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Salute / Vitiligine

La cura degli Uva

Trovata una cura per questo inestetismo che crea chiazze bianche sulla pelle

Scritto da Alma Valente il 1 settembre 2004

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
La cura degli Uva
La vitiligine è una patologia
non grave, ma che genera degli inestetismi di entità variabile a causa della presenza sulla pelle di macchie biancastre.
Fino a pochi anni fa questa malattia che, come sottolinea il professor Torello Lotti, ordinario di dermatologia presso l'Università di Firenze «nel nostro paese interessa circa 200.000 - 250.000 individui», era considerata incurabile. Di conseguenza le persone interessate erano condannate a veder deturpata la propria pelle da queste macchie lattiginose destinate, nella maggior parte dei casi, ad estendersi nel tempo su tutto il corpo.
Ma adesso non è più così e, grazie ai progressi della medicina occidentale, anche questa patologia ha trovato una sua possibilità di cura.

Quali sono i meccanismi che la fanno insorgere?
«La vitiligine - afferma il prof. Lotti - fa parte delle malattie autoimmunitarie organo-specifiche. In parole semplici, si tratta di condizioni nelle quali, in individui geneticamente predisposti, si formano degli anticorpi diretti contro alcune cellule che sono dei normali componenti del nostro organismo e le distruggono. Nel caso specifico le cellule che subiscono questa aggressione sono i melanociti. Questi melanociti fanno parte dello strato più profondo dell'epidermide e sono responsabili della produzione della melanina, il pigmento naturale che dà il colore alla pelle. Quando, in un'area della pelle, questi melanociti vengono distrutti, nella zona interessata il colore abituale sparisce e l'area appare di un bianco spettrale. Il fenomeno può interessare solo la testa, le mani e i piedi (variante acrocefalica) o tutto il corpo, con intensità variabile da soggetto a soggetto».

E il problema non si limita al puro aspetto estetico. I pazienti con vitiligine, infatti, potrebbero avere anche altre malattie autoimmunitarie organo-specifiche.
«Certo - afferma Lotti -, sia in fase clinicamente manifesta che in fase pre-clinica (cioè senza ancora sintomi), pertanto è raccomandabile fare eseguire, ai soggetti interessati, il dosaggio degli auto-anticorpi diretti contro i principali organi che sono bersaglio dell'autoimmunità, quali la tiroide, il pancreas endocrino, la surrene, l'ovaio, la mucosa gastrica o il nucleo, permettendoci così di fare una diagnosi precoce delle malattie corrispondenti».

Veniamo adesso alle terapie ed alle novità per la cura di questa malattia. Occorre premettere che l'efficacia del trattamento è migliore nelle fasi più precoci della malattia e nelle forme ad estensione più limitata.
La terapia può avvalersi dell'uso della vitamina E e del cortisone per uso topico, associato o meno a irradiazione UVA, ma la vera novità consiste nell'uso della microfototerapia UVB a banda stretta BIOSKINÒ. Questa strumentazione consente l'irradiazione di piccole aree rotondeggianti (1 cm di diametro) con pacchetti ben definiti dall'operatore di radiazioni ultraviolette B.
Il generatore dell'apparecchio fornisce una radiazione compresa per la maggioranza dello spettro UV sia A sia B, con una serie di filtri appositamente studiati e costruiti che permettono il passaggio esclusivo di radiazioni con lunghezza d'onda con picco a 311 nm.
Lo scopo di questo irraggiamento è quello di indurre una reazione eritematogena della cute affetta da vitiligine, così da stimolare la proliferazione dei melanociti non colpiti dall'aggressione autoimmunitaria e generare una ripigmentazione. La risposta si osserva solitamente entro 3-4 mesi dall'inizio della terapia con la comparsa di piccola punteggiatura melanica, che successivamente si espande e ripigmenta tutta la chiazza. Questa terapia ha successo in un 60-70% dei casi, il che è confortante in quanto in passato non vi erano grandi possibilità terapeutiche risolutive.

Come e quando esporsi al sole
È indubbio che le aree cutanee affette da vitiligine siano maggiormente sensibili all'azione irritante delle radiazioni solari, in quanto prive del pigmento protettivo naturale. Pertanto, quando si debba o si voglia svolgere delle attività all'aperto in pieno sole, specialmente durante l'estate, occorre usare delle creme antisolari adeguate, suggerite dal dermatologo.
Normalmente dovrebbero essere usate delle creme antisolari con spettro di assorbimento nell'UVB che assicurino un fattore di protezione pari o superiore a 30.
In caso di esposizione prolungata le creme antisolari dovrebbero contenere anche un fattore di protezione UVA.
Anche le aree di pelle immediatamente circostanti la zona di vitiligine devono essere adeguatamente schermate, perché l'eritema solare ha un effetto irritante per contiguità.

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