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Lettere

Scritto da Antonio Comerci il 1 luglio 2005

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Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni:
Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra
Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente
Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie.

Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Noci nostrane
Dove sono andate a finire le nostre belle noci italiane, magari macchiate di fuori, ma sane e saporite dentro? Le uniche reperibili al supermercato Coop vengono nientemeno che dalla California... Bellissime e candide all'esterno (speriamo che non usino l'acido muriatico...), insapori e - una su tre o quattro - nere e mummificate dentro. Mi sorprendo ogni tanto a sognare le "vecchie" noci di Sorrento...
Carlo Nardi - Siena

Abbiamo in assortimento due tipi di noci della California da 500 g, di cui una a marchio Coop, il cui capitolato non prevede l'uso di sbiancanti di alcun genere, ed un'altra del fornitore Dream Fruits, che dichiara anch'esso di lavare solo con acqua e spazzolare solamente i gusci; c'è infine un tipo di noci di Sorrento, marchio Fior Fiore Coop, proprio quelle sognate dal socio.

Statuto latitante
Ho fatto la domanda di ammissione a socio, pagando la relativa quota e ricevendo la carta temporanea. Nella domanda che ho firmato c'è scritto che chi firma è a conoscenza ed accetta le norme statutarie, che però non ho potuto in effetti conoscere, dato che in quel momento lo Statuto non era disponibile.
Renato Pellegrini - Firenze

Naturalmente abbiamo provveduto, dopo la segnalazione del socio, a rifornire i punti vendita che avevano esaurito le copie dello Statuto.

Ricordiamo che è sempre consultabile nel nostro sito, www.coopfirenze.it, al link "I soci e l'Unicoop Firenze".


Lettere
La stagione della patata

Molte volte non sono soddisfatto delle patate da voi vendute in sacchetti, ma che sono tutte macchiate di nero; non capisco perché siano commerciabili, e ho il dubbio che siano dannose alla salute. Tutto quel nero che si butta noi lo abbiamo pagato; non voglio proseguire oltre ma sarebbe meglio venderle sfuse, almeno la gente le vede prima di acquistarle e non a casa.
Fortunato Brizioli - Figline Val d'Arno

Questa è una critica che ci spiace ricevere. Infatti l'assortimento delle patate viene curato particolarmente e, quando ci sono, cerchiamo di dare alternative e di trovare anche prodotti particolarmente pregiati, come le patate del Mugello o di altre zone particolarmente vocate.

Il fenomeno di patate con parti brune può verificarsi nei mesi di marzo-aprile, ovvero quando le patate - che vengono raccolte in estate - provengono da una conservazione in frigo di circa 7-8 mesi. In quel periodo il prodotto italiano si sta esaurendo ed è effettivamente probabile riscontrare problemi di annerimento e di dolcezza del gusto.

Le nostre scelte commerciali nei limiti del possibile si adeguano alla geografia di maturazione della patata attingendo, in quei mesi, al prodotto francese, raccolto in ritardo rispetto a quello italiano (settembre-ottobre) e quindi con minore conservazione in frigo, per passare successivamente alla patata novella del Nord Africa.
Poi da maggio inizia la produzione italiana, con la novella siciliana, per poi risalire lungo tutta la penisola.


Lavoro a termine
Il 3 dicembre 2004 prese il via il nuovo centro commerciale di Gavinana a Firenze. Immaginate la mia soddisfazione quando ho visto il grande supermercato finalmente con spazi adeguati ed i banchi belli colmi di merce. E poi mi si è allargato il cuore vedendo tutti quei giovani lavorare dietro i banchi e sorridenti. Ho pensato che nella mia zona era l'unica iniziativa seria di offerta di lavoro e questo aggiungeva una nota positiva al mio fare la spesa quotidiana. Però con il passare del tempo i giovani sono diminuiti, le casse aperte anche.
Ho chiesto informazioni un po' qua e un po' là, e ho potuto sapere la causa della "scomparsa dei giovani". Il motivo era che i contratti con i quali erano stati assunti non venivano rinnovati. La cosa mi ha fatto molto dispiacere, perché la cooperativa dovrebbe fare uso di simili contratti al minimo indispensabile proprio per i principi ai quali si richiama.
Carlo Braschi - Firenze

Era inevitabile che a dicembre, e per un supermercato tanto atteso nella zona, ci fosse bisogno di molto personale. E' altrettanto inevitabile che a gennaio le vendite calino, che molti clienti venuti per curiosità e per approfittare delle offerte di lancio ritornino al supermercato abituale.

