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Toscana / Il terzo decennio

Cinecittà e maglia viola

Decennio per decennio un secolo di vita quotidiana: 1920-1930

Scritto da Pier Francesco Listri il 1 marzo 2005

00000031-00000001 Giornalista e scrittore
Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso".

Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar".

Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.
Cinecittà e maglia viola
Il decennio 1920-'30
si inaugura a Firenze con una piccola tragedia e una grande novità cultural-tecnologica.
La tragedia avviene alle quattro del 10 agosto 1920 quando al Campo di Marte, da epoca immemorabile usato come piazza d'armi, salta un intero deposito di esplosivi militari, provocando 11 morti e decine di feriti (alcuni addirittura nella lontana Piazza del Duomo). Il triste e incredibile evento affretta la decisione, che avverrà fra qualche anno, di togliere dal Campo di Marte gli impianti militari dedicando questa vasta area cittadina alle attività sportive, finché nell'ancora lontano 1932 nascerà lo Stadio Comunale, splendido capolavoro dell'ingegner Luigi Nervi.

La novità tecnologica è che ora Firenze rischia di diventare la capitale del cinema in Italia, nuova arte che sta conquistando il pubblico nazionale. Vi erano interessanti precedenti.
Il primo film ambientato a Firenze era stato un cortometraggio storico su "Guelfi e Ghibellini", girato da Mario Caserini nel 1908, cui era seguito nel 1915 il film "Fiorenza mia" diretto da Enrico Novelli.
Addirittura nel 1895, un anno prima che i fratelli Lumière brevettassero a Parigi il loro "Cinématographe", un modesto impiegato fiorentino, Filoteo Alberini, aveva inventato, ma non brevettato, il "Kinetografo". Incompreso e deluso per la sconfitta del suo ingegnoso marchingegno, Alberini si trasferirà a Roma, dando vita nel 1906 alla poi famosa "Cines".
Eccoci al 1920. Il nobiluomo fiorentino conte Giovanni Montalbano fonda in città la società "Visioni italiane storiche" per produrre "grandiosi film di soggetto storico", e gira negli stabilimenti di posa di Rifredi una serie di costosi polpettoni fra cui "Dante nella vita e nei tempi suoi" (1922).
A Rifredi nascono anche un "Marco Visconti"; poi il film "Romola", girato dal grande Henry King nel '24 e dedicato al Savonarola; poi ancora "Antonio da Padova", film che conclude la vicenda degli studi cinematografici di Rifredi.

Comunisti a teatro
Non c'è solo Firenze nella Toscana di questo decennio. A Livorno, generosa, multietnica città della tolleranza, nel gennaio del 1921 accade un evento che avrà vaste conseguenze nel futuro della vita nazionale: la nascita del Partito Comunista Italiano.
Al Teatro Goldoni è in corso il XVII congresso del Partito Socialista. Di fronte alle condizioni poste dalla Terza internazionale, la maggioranza vota no. La minoranza composta dai comunisti di Amadeo Bordiga abbandona il Goldoni e si sposta nel Teatro San Marco, dove celebra la fondazione del Partito Comunista Italiano guidato da un comitato di cui fan parte Bordiga e Terracini, mentre Antonio Gramsci è eletto nel comitato centrale.
Giorni duri per l'Italia e per la Toscana: prima la crisi generale dello stato liberale aggiunta alla crisi economica del paese, poi i tumulti contadini e operai che suscitano occupazioni e qua e là stati d'assedio.
Il Partito Socialista, la più forte compagine di sinistra, è dilaniata dalle sue eterne due anime, quella rivoluzionaria e quella riformista. Proprio nel congresso del '21 Turati pronuncia un poi fondamentale discorso in cui dichiara non percorribile in Italia la via della rivoluzione russa e indica nel riformismo la vera strada del socialismo nazionale. L'anno successivo, 1922, i socialisti si divideranno ancora: parte confluirà nel Partito Comunista, parte nel Partito Socialista Unitario guidato da Giacomo Matteotti.
Intanto però gli ex nazionalisti danno vita ai cosiddetti Fasci d'azione, nati nel 1919. Nel '20 Benito Mussolini è a Firenze e fonda il primo "Fascio legittimo".
Questo decennio vede anche in Toscana mesi e anni di inquieto fronteggiarsi delle forze popolari contrarie al primo fascismo organizzato nelle bande dello squadrismo. Tensioni e lotte che sfoceranno il 4 ottobre 1925 nella terribile notte di "San Bartolomeo", quando a Firenze sono assassinati Consolo e Pilati, evento poi rappresentato nel film di Lizzani, tratto dal romanzo di Pratolini, "Cronache di poveri amanti".

