Attualità / Toscana da leggere
Viaggi e memoria
La Sicilia di Francesca Balestri. L'Unione Sovietica ai tempi di Kruscev. In bicicletta fra colline e ricordi beat
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| Viaggi e memoria |
Il suo libro dovrebbe chiamarsi: alla scoperta della Sicilia e dei siciliani. Con occhi attenti e curiosi, la Balestri descrive personaggi buoni e "cattivi". Nel libro ci sono i ragazzi delle cooperative che coltivano le terre e i beni sequestrati ai mafiosi, i giudici e gli amministratori che li hanno aiutati, la gente comune che popola i paesi dove si svolge questa esperienza. Ma anche riferimenti precisi alle storie personali di coloro che incarnano il potere mafioso.
E c'è la Sicilia, quella vera. I templi di Agrigento, immersi in una natura incantata fra mandorli, fichi d'india, carrubi, e i cancelli, le case, le ville abusive. La carogna di un cane a Canicattì, lasciato per strada, per giorni e giorni, senza che nessuno abbia provveduto. Gioielli della natura come la Scala dei Turchi, un promontorio bianco fra spiagge sabbiose e un mare azzurrissimo, con accanto lo scheletro di cemento armato di un edificio abusivo non fermato in tempo.
Con questo libro si conosce meglio e in maniera documentata la storia dei prodotti con marchio "Libera" che sono anche nei supermercati Coop. E la si scopre, questa storia fatta di eroismi quotidiani di giovani siciliani e toscani, in modo piacevole, con un racconto appassionato e vivace, nel quale gli aspetti anche personali dell'autrice si intrecciano a quelli di altri e formano una storia collettiva: una piccola, grande storia contro la mafia.
Era l'estate del 1962 ed un gruppo di giornalisti italiani fu invitato nell'Urss per un reportage. Fra loro Giorgio Batini, allora giovane inviato de La Nazione. In piena "guerra fredda", fra due mondi in aspra e totale competizione su tutti i campi, Batini si mette a descrivere la vita della gente comune: cosa studiano, come lavorano in fabbriche e fattorie collettive, come si divertono, qual è il ruolo delle donne. Una situazione, più o meno, che si è presentata tale e quale 27 anni dopo, alla caduta del muro di Berlino e dei regimi dell'Europa dell'Est. Con la realtà descritta da Batini si misurano gli sconvolgimenti degli ultimi tre lustri.
Quegli articoli sono oggi raccolti nel volume Do svidánija (Polistampa, tel. 055 2337702, pp. 168, euro 14) e diventano una testimonianza curiosa e importante per ricordarci cosa era il mondo solo ieri.
Cosa pensano quegli strani personaggi, vestiti in modo improbabile, che pedalano affannati per salite e sfrecciano pericolosi per le discese? Ce lo rivela Massimo Fagioli nel libro Pedalabile Beat (Giraldi Editore, tel. 051 5874828, 10 euro).
Girando in bicicletta si vedono cose che in macchina sfuggono, i paesaggi diventano più dettagliati e si colgono significati più interessanti. E poi si pensa, si pensa tanto, e riaffiorano ricordi che normalmente restano seppelliti nella memoria. Il libro, strettamente autobiografico, si snoda su due piste, differenziate anche tipograficamente: quella dei pensieri in bicicletta e la pista dei ricordi dell'adolescenza.
I ricordi di uno dei primi "capelloni", «il primo nella mia città ad essere stato espulso dalla scuola», afferma con orgoglio il cinquantenne Fagioli. Un libro divertente, un caleidoscopio di canzoni, immagini, sentimenti di una generazione.
L'abito e il monaco
È uscito ad ottobre un originale volume che porta alla scoperta del mondo monastico sotto una luce completamente nuova e per molti aspetti curiosa. Una meticolosa ricerca durata anni, con le immagini e le schede di 62 "figurini" di vestiti dei monaci, realizzati nella prima metà del Settecento e adesso conservati nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze.
Con questo materiale Lara Mercanti e Giovanni Straffi hanno realizzato il libro dal titolo Quando l'abito faceva il monaco (Polistampa, pp. 240, euro 18).
Oltre all'abito religioso e alla sua evoluzione, sono trattate le origini dello specifico gruppo di figurini, descrivendo per ognuno di essi l'ordine religioso, le vesti, gli accessori, e mettendo in luce quanto la moda abbia sempre interessato il mondo religioso, per la sua capacità di esprimere concetti e simboli.
Insomma, si ribalta il detto "l'abito non fa il monaco" e si dimostra come alla veste dei monaci si attribuisse invece il compito di specificare chi era e quale ruolo ricopriva chi l'indossava.
Una serie d'aneddoti e curiosità, insieme al repertorio dei figurini ritrovati, ne fanno un libro interessante e utile per approfondire la storia della religione nella Toscana di qualche secolo fa.
È uscito ad ottobre un originale volume che porta alla scoperta del mondo monastico sotto una luce completamente nuova e per molti aspetti curiosa. Una meticolosa ricerca durata anni, con le immagini e le schede di 62 "figurini" di vestiti dei monaci, realizzati nella prima metà del Settecento e adesso conservati nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze.
Con questo materiale Lara Mercanti e Giovanni Straffi hanno realizzato il libro dal titolo Quando l'abito faceva il monaco (Polistampa, pp. 240, euro 18).
Oltre all'abito religioso e alla sua evoluzione, sono trattate le origini dello specifico gruppo di figurini, descrivendo per ognuno di essi l'ordine religioso, le vesti, gli accessori, e mettendo in luce quanto la moda abbia sempre interessato il mondo religioso, per la sua capacità di esprimere concetti e simboli.
Insomma, si ribalta il detto "l'abito non fa il monaco" e si dimostra come alla veste dei monaci si attribuisse invece il compito di specificare chi era e quale ruolo ricopriva chi l'indossava.
Una serie d'aneddoti e curiosità, insieme al repertorio dei figurini ritrovati, ne fanno un libro interessante e utile per approfondire la storia della religione nella Toscana di qualche secolo fa.
La carovana antimafia sarà in Toscana dal 20 al 30 novembre, con iniziative, incontri e assaggi dei prodotti Libera
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