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La cucina toscana, tra spaghetti, risate e piatti della tradizione
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Il merito è di Gian Carlo Frisella, patron dell'Antica trattoria Angiolino, e di Mauro Bruni, grande animatore di Lucca Comics & Games. Dal loro sodalizio è nato, da alcuni anni, il Premio Nerbini, dedicato all'editore fiorentino che negli anni Trenta da edicolante riuscì a trasformarsi in imprenditore accorto e lungimirante. Sulla copertina di Toscani in una tavola - Le migliori ricette toscane, le vignette dei disegnatori più celebri (ed. Vallecchi, pp. 80, € 7,00, www.vallecchi.it), Tex si accinge a consumare il suo piatto preferito, ovvero "una bistecca alta tre dita e una montagna di patate fritte". Segue una storia di Sergio Staino con Bobo che tenta di realizzare una ricetta di Pellegrino Artusi, e a ruota le tavole di Giuliano, Contemori, Spezi e moltissimi altri, che si sono ispirati ai piatti tipici della cucina toscana, coinvolgendo anche personaggi toscani per eccellenza come Pinocchio, Dante Alighieri, Lorenzo De' Medici, Brunelleschi.
Centocinquanta modi e passa di cucinare spaghetti, bucatini, linguine, con le verdure, il pesce, i capperi e le olive, l'aglio e la cipolla, i formaggi, la carne e quant'altro. Ricette facili e veloci per piatti gustosi di sicura riuscita, in questo Spaghetti amore mio (ed. Il Centauro, tel. 055 6530371, www.ilcentauro.it, € 10), di Paolo Petroni, consigliere nazionale dell'Accademia italiana della cucina, famoso per i suoi libri sulle cucine regionali. In appendice, la storia degli spaghetti e consigli sulla scelta e la cottura della pasta lunga.
Esiste un'identità alimentare toscana? E quali sono le sue origini? Per togliersi ogni dubbio non resta che leggere Desinari nostrali - Storia dell'alimentazione a Firenze e in Toscana (ed. Polistampa, tel. 055 2337702, www.polistampa.com, € 15) a cura degli storici Zeffiro Ciuffoletti e Giuliano Pinto con testi di vari studiosi del settore. Una ricca ed erudita carrellata che parte dall'alimentazione nel mondo etrusco per risalire dal Medioevo alla corte medicea, dai Lorena ai ricettari dell'Ottocento, passando dallo stretto rapporto tra città e campagna, che ha sempre caratterizzato la nostra regione. Un'alimentazione basata su pane, olio, vino, castagne, legumi, e la carne solo in occasioni particolari, con un ruolo importante delegato alle donne, «perché a loro era affidata l'incombenza di fare quel grande esercizio di inventiva che è rappresentato dalla necessità e dalla penuria».
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