Dal cinema all'aeroporto
Lo scorrere spicciolo della vita quotidiana del decennio segnala nel '22 la costruzione nel centro di Firenze da parte dell'architetto Marcello Piacentini del Cinema Teatro Savoia (oggi Odeon), una delle più eleganti sale italiane per la novità degli arredi e per la splendida cupola centrale a vetri colorati opalescenti.
Da un anno Vittorio Alinari ha ceduto la sua celebre azienda fotografica, concludendo la storia familiare della società, a un gruppo di maggiorenti fiorentini fra cui primeggia l'ormai onnipresente giornalista e critico Ugo Ojetti.
Nel campo della cultura, nel '26 nasce la rivista "Solaria", con forti aperture letterarie europee, diretta da Alberto Carocci; sono vivaci in città le celebrazioni francescane, ora promosse dal regime, mentre prima della fine del decennio nasce la rivista "Frontespizio", che sarà la più importante rivista cultural-cattolica fra le due guerre, presto guidata da un elegante e fascinoso giovane maestro e poligrafo che ha nome Piero Bargellini. Nel '25 esce anche il foglio clandestino "Non mollare", ispirato dallo storico meridionalista Gaetano Salvemini.
Ora politica e cultura si intrecciano nella Firenze dove quasi allo scadere del decennio, nel 1929, diventa segretario del fascio un giovane avventuroso, ma intelligente e deciso, che si chiama Alessandro Pavolini, il cui attivismo sarà decisivo per la città nel decennio che segue.
Firenze decide anche la nascita di un campo di aviazione a Peretola, croce e delizia che accompagnerà fino ai giorni odierni la città assetata di adeguati trasporti aerei degni di un turismo in costante crescita.
Alla fine del decennio, nel 1930, muore l'arcivescovo di Firenze cardinale Mistrangelo che ha retto la diocesi dal 1899, cioè per ben trentun anni. Lo sostituirà l'anno venturo il vicentino Elia Dalla Costa, che nel '33 sarà eletto cardinale e che sarà, a sua volta, per quasi un trentennio, uno dei grandi protagonisti spirituali di Firenze.

Nasce la Fiorentina
Ma Firenze è segnata in questo decennio da un evento particolarmente amato: la nascita - secondo i più il 26 agosto 1926 - della squadra di calcio "Fiorentina".
Nasce dalla fusione di due preesistenti compagini, la Palestra Libertas e il Club Sportivo Firenze, che si fondono in una nuova società che prende inizialmente il nome di "Firenze", per assumere subito dopo quello di "Fiorentina".
I suoi colori sono il bianco del Club Sportivo e il rosso della Libertas, con il giglio simbolo della città.
Della squadra è presidente il giovane marchese Luigi Ridolfi, benemerito dello sport toscano.
La squadra si arricchisce subito di buoni calciatori fra cui il portiere Sbrana e il terzino Benassi, allenatore è l'ungherese Carlo Capskay.
Il debutto avviene in una partita amichevole con il Signa (20 settembre) che vede la Fiorentina sconfitta, mentre il 3 ottobre del '26 la Fiorentina comincia la sua grande avventura in prima divisione, girone C.
Valga ricordare la prima formazione costituita da Serravalli, Posteiner, Benassi, Barigozzi, Segoni, Focosi, Baldini, Salvatorini, Bolteni, Baccilieri, Brandini. Nella prima partita contro il Pisa la Fiorentina vince per 3 a 1. La squadra concluderà la stagione al sesto posto, stagione segnata da un doppio derby con il Prato che i cronisti ricordano "fra botte da orbi e ruote bucate".
I campionati successivi saranno altalenanti finché nel '28-'29, con l'organizzazione dei primi tornei a girone unico, la Fiorentina subirà pesanti rovesci dalle grandi squadre del nord, fra cui la Juventus, e chiuderà la stagione ultima in classifica.
Quando si apre il campionato 1929-'30, il 22 settembre, in un'amichevole con la Roma la squadra di Firenze indossa per la prima volta la maglia viola.

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