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Lettere

Scritto da Antonio Comerci il 1 settembre 2004

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Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni:
Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra
Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente
Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie.

Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Frutta e sapore
Una domanda mi assilla da molto tempo: come mai la frutta e la verdura da qualche anno a questa parte sono completamente privi di sapore? Probabilmente a causa dei metodi di conservazione?
A causa di questo problema sto smettendo di consumare questi prodotti e come me molti altri.
Luca Capaccioli

Lettere
Quello che il socio pone è un problema reale. Probabilmente hanno preso il sopravvento gli aspetti di assortimento e quantità, rispetto al gusto e alla qualità. In genere ci sembra che la frutta nella sua stagione mantenga una qualità accettabile: le fragole ad aprile, le ciliegie a maggio/giugno, l'uva a settembre, i mandarini a dicembre, le arance a gennaio/febbraio, la frutta rossa a giugno/luglio. I problemi nascono con le primizie (le fragole a febbraio) o le tardizie (le arance a maggio!). L'offerta di questi prodotti fuori stagione è diventata normale e a prezzi buoni e quindi anche noi le proponiamo per mantenere ricco e bene assortito il reparto. Il consumatore fa bene a selezionare i prodotti che compra e a scegliere la frutta solo quando l'offerta è di stagione e buona qualitativamente.

Fallaci in vetrina
Girando fra gli scaffali dei libri dell'Ipercoop di Montevarchi e della Coop di Figline ho notato una grande quantità di libri dell'ultimo lavoro della Fallaci. Un libro pieno di odio viene venduto come fosse una scatoletta di pomodoro e messo in grande evidenza andando contro a tutti i pensieri di pace, solidarietà e tolleranza che diffondete attraverso l'Informatore.
Non di meno il libro di Terzani "Lettere contro la guerra" non è presente sui medesimi scaffali e tanto meno "Un altro giro di giostra", che è da settimane quinto nella classifica nazionale dei best sellers.
Trovo di principio scorretto tale politica editoriale certamente affidata alla logica del profitto e non a quella del messaggio che i libri contengono, non dico di non vendere il libro della Fallaci (i libri sono sacri) ma almeno di non darle quella vetrina che adesso ha nei vostri punti vendita.
Ludovico Guarneri - Reggello

Su tre lettere arrivate su questo argomento scegliamo di pubblicare la più garbata e di buon senso. Comprendiamo le ragioni ed opinioni del socio, ma occorre anche rispettare quei consumatori (duemila in un mese!) che hanno deciso di comprare il libro della Fallaci. Abbiamo dato uno spazio congruo al libro in base alle richieste e poi è tornato nello scaffale delle novità. Per quanto riguarda "Un altro giro di giostra" è nei nostri scaffali ed in buona evidenza.

Quello affrontato dal socio è un argomento molto delicato: chi siamo noi per imporre ad un pubblico maturo e responsabile (com'è quello, molto limitato, che compra i libri) le nostre scelte ideali? Del resto non possiamo lasciare che sia solo la logica dei grandi editori a condizionare l'esposizione dei libri... Da qualche mese c'è un'attenzione diversa da parte nostra: da una parte cerchiamo di ridimensionare le proposte del mercato editoriale, dall'altra diamo spazio a proposte che ci sembrano più gradite alla maggioranza dei nostri soci e consumatori. Insomma una scelta in positivo, senza velleità censorie, ma con più possibilità di scelta per tutti.

Dalla Banca al Banco
Ho letto con molto interesse sull'Informatore di maggio la promozione per incentivare il pagamento della spesa con la carta socio abilitata al pagamento da una delle molte banche che hanno aderito all'iniziativa.
La cosa che mi ha infastidito di tutta la cosa è che voi in più articoli cercate di dare informazioni su come risparmiare, anche sui c/c bancari, ma non fate nulla perché un cittadino che ha scelto di chiudere il c/c bancario, ed abbia acceso un c/c postale, possa di conseguenza fare altrettanto: nei vostri supermercati non accettate il "Banco posta" ed in altri non accettate il pagamento con assegni postali.
In questo momento di crisi non mi sembra giusto che ci costringiate a servirci delle banche, quando anche a vostro avviso sono esose in modo osceno.
Spero che accoglierete il mio suggerimento, che è quello di migliaia di correntisti postali, e che ancora una volta siate dalla parte dei consumatori.
Patrizia Di Prete - Pisa

Per quanto riguarda la possibilità di addebitare l'importo della spesa effettuata con la carta socio sul conto Banco Posta la nostra disponibilità è stata - e lo è tuttora - totale; ma da parte del Banco Posta non abbiamo avuto nessuna apertura per poter procedere alla firma di una convenzione e quindi alla possibilità di offrire questo utile e conveniente servizio ai nostri soci.
Mentre è già possibile accettare le carte Postamat - che usufruiscono del circuito delle carte di credito Maestro - per il pagamento della spesa nei nostri ipermercati che, da sempre, accettano la gran parte delle carte di credito in circolazione. Le alte commissioni che ci vengono reclamate dalle compagnie che gestiscono tali carte ci impediscono per ora l'estensione agli altri canali di vendita - minimercati e supermercati.
Siamo consapevoli che tanti nostri soci intrattengono rapporti con Banco Posta, stiamo cercando delle soluzioni che nel prossimo futuro possano essere in grado di venire incontro a queste richieste.

Biblioteca al super
Devo complimentarmi con voi per la meravigliosa iniziativa del prestito libri presso il centro commerciale Coop di Ponte a Greve. La trovo una cosa molto gradevole, poter fare la spesa e nello stesso tempo prendere dei libri, che oltretutto sono le ultime novità.
A tal proposito, mi permetto di proporvi di allargare l'orario ad altri giorni della settimana e non solo al lunedì, dato che penso sia un servizio in continua espansione che interessa a molti soci e clienti.
Sabrina Vignoli - Firenze

Lettere 2
Oltre che a Ponte a Greve, l'iniziativa è già operante a Castelfiorentino e nei tre comuni della zona del cuoio. E la si deve, è doveroso ricordarlo, alla volontà delle rispettive biblioteche pubbliche di uscire dalle loro sedi per trovare i lettori là dove c'è la gente. Sono loro che si prestano per effettuare questo servizio e che hanno gli strumenti, e i libri, per poterlo fare.

Ticket ai piccoli
Come tanti lavoratori dipendenti, mi ritrovo interi blocchetti di buoni pasto che sono costretto a spendere in altri supermercati o fruendo di servizi a cui non sono particolarmente interessato.
Si potrebbe immaginare un servizio simile anche alla Coop? Cercando di ridurre al minimo l'aggravio per la cooperativa, si fornirebbe un servizio molto apprezzato da un grande numero di soci/consumatori e si potrebbe anche intercettare nuove fasce di domanda finora non coperta da Coop.
Alessandro Goberti - E mail

Siamo già in grado, dal punto di vista amministrativo e organizzativo, di recepire i buoni-pasto anche se solo per quegli articoli che lo giustifichino. Il problema è che le ditte che le emettono non vogliono convenzionarsi con le catene di grande distribuzione. Solo ultimamente alcune di queste ditte hanno permesso alla piccola e media distribuzione di recepire i buoni-pasto, solo per quegli articoli pronti per il consumo immediato. Anche alcune piccole cooperative hanno avuto questa possibilità.
Speriamo che la situazione si sblocchi al più presto: anche i dipendenti e i datori di lavoro dovrebbero far sentire la propria voce, impedendo che i buoni-pasto siano un elemento di speculazione e perdano gran parte del loro valore.

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