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La salute delle acque marine. Quali sono le caratteristiche della costa toscana. Forti ritardi delle amministrazioni pubbliche nella depurazione delle acque dei fiumi
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I punti vietati sono due a Massa e uno a Livorno, per inquinamento batteriologico, e tre a Scarlino a causa dei lavori di ampliamento del porto.
I parametri ricercati sono di natura microbiologica (coliformi totali e fecali, streptococchi fecali, salmonella) e chimica-fisica (pH, ossigeno disciolto, colorazione, trasparenza, oli minerali, tensioattivi, fenoli).
I prelievi sono effettuati ogni 15 giorni tra il 1° aprile e il 30 settembre. Se anche uno solo dei parametri risulta non conforme, il punto viene sottoposto ad altri cinque campionamenti; nel caso altri due risultassero fuori norma viene emessa un'ordinanza di divieto della balneazione. L'Arpat esegue inoltre analisi sulle acque costiere: 14 punti di campionamento a 500 metri dalla costa, altrettanti a 1000 e poi a 3000 metri, con prelievi mensili o stagionali.
E' allo studio la possibilità di eseguire queste indagini grazie al telerilevamento da satellite, perché con questi prelievi - che comportano un gran dispendio di uomini ed energie - si riesce a coprire solo il 20% delle acque.
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La qualità dell'ambiente marino non è però uguale ovunque e questo dipende da vari fattori, che non sempre hanno a che fare con l'inquinamento.
La costa toscana si estende per circa 400 km, che diventano oltre 600 comprendendo le isole dell'arcipelago. Dal punto di vista morfologico la costa toscana si può suddividere in tre tipologie: litorali caratterizzati da coste basse e sabbiose, con fondali a debole pendenza e scarsa profondità, litorali a costa alta, con profondità notevoli già in vicinanza della riva, litorali con costa alta e rocciosa (arcipelago).
«La zona a nord, tra il Magra e Livorno, sabbiosa e bassa - afferma Antonio Melley, biologo dell'Area Mare di Arpat -, risente dell'influenza più del Mar Ligure che del Tirreno ed è caratterizzata dall'afflusso di grandi fiumi (Serchio, Arno e Magra) e di molti piccoli torrenti. Quella centrale, da Livorno a Piombino, ha coste più profonde e quindi acque più pulite, ha un solo fiume di una certa dimensione, il Cecina, ma risente degli scarichi del porto di Livorno e delle zone industriali della Solvay e di Piombino. La zona meridionale, da Piombino all'Argentario, è quella che ha meno problemi perché non sono presenti grossi scarichi, e la città di Grosseto ha il depuratore. E' il tratto più incontaminato, si può fare il bagno ovunque, persino alla foce dell'Ombrone».
Nelle altre due zone la situazione è più critica, specialmente al nord, dove la costa è quasi completamente urbanizzata ed il turismo impera.
I buoni e i cattivi
L'inquinamento, oltre che alla massiccia presenza umana, è dovuto in gran parte anche agli apporti dei grandi fiumi, soprattutto l'Arno. Ma non sono da sottovalutare anche gli altri corsi d'acqua più piccoli, come il Morto - un nome, un programma - uno dei fiumi più inquinati della Toscana, che defluisce all'interno del parco di Massaciuccoli.
Le zone industriali della Toscana - come quella conciaria di Santa Croce, quella tessile di Prato, le cartiere di Lucca - stanno già depurando i propri scarichi, perché costretti per legge. Così un fiume che prima era inquinato, come il Serchio, da tre anni è addirittura balneabile.
Grazie ad un accordo di programma tra Arpat e Solvay, inoltre, l'azienda chimica di Rosignano si è impegnata ad eliminare entro quattro anni il 70% dei propri scarichi.
Ma se i privati, "incentivati" - per così dire - alla depurazione dalla paura di grosse multe e dallo spettro della chiusura delle proprie fabbriche, si sono mossi per tempo, la stessa cosa non si può dire per le amministrazioni pubbliche, per le quali si registrano forti ritardi.
«Da ricordare - afferma ancora Melley - che ancora le città di Firenze e Pisa non depurano che una parte dei propri scarichi: il 50% Pisa, solo il 10% Firenze».
Altre fonti di inquinamento sono rappresentate dai numerosi porticcioli turistici e dai problemi derivanti dai trasporti: la classica macchia nera e oleosa che galleggia sulla superficie dell'acqua, non solo petrolio, ma tutto ciò che non è biodegradabile, come metalli pesanti, idrocarburi e disinfestanti che vanno a depositarsi sui fondali. Da lì però possono entrare, attraverso i microrganismi marini e poi i pesci, nella catena alimentare umana.
EROSIONE
Spiagge alimentate
La costa toscana continentale presenta in molti punti problemi dovuti all'erosione costiera, che interessa circa 67 chilometri sui 191 di spiagge sabbiose. Complessivamente il litorale toscano ha perduto circa 214 mila metri quadrati di spiaggia negli ultimi venti anni. Il fenomeno è il risultato dello scarso apporto al mare di sedimenti da parte dei fiumi, causato dal cambiamento di uso del suolo, costruzione di sbarramenti (dighe e briglie) ed estrazione di inerti (sabbia e ghiaia) dagli alvei di torrenti e fiumi.
Per anni si è cercato di combattere l'erosione costruendo delle scogliere artificiali tra il mare aperto e la costa, per impedire al moto ondoso di portare via progressivamente il materiale del litorale. Ma ciò che combatte l'erosione complica l'inquinamento, perché l'acqua ristagna all'interno della zona delimitata dalle barriere. Questo ristagno favorisce inoltre la produzione di fitoplancton, con fioriture algali anche intense e cambiamento del colore del mare. Il fenomeno si presenta in modo particolare nella zona di Marina di Massa. Adesso si cerca invece di affrontare il problema con metodologie basate sulla prevenzione del fenomeno erosivo e sulla progettazione di interventi di difesa basati sull'alimentazione artificiale delle spiagge con sabbie prelevate sui fondali marini.
Il monitoraggio dell'ambiente marino costiero, predisposto dal ministero dell'Ambiente, scadeva nel giugno di quest'anno, ma le Regioni hanno ottenuto una proroga di sei mesi
Spiagge alimentate
La costa toscana continentale presenta in molti punti problemi dovuti all'erosione costiera, che interessa circa 67 chilometri sui 191 di spiagge sabbiose. Complessivamente il litorale toscano ha perduto circa 214 mila metri quadrati di spiaggia negli ultimi venti anni. Il fenomeno è il risultato dello scarso apporto al mare di sedimenti da parte dei fiumi, causato dal cambiamento di uso del suolo, costruzione di sbarramenti (dighe e briglie) ed estrazione di inerti (sabbia e ghiaia) dagli alvei di torrenti e fiumi.
Per anni si è cercato di combattere l'erosione costruendo delle scogliere artificiali tra il mare aperto e la costa, per impedire al moto ondoso di portare via progressivamente il materiale del litorale. Ma ciò che combatte l'erosione complica l'inquinamento, perché l'acqua ristagna all'interno della zona delimitata dalle barriere. Questo ristagno favorisce inoltre la produzione di fitoplancton, con fioriture algali anche intense e cambiamento del colore del mare. Il fenomeno si presenta in modo particolare nella zona di Marina di Massa. Adesso si cerca invece di affrontare il problema con metodologie basate sulla prevenzione del fenomeno erosivo e sulla progettazione di interventi di difesa basati sull'alimentazione artificiale delle spiagge con sabbie prelevate sui fondali marini.
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