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Merci & commerci / Enologia

Andar per vini

Turismo di gusto in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana

Scritto da Carlo Macchi il 1 giugno 2005

00000037-00000001 Esperto di enogastronomia

Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.
Andar per vini
Ero in Langa
e mi venne l'idea di telefonare ad un amico produttore di vino. «Dai, passa, che poi andiamo a cena insieme!», fu l'immediata risposta. Solo alla fine della cena seppi “per caso” (leggi: torta con candeline portata in tavola) che quello era il giorno del suo compleanno. Io mi sentii un verme ed il più classico dei rompi... Ma lui disse prontamente: «Noi produttori langaroli siamo diventati famosi nel mondo per la nostra ospitalità. Vogliamo rovinarci proprio adesso?».
Questa ospitalità viene tradotta con il termine “enoturismo”, che da anni è una delle voci più in attivo del settore turistico. Le regioni all'avanguardia di questa particolarmente gustosa forma di turismo sono - dal mio punto di vista - Toscana, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il Friuli enologico ha l'indubbio vantaggio di essere piuttosto ristretto. La zona del Collio (vicinissima ad Udine e Gorizia) è infatti piccola ma ha dentro di sé panorami unici e soprattutto tantissimi produttori disposti ad aprire le loro cantine per assaggi e visite.
Grandi bianchi, dal Tocai al Sauvignon, passando per Pinot Grigio e Chardonnay, potranno farvi cambiare idea sulla storica preferenza di noi toscani per il rosso. Se poi volete “annacquare” gli assaggi, in meno di mezz'ora siete al mare. Cosa volete di più!

Nel Veneto il turismo enologico si sviluppa principalmente nella zona del Valpolicella e del Soave. Tante cantine, ma anche tanti bei posti e città da vedere: Verona, il Lago di Garda, gli sconosciuti e verdissimi Monti Lessini, sono alcune delle tappe che, tra una cantina e l'altra, possono giustificare il viaggio.
Se andate sui Lessini non perdetevi l'assaggio del Monte Veronese, un formaggio di vacca che spesso, sia nella versione fresca che in quella stagionata, dà dei punti ai vari Montasio, Asiago e compagnia cantante. La compagnia sarà ancora più cantante se lo abbinate ad un Valpolicella o ad un Amarone di razza.

Il Piemonte è sicuramente la terra principe per l'enoturista.
La zona del Barolo e del Barbaresco ha la più alta concentrazione di cantine e grandi ristoranti, osterie e trattorie del globo terracqueo. I rischi per il fegato sono altissimi ma le certezze di godimento sono al di sopra di ogni sospetto.
Il programma tipo è il seguente: sveglia alle 9, ed entro le 12 si è visitato almeno due cantine con minimo 6-7 assaggi di vino ed altrettanti tra salumi e formaggi. Pranzo in osteria (magari accompagnato dal produttore) con gli imperdibili 5-6 antipasti piemontesi seguiti da agnolotti, tajarin e del buon coniglio “in civet”. Dopo la flebo di caffè, piccola passeggiata digestiva tra le vigne e verso le 17 ancora visite in cantina fino alle 20. Chiusura in gloria con un ristorante da leccarsi i baffi.
Chi riesce a farlo per almeno tre giorni di seguito entra a far parte del club “Grasso che cola e colesterolo che non cala”.

E veniamo alla nostra Toscana: qui il viandante enoico ha tanto da vedere e da gustare che rischia di perdersi. Il Chianti, Montalcino, Montepulciano, Bolgheri, la Maremma, sono mete che tutto il mondo ci invidia. Vini rossi di grande importanza e assoluta qualità a cui purtroppo, in diversi casi, non si abbina una ristorazione adeguata, sia nella qualità della proposta che nel prezzo. Questo è forse il puntum dolens di un'offerta turistica che comunque ha pochi eguali nel mondo.

Vi è comunque una domanda che l'enoturista si pone e si porrà sempre visitando una cantina: «Devo comprare del vino? E se sì, quanto?».
Voglio venirvi in aiuto a modo mio. Da diverso tempo quasi tutte le cantine aperte al pubblico praticano gli stessi prezzi delle enoteche. Questo a causa (o per fortuna, a seconda dei casi) delle proteste dei rivenditori a cui il produttore, oltre a vendere il vino, faceva anche concorrenza. Per questo oggi, visitando una bella cantina di Chianti Classico, pagherete i suoi vini allo stesso prezzo dell'enoteca.
Allora sapete cosa vi dico: visitate tutte le cantine che volete e poi fate come i tedeschi. Un salto al più vicino iper o supermercato, dove lo stesso vino costa anche il 20-25% in meno, carrello pieno e via!

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