la sintomatologia e, allo stesso tempo, ridurre al minimo la possibilità di avere effetti collaterali indesiderati. Infine è bene ricordare che in casi attentamente selezionati è possibile usufruire di una terapia iposensibilizzante specifica, il cosiddetto "vaccino", che permette di modificare la storia naturale della malattia in un soggetto allergico.
L'intervistato
Professor Roberto Manetti, specialista in Allergologia e immunologia clinica e docente presso l'Istituto di clinica medica generale e terapia medica dell'Università degli studi di Sassari
Professor Roberto Manetti, specialista in Allergologia e immunologia clinica e docente presso l'Istituto di clinica medica generale e terapia medica dell'Università degli studi di Sassari
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