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Salute / Automobile

Aria in viaggio

Gli inquinanti che respiriamo all'interno delle auto possono influenzare l'attenzione alla guida

Scritto da Alma Valente il 1 giugno 2004

00000009-00000001 Giornalista

Nata a Roma. Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a collaborare con l'Informatore, con articoli inerenti la medicina. Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL). Dal 2001 ha iniziato l'esperienza di produttore di programmi televisivi. Attualmente cura e conduce su RTV38-Odeon "Salve Mercurio", trasmissione di educazione sanitaria che si realizza sotto l'egida della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze. Nel frattempo continua ad esplicare la sua azione di addetto stampa come free lance.
Aria in viaggio
Un morto ogni ora
e 38 feriti ogni minuto e mezzo. E' questo il triste "bollettino di guerra" delle nostre strade.
Cause? Eccessiva velocità, sonno, abuso di farmaci, alcool, sostanze stupefacenti ed elementi di distrazione (telefono cellulare, comportamento dei passeggeri ecc.).
Tutte le condizioni descritte sono comunque prevedibili e programmabili prima di mettersi alla guida dell'automezzo.
Ci sono però altri elementi, non altrettanto facilmente prevedibili, che possono modificare in maniera significativa la nostra attenzione alla guida rendendoci più predisposti a fare incidenti stradali. A questo proposito esiste un'interessante ricerca, condotta dal prof. Aldo Ferrara, docente di malattie respiratorie all'Università di Siena, che mostra chiaramente come esista un'altra componente che viene pressoché ignorata dai media: il microclima all'interno dell'abitacolo del veicolo.
Ma cosa significa microclima e, soprattutto, quali sono gli elementi inquinanti e come difendersi? Esaminiamoli in maniera più approfondita con l'aiuto del prof. Ferrara.

Troppo al chiuso
Per microclima si intende l'ambiente atmosferico all'interno dell'automezzo, che è regolato sia da quello esterno che dalle condizioni di ventilazione e di climatizzazione del veicolo. In altri termini l'aria che respiriamo dentro le nostre auto è influenzata sia dalla qualità dell'aria che ci circonda e sia da fattori che concentrano, all'interno dell'automezzo, le sostanze inquinanti.
A dispetto di quanto si dice o scrive, il 42% degli incidenti automobilistici dipende non solo dalla distrazione del conducente, ma dalla sua integrità respiratoria.
Aria viziata e/o contaminata rendono infatti impossibile una buona performance, specie se si guida per parecchie ore, ponendo le premesse perché si instauri una riduzione di ossigeno nel sangue.
E la qualità dell'aria che respiriamo in ambienti chiusi costituisce, al momento attuale delle ricerche, un punto focale nel grande tema dell'inquinamento ambientale e della prevenzione delle malattie che esso è in grado di causare.
Due sono i punti essenziali: la constatazione che l'uomo oggi trascorre la gran parte della sua giornata in ambienti chiusi (domicilio, ambiente di lavoro e di trasferimento) limitando fortemente la sua permanenza in luoghi aperti; i rilievi segnalano la qualità del microclima come ai limiti della pericolosità respiratoria, per l'accumulo di inquinanti, la loro relativamente alta concentrazione e la scarsa possibilità di ricambio dell'aria.

