Toscana / 1960-'70
Dal fango alle stelle
Gli Angeli del fango e lo scudetto
All'inizio del decennio posa della prima pietra della Chiesa dell'Autostrada, capolavoro di Michelucci; ritrovamento della testa della Primavera in Arno; morte dell'Arcivescovo di Firenze cardinale Dalla Costa; quattro sindaci che si avvicendano: La Pira, Lelio Lagorio, Piero Bargellini, Luciano Bausi; a proposito di nettezza urbana si inaugurano i sacchi di carta per le singole famiglie, inizia la pulizia notturna delle strade, si discute di un possibile inceneritore a San Donnino; la notte alluvionata del Natale '66, Papa Paolo VI è sul sagrato di Santa Croce; nella musica leggera si afferma il complesso toscano dei Califfi, e Riccardo Del Turco prepara due successi: "Luglio" e "Che cosa hai messo nel caffè". "Elisa" di Luigi Cherubini inaugura la serie dei Maggi che vedranno scenografo Oscar Kokoschka e la grande rassegna espressionista del 1964 preparata da Roman Vlad, mentre nel '67 i fiorentini salutano l'ultima presenza in città di Herbert Von Karajan. I viola della Fiorentina vincono lo scudetto '68-69.
Come si vede sacro e profano, cose effimere e cose fondamentali, come è della vita quotidiana anche di ogni città, ma il decennio '60-70 - inserito fra gli anni del boom, la crescita turistica, il definitivo abbandono delle campagne e un'imminente crisi energetica internazionale - è per Firenze insieme crescita e tragedia, in quanto il costante aumento del lavoro e della ricchezza collettivi sono interrotti dall'alluvione del '66, che colpisce anche altre città e territori della Toscana.
Il resto del decennio è il tentativo generoso e senza retorica di ricostruire dal fango la città e le sue cose e di inventariare quanto si è definitivamente perduto: decine e decine di laboratori di artigiani che non apriranno più la loro bottega; fra milioni restaurati, migliaia di libri e opere cartacee perduti; deturpati per sempre capolavori come il Crocifisso di Cimabue, ma soprattutto - dicono gli storici - una grande occasione perduta per trarre, dal grande scossone dell'alluvione, decisioni e scelte davvero innovative.
La città si riavvierà a un terziario forse eccessivo, al governo delle lobby commerciali, al destino redditizio ma sterile di custode del suo passato da museo.
Tuttavia Firenze cresce ed è ancora un vivace laboratorio di idee: questi due aspetti sono confermati, da un lato, da un'eccellente fioritura di architetture cittadine e, quanto alle idee, la città resta laboratorio produttivo e anticipatore. Si pensi a quanto un eccezionale fervore religioso anticipi in questa città le novità del prossimo Concilio; mentre sul piano politico Firenze elabora per prima, nell'amministrazione comunale, quella che sarà sul piano nazionale l'importante stagione del "centrosinistra".
Quante mura, case e ponti vede sorgere Firenze in questi anni! Il lettore di oggi segua con gli occhi della mente quest'elenco per riconoscere luoghi ben noti della città.
Sorgono dal '61 il cavalcavia dell'Affrico, la spadoliniana sede del quotidiano "La Nazione"; l'anno dopo è avviata la nuova "Fondiaria" di Gamberini, le "Nuove Poste" di via Pietrapiana di Michelucci e si progetta il quartiere di Sorgane, che sorgerà in questi anni con un vero parterre de rois di architetti fra cui Ricci, Savioli, Dezzi, Bardeschi, Gori. Dal '63 parte il Palazzo dello Sport di Campo di Marte; l'anno dopo il Centro Internazionale dei Congressi di via Valfonda e l'attiguo Palazzo degli Affari.
Del '65 è il Ponte da Verrazzano e nei restanti anni del decennio sorgono l'Ippodromo del Visarno, il nuovo ospedale di Torregalli e il viadotto all'Indiano.
Ma accanto agli edifici di cemento, Firenze elabora anche strutture di idee, soprattutto nel primo quinquennio, quando Giorgio La Pira copre il secondo mandato di sindaco (marzo '61 - marzo '65) nel quale, condividendo la giunta con i socialisti, mette alla prova il primo esperimento di centrosinistra e vara finalmente il piano regolatore progettato dall'architetto Edoardo Detti che, fra l'altro, vede salva la mirabile cintura delle colline intorno alla città.
