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Toscana / Intervista a Enzo Fileno Carabba

Abissi provinciali

Il Valdarno protagonista dell'ultimo libro dello scrittore toscano

Scritto da Silvia Gigli il 1 marzo 2005

Giornalista

E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze. Attualmente è caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.
Abissi provinciali
Le storie gli vanno incontro nel bosco.
Lui cammina, si inerpica, scende e risale sentieri e, tra un fungo e l'altro, nel silenzio mormorante di castagni, querce e cipressi, le storie arrivano e lo possiedono. Sembra la traccia di uno dei suoi libri, magari l'ultimo, "Pessimi segnali", che mescola brivido e ironia raccontando la storia noir di un volontario della Croce rossa in servizio in un paesino del Valdarno.
Ma per Enzo Fileno Carabba, classe '66, uno degli scrittori italiani più talentuosi e originali degli ultimi anni, le cose stanno proprio così. Non che l'ispirazione non gli arrivi anche stando seduto alla sua scrivania, tutt'altro, ma nei boschi tutto funziona meglio. E così, con la scusa delle storie da trovare, ormai conosce a memoria tutti i sentieri intorno alla sua casa all'Impruneta o ad Anghiari o in quelle gole verdi e fascinose che circondano Volterra.

«Alla fine, a forza di camminarci dentro, questi luoghi mi hanno raggiunto - racconta Carabba -. Sono entrati nelle cose che scrivo. Mi è sempre piaciuto fare dei giri a piedi nelle colline, fin da bambino. Una volta cresciuto, i miei giri si sono fatti sempre più lunghi. Così ho scoperto posti di cui non sospettavo l'esistenza e individui memorabili, nel bene e nel male. Persone che abitavano a pochi passi da me ma che vivevano in un altro mondo».
Un universo parallelo del quale, paradossalmente, per lui autore di libri fantasy, e quindi di mondi apparentemente lontani anni luce dalla realtà quotidiana, non è stato facile scrivere. Parrebbe la realtà abusata della porta accanto.
«Parrebbe. In realtà in queste colline non ci va praticamente nessuno perché tutti percorrono gli stessi sentieri e si fermano negli stessi punti come se seguissero un'identica mappa. Basta girare l'angolo per scoprire un mondo abbandonato. Forse questi posti mi piacciono proprio perché lì la presenza umana è meno massiccia, più lontana. E questo allontanamento mi sembra fantastico e rassicurante. Paradossalmente, oggi che è più facile andare da una città all'altra, ci si dimentica di quello che sta in mezzo. E in mezzo ci sono voragini, regioni abbandonate che stanno tornando allo stadio primitivo. Parlerò di questo nel mio prossimo libro».

Abissi provinciali
Ad un certo punto però
quei posti sono diventati protagonisti veri delle sue storie. Come il Valdarno, per esempio, che nel suo ultimo libro è uno dei personaggi principali con tutta la sua portata di violenza ma anche di struggente bellezza.
«Non so come sia accaduto, ma ad un certo punto qualcosa è cambiato - racconta -. Mi sembrava di non essere abbastanza chiaro. Luoghi, vicende reali, persone, si sono imposti nella mia mente. Fusi a menzogne colossali, è chiaro. Così è nato "Pessimi segnali", che descrive gli abissi della provincia toscana visti da un'ambulanza in corsa sulle emergenze, tra stradine di campagna e autostrade. Il Valdarno mi è parso il luogo ideale da raccontare, una specie di metropoli frantumata, una piccola Los Angeles diluita e assediata dalla natura che ingloba i ruderi. E' una terra dove le industrie convivono con antichi pensieri e dove nulla è come sembra».

Dopo una violenta e allucinante grandinata, il protagonista del libro e un'anziana del paese approdano alla Coop. In quell'angolo di Toscana la Coop è vissuta quasi come un totem contemporaneo, un luogo quasi mistico...
«Sì, diventa una specie di ultimo culto possibile perché è uno dei luoghi dell'abbondanza e quindi tutti vanno lì. Naturalmente in senso trasfigurato. E poi, diciamocelo, ovunque tu vada in Toscana la Coop è un punto di riferimento per ritrovarsi come poteva essere la chiesa prima. Luogo di culto, intorno a cui tutto ruota».
Umorismo nero, risate e brividi, ironia e cattiveria, in quest'ultimo romanzo Carabba sembra aver dato finalmente sfogo a tutta la sua vena dissacrante.
«Mi piace che vengano fuori insieme luce e tenebre, incubi e divertimento, perché penso che la realtà della vita sia così. I film horror che si fanno oggi mi mettono a disagio perché lì i morti sono sempre ad una sola dimensione, rancorosi, lividi, vendicativi. Nella tradizione popolare, invece, i morti erano minacciosi ma ad un certo punto davano anche i numeri del lotto. E' questo il bello».

Il libro
Enzo Fileno Carabba, Pessimi segnali, Marsilio Black, 12 euro

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