Microclima a rischio
Come si sa, l'abitacolo delle automobili è un ambiente chiuso e molto piccolo. Se non viene ben aerato, nel giro di pochi minuti si riempie di varie sostanze nocive, come anidride carbonica, monossido di carbonio, anidride solforosa, ossidi di azoto, acido solforico, benzene e così via.
Inoltre, il rinnovo dell'aria avviene quasi sempre (a meno di trovarsi su strade d'alta montagna) da fonti inquinate (le prese d'aria delle auto sono messe sulla parte davanti del veicolo e sono quindi particolarmente esposte ai gas di scarico delle automobili che ci precedono e ci affiancano). È utile notare che oltre agli inquinanti di natura esterna, vi possono essere altri inquinanti di natura interna.
L'impegno alla guida comporta una sorta di stress che può aumentare la ventilazione di anidride carbonica fino ad un terzo, mentre i passeggeri che non sono sottoposti alla guida si comportano come soggetti normali a riposo. Se a ciò si aggiunge il fumo di sigaretta si ha un accumulo anche di monossido di carbonio, gas asfissiante che può portare in breve, in assenza di ricambio d'aria, a fenomeni di scarsa ossigenazione quali malessere generale, cefalea, sdoppiamento della vista, fenomeni tutti idonei a ridurre drammaticamente la prestazione automobilistica del guidatore.
Anche la temperatura eccessiva oppure il grado di umidità elevato possono danneggiare notevolmente i riflessi del guidatore rendendoli inadeguati alle condizioni reali del traffico.
Un microclima alterato danneggia le capacità cognitive. Le capacità cognitive sono le proprietà del nostro cervello che ci consentono di percepire adeguatamente gli stimoli provenienti dai nostri cinque sensi e che ci permettono di integrarli in risposte evolute e complesse che determinano il nostro comportamento.
L'alterazione di queste capacità è un fenomeno subdolo in quanto di per sé altera le capacità di giudizio e di autocritica del soggetto.
In parole semplici non rendendoci conto di queste alterazioni, durante la guida, possiamo commettere degli errori senza accorgerci che lo facciamo.

Aria in viaggio 2
Meglio col tettuccio

L'automezzo dovrebbe avere degli strumenti idonei al ricambio dell'aria nell'ambiente, il più importante dei quali dovrebbe essere il tettuccio apribile o, in sua assenza, dovrebbe essere mantenuto costantemente aperto uno spiraglio nel vetro dal lato guida.
Anche il condizionatore d'aria è molto importante perché mantiene la temperatura e l'umidità dell'ambiente dell'auto in condizioni di comfort ottimale. Il riscaldamento dell'ambiente poi non dovrebbe essere mai eccessivo per evitare un'elevata vasodilatazione periferica.

Ecco qualche consiglio per mettersi alla guida in sicurezza.
Riflettere attentamente su quello che facciamo quando ci mettiamo alla guida di un autoveicolo, controllando attentamente le scelte precedenti all'inizio del viaggio. Il che vuol dire: evitare l'eccesso di cibo o di alcool, così come l'uso di sostanze comunque psicoattive; evitare di mettersi al volante in condizioni di ansia o di stress importanti.
Controllare inoltre la qualità dell'aria nell'autoveicolo, evitando di fumare, consentendo un adeguato ricambio di aria ed infine mantenendo condizioni di temperatura e di umidità ottimali all'interno dell'abitacolo.

PATENTE DI GUIDA
Diabetici al volante

Il pregiudizio che ha accompagnato per molti anni questa categoria di pazienti è infondato.
A testimoniarlo è anche la recente legislazione, che è cambiata, venendo incontro a queste persone che, in Italia, sono circa 4 milioni. Ma in cosa è cambiata?

«Se il diabetico - ci spiega il prof. Carlo Maria Rotella, responsabile del servizio di diabetologia dell'azienda ospedaliera-universitaria di Careggi - non è affetto dalle complicanze croniche della malattia in forma seria, come ad esempio la grave riduzione dell'acuità visiva, amputazioni agli arti inferiori, gravissima compromissione dei nervi delle gambe, può avere tranquillamente il rilascio della idoneità alla patente di guida dal medico diabetologo del Centro che lo ha in cura.
Il diabetologo si deve comunque sincerare periodicamente dello stato di presenza o di avanzamento delle complicanze della malattia, così come del grado di compenso della glicemia, quindi conosce bene il suo paziente ed è in grado, meglio di ogni altro medico, di valutare l'idoneità alla guida.
Per i casi più gravi o dubbi l'idoneità dovrà essere rilasciata o meno dalla commissione medico-legale territoriale».

Un suggerimento importante: il diabetico, specie se trattato con insulina, deve sincerarsi della presenza di ipoglicemia, anche in forma lieve, prima di mettersi alla guida dell'automezzo, perché la prima manifestazione dell'ipoglicemia è l'alterazione delle capacità cognitive, che rende temporaneamente inidonei alla guida.


L'intervistato: Aldo Ferrara, docente di malattie respiratorie all'Università di Siena

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