Firenze vive anche una formidabile stagione di risveglio religioso, che da un lato elabora nuove prospettive teologiche e precisi impegni della fede alla prova della storia di tutti i giorni: è la stagione dello scolopio padre Ernesto Balducci, del servita padre Davide Maria Turoldo all'Annunziata, di don Bensi e di don Rosadoni, della LEF e dei cenacoli di Santo Spirito e di Santa Croce. Da quest'insieme nasce quel rinnovamento della Chiesa che è sancito in questi anni dal Concilio Vaticano II e che Firenze, se si vuole, ha preparato con decisive proposizioni.
Sul piano religioso il decennio si conclude con l'inquieta vicenda della Comunità dell'Isolotto di don Mazzi, che ha enorme rilievo nell'opinione pubblica nazionale perché segna il lacerante distacco di quella comunità dal vescovo della diocesi.
A metà del quinquennio Firenze è scossa da una tragedia le cui conseguenze sono quasi pari a quelle portate dall'ancora recente seconda guerra mondiale: l'alluvione del 4 novembre 1966. In meno di 24 ore cadono sulla città oltre 190 millimetri d'acqua: i letti dell'Arno e dei suoi affluenti - saturi di detriti e quindi ridotti - e gli eccessivi disboscamenti non permettono ai terreni di trattenere le acque. Da qui il tragico irrompere in città di una quantità d'acqua calcolata in 4100 metri cubi al secondo: a Firenze l'intero centro storico è sommerso; l'acqua travolge automobili, allaga scantinati, scardina saracinesche di negozi, sale fino ai primi piani di molte case mescolando nafta scura, fango e detriti.
Sulle cause ancor oggi si discute. Quanto ai danni, nel settore delle arti 1400 opere andarono danneggiate; nei beni librari un milione e mezzo di libri furono travolti. In migliaia di case private furono distrutti mobili e suppellettili, cancellate centinaia di botteghe artigiane, molte delle quali non risorsero più. Danni inferiori ma rilevanti l'alluvione portò nella piana fiorentina e nel grossetano. A Firenze, con rabbiosa abnegazione, il popolo, sostenuto dal concorso dei cosiddetti "Angeli del fango" convenuti da ogni parte del mondo, riuscì in breve tempo a riconquistare una certa normalità. Fra l'altro nacque un Laboratorio per il restauro delle opere d'arte che ha fatto scuola nel mondo.
Il decennio si chiude con un evento caro allo spirito di campanile di Firenze ancora convalescente: la Fiorentina veleggia verso nuove glorie. Ora allenatore è Bruno Pesaola, detto il "Petisso". Se ne vanno dalla squadra Albertosi e Brugnera ma vigoreggiano Merlo, Maraschi, Amarildo, il talentuoso Chiarugi e soprattutto il grande organizzatore di gioco che è "Picchio" De Sisti. La Fiorentina vince lo scudetto della stagione '68-69.
Ma Firenze non è un'isola, i primi venti della contestazione giovanile si avvertono anche in città, l'università e gli studi ne sono investiti, si avverte che il modo di sentire delle nuove generazioni è una risposta antropologica prima che politica verso il mondo che cambia. Non più sindaco ma semplice viaggiatore della pace, Giorgio La Pira nella grande adunata al convegno mondiale dei giovani a Tunisi dice: «I giovani sono come le rondini, vanno verso la primavera».
Come si vede sacro e profano, cose effimere e cose fondamentali, come è della vita quotidiana anche di ogni città, ma il decennio '60-70 - inserito fra gli anni del boom, la crescita turistica, il definitivo abbandono delle campagne e un'imminente crisi energetica internazionale - è per Firenze insieme crescita e tragedia, in quanto il costante aumento del lavoro e della ricchezza collettivi sono interrotti dall'alluvione del '66, che colpisce anche altre città e territori della Toscana.
Il resto del decennio è il tentativo generoso e senza retorica di ricostruire dal fango la città e le sue cose e di inventariare quanto si è definitivamente perduto: decine e decine di laboratori di artigiani che non apriranno più la loro bottega; fra milioni restaurati, migliaia di libri e opere cartacee perduti; deturpati per sempre capolavori come il Crocifisso di Cimabue, ma soprattutto - dicono gli storici - una grande occasione perduta per trarre, dal grande scossone dell'alluvione, decisioni e scelte davvero innovative.
