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Gastronomia / Cucina zingara

Il cibo dei figli del vento

I piatti tipici, le usanze. Chi sono e quanti sono in Italia

Scritto da Giulia Caruso il 1 maggio 2005

Giornalista

Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.
Il cibo dei figli del vento
Frutto variegato di mille culture
è la cucina del popolo nomade, risultato di peregrinazioni secolari tra Oriente e Occidente. Ogni etnia romani ha infatti un proprio patrimonio di ricette, mutuato dalle tradizioni culinarie dei paesi attraversati, interpretate alla luce di un'antichissima arte di arrangiarsi.
Il risultato è una cucina povera all'apparenza ma ricca di sapori. I dolma e i sarma, ad esempio, sono i due piatti più popolari, comuni a molte etnie. I dolma sono peperoni ripieni di riso, carne tritata e pomodoro. Per la cottura vengono disposti verticalmente in una pentola chiusa, con dell'acqua sul fondo. I sarma sono involtini di cavolo cappuccio, preparati con lo stesso ripieno.
La pitta è un'altra golosità, diffusa tra i rom di molti paesi d'Europa. Si tratta di una sfoglia di acqua e farina da cui vengono ricavati lunghi cilindri, successivamente riempiti di bietola e ricotta o di carne, patate e cipolle oppure di uova e ricotta, che vengono adagiati in una teglia da forno a mo' di spirale e successivamente cotti in forno.
Il bosanskibonaz è invece uno spezzatino di carne con peperoni, verza, patate, cavolfiore. Interessante l'abitudine di bollire sempre la carne prima di utilizzarla nei soffritti o nelle zuppe. Ragioni igieniche di sicuro, ma anche opportunità dietetiche: molto meglio i grassi vegetali di quelli animali.

La ricorrenza della Natività è occasione per gli zingari di mezza Europa di grande convivialità: si fa il pane in casa e si preparano dolci da consumare tutti insieme. Secondo tradizione è consuetudine cuocere allo spiedo una pecora intera, dopo averla riempita di patate al rosmarino, spennellata di birra durante la cottura, che generalmente avviene su un grande letto di braci ardenti. La pecora così preparata fa parte anche del menu abituale dei banchetti nuziali, altra grande tradizione rom.
Così come è consuetudine diffusa l'uccisione di un agnello in segno di gratitudine e di buon augurio, ad esempio quando un bambino guarisce da una malattia. In quest'occasione, genitori e parenti stretti del piccolo si toccano la fronte con le dita intinte nel sangue dell'animale e distribuiscono a tutti la carne cruda a pezzi, che ognuno provvederà a cuocere e consumare, in segno di ringraziamento per il felice evento. La tradizione è di origine musulmana, ma è diventata pratica comune a molti gruppi.

Il cibo dei figli del vento 2
Un dolce antico,
da consumare in occasioni di feste e matrimoni, è l'halvava, simile alla nostra polenta, fatto con farina cotta nell'olio a cui si aggiunge sciroppo di zucchero, frutta secca, pinoli.
Altro dolce abbastanza diffuso è il baklave, formato da una sorta di lasagne di pasta sfoglia con uva passita, noci, pinoli, miele, aromatizzato con rum e cotto in forno.
A tavola ci si siede all'orientale, con tutte le portate servite insieme sulla tavola a cui ogni commensale attinge.
E' pratica diffusa concludere il pasto con grappa prodotta dalla distillazione della frutta, soprattutto delle prugne.

La storia

Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità estremamente eterogenea.

Si suddividono essenzialmente in 5 gruppi: rom, sinti, kalé (gitani della penisola iberica), manouche (francesi) e romanichals (inglesi).
A questi gruppi principali si ricollegano i sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità ma con un'origine unica, l'India del Nord, e una lingua comune, il romanès.

La popolazione romani, in Italia, rappresenta lo 0,16% circa dell'intera popolazione nazionale. Secondo recenti stime sarebbero 130.000, tra sinti e rom con i loro sottogruppi.
I sinti sono soprattutto presenti a nord, mentre nel resto d'Italia, soprattutto al centro e al sud, sono presenti rom di antico insediamento (XV secolo circa) a cui si sono aggiunti gruppi di recente e di recentissima immigrazione, soprattutto dalla ex Jugoslavia e dalla Romania.

Circa il 75% è di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.

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