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Lettere

Scritto da Antonio Comerci il 1 marzo 2005

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Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni:
Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra
Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente
Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie.

Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Lettere
Non passi lo straniero

Scrivo in merito all'etichetta del miele millefiori a marchio Coop. C'è scritto: "il miele millefiori a marchio Coop è ottenuto dal nettare di svariati fiori. Se per avverse condizioni atmosferiche la produzione nazionale risulta insufficiente, Coop seleziona anche il migliore miele proveniente dagli stati più vocati". Così il consumatore penserà che Coop vorrebbe far loro mangiare il miele italiano, ma questo non è disponibile sul mercato e quindi dà loro miele argentino.
Il prodotto sul mercato c'è, ne sono sicura perché moglie di un socio Conapi (cooperativa che confeziona per voi miele).
All'ultima assemblea dei soci, sono state rilevate notevoli scorte di millefiori nazionale nei nostri magazzini. lo sono molto amareggiata dal vostro comportamento perché compro spesso prodotti a marchio e pensavo che almeno in questi la Coop fosse più corretta. Sull'etichetta scrivete la verità: il miele argentino costa meno!
Susanna Canovai - Castelfranco di Sotto (Pi)

Di miele millefiori a marchio Coop ce ne sono due tipi: uno esclusivamente di miele nazionale, mentre l'altro, generico, ha l'etichetta descritta dalla socia e costa meno.
Cosa chiede ad un vasetto di miele il consumatore? Che sia buono e che costi poco.
È chiaro che sui prodotti meno caratterizzati (come il millefiori) prevale l'aspetto "prezzo" rispetto a tutto il resto, e se noi non ne tenessimo conto sarebbe il consumatore a lasciarcelo sugli scaffali. Mentre se si punta alla qualità e alla caratterizzazione del prodotto, il prezzo può essere più remunerativo per noi e per l'apicoltore.
Proprio a gennaio nei nostri supermercati c'è stata una promozione di miele toscano in collaborazione con Api-toscana, con assaggi e promozioni.

Eroi e nemici
Sono rimasta esterrefatta e delusa nel trovare che fra le promozioni degli Ipercoop a Natale ci fossero giochi tipo Action Man, Kongo Mission e Master of Universe, personaggi eroi e nemici.
Che senso ha fare la campagna "Un cuore si scioglie" (cui peraltro aderisco) e poi offrire al consumo quasi sempre acritico dell'infanzia oggetti di questo genere? Sono convinta che questo sia per l'Unicoop un "incidente di percorso" al quale ovviare.
Paola Torricini - Firenze

Nei nostri punti vendita il consumatore deve trovare quello che cerca: questo è il primo compito di una cooperativa di consumatori, perché il nostro è prima di tutto un servizio. Naturalmente accanto a questo cerchiamo di valorizzare tutto ciò che a noi e alla maggior parte dei consumatori sembra più importante ed etico.
Se da noi vengono tutti, anche quelli che cercano gli Action man, sarà ad un pubblico più vasto che si rivolgerà anche la campagna "Un cuore si scioglie" e probabilmente un giorno anche quei consumatori potranno fare scelte diverse.

Cari shopper
Io vado spesso alla Coop del mio paese per la spesa: come mai improvvisamente il costo delle borse che si chiedono alla cassa ("shopper") è salito da 0,02 a 0,06 euro? Inoltre, è giusto che le borse abbiano un costo?
Laura Barta - E mail

Nei punti vendita dell'Unicoop Firenze gli shopper di plastica vengono fatti pagare in base al loro costo effettivo e ne abbiamo di varie qualità e grandezze. Questi sono i prezzi di vendita: Canale Iper € 0.02 la media, € 0.04 la grande; Canale Super € 0.03 per un'unica misura; Canale SMC € 0.02.
Probabilmente la socia si riferisce ad un negozio Coop non gestito dalla nostra cooperativa, che negli ultimi tempi non ha effettuato nessun aumento di prezzo.
Secondo noi è giusto far pagare lo shopper per non farne aumentare l'utilizzo. Mantenendo un piccolo prezzo d'acquisto siamo riusciti a contenerne l'uso e a indurre nel consumatore la buona abitudine a utilizzarlo più volte o a usare altri sistemi (scatole, cesti, borse) che aiutano a mandare meno rifiuti in discarica.

Senza ninna e senza nanna
Sono una vostra socia, e sono madre di tre bambini. Aprendo l'Informatore di questo mese sono rimasta stupita (meglio sarebbe dire sconvolta) nel leggere un articolo in cui si parla del sonno dei bambini.
Mi stupisce e mi irrita leggere frasi come quelle in cui si "consiglia" i genitori di non cullare, consolare, tenere la mano, tanto meno cantare ninne-nanne ai propri figli per accompagnarli nel sonno.
È ampiamente dimostrato come il pianto di un neonato sia causato da un bisogno e non da un capriccio, di come il pianto dei neonati sia un tipo di messaggio che va a colpire i centri nervosi del nostro cervello, innescando una reazione che è quella di intervenire per calmare questo pianto, di come il bambino ascoltato e soddisfatto nei suoi bisogni rafforzi la sua autostima e impari a comunicare meglio con l'adulto e così via.
Paola Torrini - Firenze

Abbiamo potuto riportare, per ragioni di spazio, solo una piccola parte dell'appassionata lettera della signora Paola.
Specialmente in questo campo ci sono varie "scuole di pensiero" e tutte portano esempi ed argomentazioni alle proprie convinzioni. Sarà nostra cura cercare anche altre voci e rappresentare nelle nostre pagine un più ampio spettro di opinioni.