Ma quei giovani che lavoravano da noi non "sono spariti": alcuni sono tornati o sono stati riassunti in altri punti vendita (via Cimabue, Salvi Cristiani, Bagno a Ripoli), altri sono in attesa che le vendite aumentino e che si creino così altri posti di lavoro.

Noi siamo gli unici ad avere un accordo con i tre sindacati di categoria per cercare di garantire, a coloro che hanno un contratto a termine, una priorità nell'assunzione a tempo indeterminato. Insomma, appena c'è un posto fisso questo viene aggiudicato in base ad una graduatoria fra coloro che da più tempo hanno avuto dei contratti a termine.

Il supermercato di Gavinana ha, come tutte le nuove strutture, un periodo di assestamento per raggiungere quei livelli di vendita che possono creare posti di lavoro stabili in numero anche superiore all'apertura: stiamo lavorando in quella direzione e per raggiungere gli obiettivi abbiamo bisogno della partecipazione dei soci e dell'impegno dei colleghi che lì lavorano.


Il padre innamorato
Ricordate quella pubblicità televisiva della Coop di qualche anno fa? Dove un uomo decideva di vivere per sempre dentro un supermercato Coop, sposarsi e mettere su famiglia tra gli scaffali? Ebbene, fin dal primo giorno che la vidi, pensai quanto fosse tagliata per mio padre. Mio padre, 81 anni, è davvero innamorato della Coop e non fa niente per nasconderlo. Ogni mese analizza attentamente l'Informatore alla ricerca di notizie ed iniziative. È socio prestatore e chiaramente ritiene di aver investito il suo denaro nel migliore dei modi. Si reca alle aperture di nuovi centri Coop e torna sempre a casa raggiante e soddisfatto. Considera il personale sempre nel migliore dei modi e lo elogia per la cortesia e la disponibilità che sempre manifesta. Tale e quale al protagonista dello spot televisivo.

Quando arrivano le ferie, le festività, e mio padre è costretto a salutare momentaneamente la sua Coop... Dove va lui, un piccolo paese in provincia di Viterbo, la Coop proprio non c'è. È vero che si trova vicinissimo alla Maremma toscana, a due passi dal lago di Bolsena, che c'è aria buona e un'ottima cucina ma... Così è stato anche per le recenti festività pasquali ed ecco come è stata la telefonata intercorsa tra me e mio padre in quei giorni:

IO - Papà, come stai? Tutto bene lì?
MIO PADRE - Bene, e tu dove sei?
IO - Sono seduta su una panchina davanti alla Coop di Piazza Leopoldo.
MIO PADRE - Beata te!

Anna Morelli - Firenze

Auguri sinceri al suo caro babbo!




Affitti esosi
Abito a Pontassieve e anni fa fu aperto, con gioia della popolazione, il nuovo centro commerciale Coop, con tanto di galleria con vari negozi. Dopo anni il centro sta piano, piano decadendo. Dato che l'affitto richiesto per i fondi della galleria sono altissimi, molti negozi hanno chiuso o chiuderanno, lasciando i fondi vuoti e naturalmente, piano, piano, non ci sarà più un negozio.
Perché proprio la Coop che predica bene affitta i fondi a prezzi altissimi costringendo i commercianti a chiudere e licenziare i commessi? Non è un controsenso con la politica della Coop? Non sarebbe l'ora di rilanciare il Centro e abbassare gli affitti?
Cristina Marrucci - Pontassieve

È normale che chi paga un affitto ritenga di pagare troppo e chi lo riscuote pensi che sia giusto, quindi non è su questo che possiamo rispondere.

Nell'affitto di un fondo del centro commerciale non c'è solo la quota per rientrare nell'investimento notevole fatto per costruirlo. E si può immaginare quanto è costata un'area nel centro della città e gli anni e i soldi che ci sono voluti per risanarla dall'amianto (ad esempio) e per farne una bella e prestigiosa costruzione.
Non c'è solo questo nell'affitto, ma anche la pulizia, il personale di sicurezza, la manutenzione continua dell'immobile. Tutte cose che un commerciante fuori dal Centro paga per conto suo e non sull'affitto, per questo da noi può sembrare più alto, ma in effetti non lo è.

E allora perché chiudono i negozi? C'è da oltre un anno un forte calo dei consumi a tutti i livelli, un calo che coinvolge anche i nostri supermercati alimentari. La gente è costretta a spendere meno anche per mangiare e per vestirsi e questa crisi ha fatto vittime fra gli esercizi commerciali.

Detto questo assicuriamo che la cooperativa si comporta in modo diverso e comprensivo nei confronti dei nostri partner e stiamo cercando le soluzioni per rilanciare il Centro, anche se le soluzioni vere (purtroppo) verranno solo da un rilancio dell'economia, almeno nelle nostre zone.

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