La città si riavvierà a un terziario forse eccessivo, al governo delle lobby commerciali, al destino redditizio ma sterile di custode del suo passato da museo.
Tuttavia Firenze cresce ed è ancora un vivace laboratorio di idee: questi due aspetti sono confermati, da un lato, da un'eccellente fioritura di architetture cittadine e, quanto alle idee, la città resta laboratorio produttivo e anticipatore. Si pensi a quanto un eccezionale fervore religioso anticipi in questa città le novità del prossimo Concilio; mentre sul piano politico Firenze elabora per prima, nell'amministrazione comunale, quella che sarà sul piano nazionale l'importante stagione del "centrosinistra".
Quante mura, case e ponti vede sorgere Firenze in questi anni! Il lettore di oggi segua con gli occhi della mente quest'elenco per riconoscere luoghi ben noti della città.
Sorgono dal '61 il cavalcavia dell'Affrico, la spadoliniana sede del quotidiano "La Nazione"; l'anno dopo è avviata la nuova "Fondiaria" di Gamberini, le "Nuove Poste" di via Pietrapiana di Michelucci e si progetta il quartiere di Sorgane, che sorgerà in questi anni con un vero parterre de rois di architetti fra cui Ricci, Savioli, Dezzi, Bardeschi, Gori. Dal '63 parte il Palazzo dello Sport di Campo di Marte; l'anno dopo il Centro Internazionale dei Congressi di via Valfonda e l'attiguo Palazzo degli Affari.
Del '65 è il Ponte da Verrazzano e nei restanti anni del decennio sorgono l'Ippodromo del Visarno, il nuovo ospedale di Torregalli e il viadotto all'Indiano.
Ma accanto agli edifici di cemento, Firenze elabora anche strutture di idee, soprattutto nel primo quinquennio, quando Giorgio La Pira copre il secondo mandato di sindaco (marzo '61 - marzo '65) nel quale, condividendo la giunta con i socialisti, mette alla prova il primo esperimento di centrosinistra e vara finalmente il piano regolatore progettato dall'architetto Edoardo Detti che, fra l'altro, vede salva la mirabile cintura delle colline intorno alla città.
Firenze vive anche una formidabile stagione di risveglio religioso, che da un lato elabora nuove prospettive teologiche e precisi impegni della fede alla prova della storia di tutti i giorni: è la stagione dello scolopio padre Ernesto Balducci, del servita padre Davide Maria Turoldo all'Annunziata, di don Bensi e di don Rosadoni, della LEF e dei cenacoli di Santo Spirito e di Santa Croce. Da quest'insieme nasce quel rinnovamento della Chiesa che è sancito in questi anni dal Concilio Vaticano II e che Firenze, se si vuole, ha preparato con decisive proposizioni.
Sul piano religioso il decennio si conclude con l'inquieta vicenda della Comunità dell'Isolotto di don Mazzi, che ha enorme rilievo nell'opinione pubblica nazionale perché segna il lacerante distacco di quella comunità dal vescovo della diocesi.
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| Dal fango alle stelle 1 |
Sulle cause ancor oggi si discute. Quanto ai danni, nel settore delle arti 1400 opere andarono danneggiate; nei beni librari un milione e mezzo di libri furono travolti. In migliaia di case private furono distrutti mobili e suppellettili, cancellate centinaia di botteghe artigiane, molte delle quali non risorsero più. Danni inferiori ma rilevanti l'alluvione portò nella piana fiorentina e nel grossetano. A Firenze, con rabbiosa abnegazione, il popolo, sostenuto dal concorso dei cosiddetti "Angeli del fango" convenuti da ogni parte del mondo, riuscì in breve tempo a riconquistare una certa normalità. Fra l'altro nacque un Laboratorio per il restauro delle opere d'arte che ha fatto scuola nel mondo.
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| Dal fango alle stelle 2 |
Ma Firenze non è un'isola, i primi venti della contestazione giovanile si avvertono anche in città, l'università e gli studi ne sono investiti, si avverte che il modo di sentire delle nuove generazioni è una risposta antropologica prima che politica verso il mondo che cambia. Non più sindaco ma semplice viaggiatore della pace, Giorgio La Pira nella grande adunata al convegno mondiale dei giovani a Tunisi dice: «I giovani sono come le rondini, vanno verso la primavera».
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