Lettere
Pomodorini da miseria

Nel corso della trasmissione "W il mercato" di Riccardo Iacona (Rai Tre) ho avuto modo di rendermi conto della situazione tragica in cui versano gli agricoltori siciliani della zona di Vittoria, lavoratori e agricoltori schiacciati dal libero mercato. Persone costrette a vendere i loro prodotti, coltivati con grandi sacrifici economici, per cifre ridicole, senza nessuna possibilità di contrattare i prezzi. Completamente in balia dei grandi gruppi che li ricattano e li obbligano a vendere i loro pomodorini per 10 centesimi al chilo o a far marcire tutto nei campi. Gente che si sta indebitando fino al collo, che non ha più i soldi per comprare il latte in polvere ai figli, e questo perché i grandi gruppi, compresa la Coop, fanno deliberatamente ed esclusivamente i loro interessi.
Nel libero mercato, quei pomodorini pagati 10 centesimi al coltivatore costano quasi 3 euro nei punti vendita. Questo non è etico e mi sembrerebbe giusto che Coop si preoccupasse di pagare ai coltivatori le cifre adeguate per la loro merce.
Mi sembra doveroso che Coop, anche se non compera direttamente dai produttori, si preoccupi dei canali attraverso cui agisce.
Mila Magistri - Figline Valdarno (FI)

La trasmissione di Rai 3 del 3 gennaio "W il mercato" ha messo in evidenza con molta efficacia il divario che esiste tra i prezzi pagati ai produttori di ortofrutta e i prezzi degli stessi prodotti per i consumatori. I dati messi in chiaro nella trasmissione possono riassumersi in alcune cifre chiave: i pomodorini (presi ad esempio) vengono pagati al produttore circa 20 centesimi, Coop li acquista da intermediari a 2,20 euro e li rivende (iva compresa) a 2,89-2,90 euro.
Questo prezzo, che peraltro risulta il più competitivo rispetto ai concorrenti, mette in evidenza che il problema sta non tanto nella distanza tra il nostro prezzo di acquisto ed il nostro prezzo di vendita (appena sufficiente a coprire i costi di gestione del reparto), quanto nella enorme differenza che separa la quotazione a cui noi acquistiamo il prodotto e la "remunerazione" che rimane in tasca a chi produce, generando quindi problemi drammatici di sopravvivenza per i coltivatori.

Perché avviene ciò? Sicuramente esistono problemi "oggettivi" legati ai costi di trasporto, di selezione qualitativa, di confezione che su prodotti "poveri" come spesso sono la frutta e la verdura producono un obiettivo e ineliminabile effetto moltiplicatore sui costi. Ma questo fatto non spiega a sufficienza il problema.

La questione di fondo sta nella forte polverizzazione e frammentazione del sistema agricolo italiano: questo fenomeno rende necessarie forme di "intermediazione" e di moltiplicazione di "passaggi" che spesso creano fenomeni di speculazione e comunque di appesantimento dei costi, abbassando anche il potere contrattuale di chi produce.

La nostra strategia è da sempre quella di privilegiare i prodotti nazionali, di tenere rapporti stretti con le produzioni locali, di sollecitare interventi istituzionali "mirati": a questo proposito voglio ricordare un'iniziativa (parliamo di uva) che abbiamo realizzato recentemente cogliendo una sollecitazione della Regione Puglia e che ci ha consentito di realizzare un accordo di filiera con quei produttori, fissando prezzi remunerativi per chi produce e prezzi equi per chi vende.

La strada che vogliamo percorrere è questa: dare un forte contributo per modernizzare il settore agroalimentare italiano, renderlo realmente competitivo, valorizzando la qualità e la tipicità delle nostre produzioni come unica strada che possa permettere la sopravvivenza e lo sviluppo dell'agricoltura italiana. Di fronte alle serie minacce delle produzioni estere che spesso risultano più competitive, questo è anche il modo per difendere il consumatore che oggi, per effetto della crisi economica, ci chiede prezzi bassi e mantenimento della qualità e della sicurezza dei prodotti che acquista.

Vincenzo Tassinari
Presidente Coop Italia

Giornata in agrodolce
Ringrazio la gentile signora che il 5 gennaio, alla Coop dove faccio abitualmente la spesa, ha riportato al banco informazioni la mia borsa, con tutto il suo contenuto, che avevo distrattamente lasciato al deposito carrelli.
"Ringrazio" altresì l'altra distinta, elegantissima signora che, nello stesso sfortunato giorno, gentilmente mi ha passato il suo carrello, appena utilizzato e non ancora agganciato agli altri, prendendosi due euro in cambio. Al momento in cui ho restituito il carrello ho scoperto che dentro c'era una moneta da un euro.
Lula Girelli - E mail

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