Toscana / Intervista a Enzo Fileno Carabba
Abissi provinciali
Il Valdarno protagonista dell'ultimo libro dello scrittore toscano
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Ma per Enzo Fileno Carabba, classe '66, uno degli scrittori italiani più talentuosi e originali degli ultimi anni, le cose stanno proprio così. Non che l'ispirazione non gli arrivi anche stando seduto alla sua scrivania, tutt'altro, ma nei boschi tutto funziona meglio. E così, con la scusa delle storie da trovare, ormai conosce a memoria tutti i sentieri intorno alla sua casa all'Impruneta o ad Anghiari o in quelle gole verdi e fascinose che circondano Volterra.
«Alla fine, a forza di camminarci dentro, questi luoghi mi hanno raggiunto - racconta Carabba -. Sono entrati nelle cose che scrivo. Mi è sempre piaciuto fare dei giri a piedi nelle colline, fin da bambino. Una volta cresciuto, i miei giri si sono fatti sempre più lunghi. Così ho scoperto posti di cui non sospettavo l'esistenza e individui memorabili, nel bene e nel male. Persone che abitavano a pochi passi da me ma che vivevano in un altro mondo».
Un universo parallelo del quale, paradossalmente, per lui autore di libri fantasy, e quindi di mondi apparentemente lontani anni luce dalla realtà quotidiana, non è stato facile scrivere. Parrebbe la realtà abusata della porta accanto.
«Parrebbe. In realtà in queste colline non ci va praticamente nessuno perché tutti percorrono gli stessi sentieri e si fermano negli stessi punti come se seguissero un'identica mappa. Basta girare l'angolo per scoprire un mondo abbandonato. Forse questi posti mi piacciono proprio perché lì la presenza umana è meno massiccia, più lontana. E questo allontanamento mi sembra fantastico e rassicurante. Paradossalmente, oggi che è più facile andare da una città all'altra, ci si dimentica di quello che sta in mezzo. E in mezzo ci sono voragini, regioni abbandonate che stanno tornando allo stadio primitivo. Parlerò di questo nel mio prossimo libro».
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«Non so come sia accaduto, ma ad un certo punto qualcosa è cambiato - racconta -. Mi sembrava di non essere abbastanza chiaro. Luoghi, vicende reali, persone, si sono imposti nella mia mente. Fusi a menzogne colossali, è chiaro. Così è nato "Pessimi segnali", che descrive gli abissi della provincia toscana visti da un'ambulanza in corsa sulle emergenze, tra stradine di campagna e autostrade. Il Valdarno mi è parso il luogo ideale da raccontare, una specie di metropoli frantumata, una piccola Los Angeles diluita e assediata dalla natura che ingloba i ruderi. E' una terra dove le industrie convivono con antichi pensieri e dove nulla è come sembra».
Dopo una violenta e allucinante grandinata, il protagonista del libro e un'anziana del paese approdano alla Coop. In quell'angolo di Toscana la Coop è vissuta quasi come un totem contemporaneo, un luogo quasi mistico...
«Sì, diventa una specie di ultimo culto possibile perché è uno dei luoghi dell'abbondanza e quindi tutti vanno lì. Naturalmente in senso trasfigurato. E poi, diciamocelo, ovunque tu vada in Toscana la Coop è un punto di riferimento per ritrovarsi come poteva essere la chiesa prima. Luogo di culto, intorno a cui tutto ruota».
Umorismo nero, risate e brividi, ironia e cattiveria, in quest'ultimo romanzo Carabba sembra aver dato finalmente sfogo a tutta la sua vena dissacrante.
«Mi piace che vengano fuori insieme luce e tenebre, incubi e divertimento, perché penso che la realtà della vita sia così. I film horror che si fanno oggi mi mettono a disagio perché lì i morti sono sempre ad una sola dimensione, rancorosi, lividi, vendicativi. Nella tradizione popolare, invece, i morti erano minacciosi ma ad un certo punto davano anche i numeri del lotto. E' questo il bello».
Il libro
Enzo Fileno Carabba, Pessimi segnali, Marsilio Black, 12 euro
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