Mondo Coop / Un Cuore si scioglie
Diritti e rovesci
I bambini-lavoratori peruviani del Manthoc incontrano gli studenti italiani
Aula di disegno del liceo scientifico di Montevarchi, ore 9 di una giornata di aprile. I ragazzi della II A, quindicenni non dissimili da tutti gli altri coetanei, sono già seduti ai tavoli quando loro entrano: hanno quasi la stessa età, ma la differenza è abissale.
La prima che salta agli occhi è meramente fisica: i ragazzi italiani sembrano dei giganti accanto ai ragazzini sudamericani. La seconda la percepisci quando comincia questo "incontro-dibattito-lezione": i tredicenni peruviani hanno carattere ed esperienza da vendere, oltre ad avere idee assolutamente chiare sui desideri per il loro presente e futuro.
Kelyn, Darwin e Janeth appartengono all'associazione peruviana del Manthoc, movimento di auto-organizzazione di bambini e adolescenti lavoratori per la difesa dei loro diritti, e sono qui in Toscana per incontrare gli studenti e parlare della loro vita. Che è lontana anni luce dalla nostra, perché loro, in mezzo ad altri due milioni e mezzo di bambini peruviani, hanno iniziato a lavorare a sei-sette anni, e solo grazie al Manthoc hanno scoperto di avere anche il diritto di studiare.
La loro giornata è divisa in due: la mattina a scuola e il pomeriggio a lavorare, in agricoltura, nell'artigianato, nel commercio. Con i pochi soldi che guadagnano possono permettersi quello che per loro rappresenta il superfluo, rispetto al cibo che è l'esigenza primaria: vestiti, lapis, quaderni, senza i quali non potrebbero frequentare la scuola.
Quello che colpisce è la loro determinazione nel difendere il diritto dei bambini di lavorare. Una cosa aberrante per noi, di vitale importanza per loro. «Noi vogliamo essere concreti e realisti. Per questo diciamo sì al lavoro ma in condizioni degne - dice il fierissimo Darwin -. Lavorare ci permette di dire no a prostituzione e droga, e grazie al Manthoc abbiamo ottenuto che i bambini non siano sfruttati nei lavori più duri, come in miniera, e che abbiano il diritto di studiare per almeno quattro ore al giorno».
Al Manthoc però appartengono solo 5 mila bambini-lavoratori, una goccia nel mare rispetto ai due milioni e mezzo sfruttati quotidianamente per paghe da mezzo dollaro ad un dollaro. Il governo non riconosce come interlocutore "politico" questa associazione, perché significherebbe riconoscere il diritto di questi bambini a lavorare. Quindi i minori lavorano, senza diritti e in condizioni disumane, ma ufficialmente la cosa è proibita.
L'attività principale del Manthoc è quella di favorire la formazione scolastica di questi bambini e di renderli consapevoli dei loro diritti, per assicurare loro un futuro migliore. Futuro sul quale loro hanno idee ben chiare: Kelyn vuole insegnare alle elementari, Darwin vorrebbe diventare medico. «Non so se ne avrò la possibilità - afferma - e forse dovrò accontentarmi di fare qualcos'altro. Ma non voglio perdere la possibilità di sognare di fare il medico».
Sognare. Una parola importante, che ritorna in un altro discorso di Darwin: «Poter studiare in una scuola come questa, o come le altre che ho visto in questi giorni in Toscana, sarebbe un sogno. Da noi spesso abbiamo un'unica aula in cui stiamo in più di quaranta». E rivolto ai ragazzi italiani dice: «Cercate di capire il valore di quello che vi viene dato dai vostri genitori: la possibilità di studiare e di avere gli strumenti per potervela poi cavare da soli». Costanza, pantaloni rigorosamente a vita bassa e pinza verde nei capelli, ha recepito il messaggio: «Mi ha molto colpito - afferma - che quando loro parlano di scuola associano questa parola alla parola "diritto". Per noi invece scuola è sinonimo di dovere, di obbligo». Incontri come questi servono a far capire ai nostri ragazzi che non è, non dovrebbe essere così.
Info: Arci Toscana
Piazza De' Ciompi 11, Firenze
Tel. 055 26297236
La prima che salta agli occhi è meramente fisica: i ragazzi italiani sembrano dei giganti accanto ai ragazzini sudamericani. La seconda la percepisci quando comincia questo "incontro-dibattito-lezione": i tredicenni peruviani hanno carattere ed esperienza da vendere, oltre ad avere idee assolutamente chiare sui desideri per il loro presente e futuro.
Kelyn, Darwin e Janeth appartengono all'associazione peruviana del Manthoc, movimento di auto-organizzazione di bambini e adolescenti lavoratori per la difesa dei loro diritti, e sono qui in Toscana per incontrare gli studenti e parlare della loro vita. Che è lontana anni luce dalla nostra, perché loro, in mezzo ad altri due milioni e mezzo di bambini peruviani, hanno iniziato a lavorare a sei-sette anni, e solo grazie al Manthoc hanno scoperto di avere anche il diritto di studiare.
La loro giornata è divisa in due: la mattina a scuola e il pomeriggio a lavorare, in agricoltura, nell'artigianato, nel commercio. Con i pochi soldi che guadagnano possono permettersi quello che per loro rappresenta il superfluo, rispetto al cibo che è l'esigenza primaria: vestiti, lapis, quaderni, senza i quali non potrebbero frequentare la scuola.
Quello che colpisce è la loro determinazione nel difendere il diritto dei bambini di lavorare. Una cosa aberrante per noi, di vitale importanza per loro. «Noi vogliamo essere concreti e realisti. Per questo diciamo sì al lavoro ma in condizioni degne - dice il fierissimo Darwin -. Lavorare ci permette di dire no a prostituzione e droga, e grazie al Manthoc abbiamo ottenuto che i bambini non siano sfruttati nei lavori più duri, come in miniera, e che abbiano il diritto di studiare per almeno quattro ore al giorno».
Al Manthoc però appartengono solo 5 mila bambini-lavoratori, una goccia nel mare rispetto ai due milioni e mezzo sfruttati quotidianamente per paghe da mezzo dollaro ad un dollaro. Il governo non riconosce come interlocutore "politico" questa associazione, perché significherebbe riconoscere il diritto di questi bambini a lavorare. Quindi i minori lavorano, senza diritti e in condizioni disumane, ma ufficialmente la cosa è proibita.
L'attività principale del Manthoc è quella di favorire la formazione scolastica di questi bambini e di renderli consapevoli dei loro diritti, per assicurare loro un futuro migliore. Futuro sul quale loro hanno idee ben chiare: Kelyn vuole insegnare alle elementari, Darwin vorrebbe diventare medico. «Non so se ne avrò la possibilità - afferma - e forse dovrò accontentarmi di fare qualcos'altro. Ma non voglio perdere la possibilità di sognare di fare il medico».
Sognare. Una parola importante, che ritorna in un altro discorso di Darwin: «Poter studiare in una scuola come questa, o come le altre che ho visto in questi giorni in Toscana, sarebbe un sogno. Da noi spesso abbiamo un'unica aula in cui stiamo in più di quaranta». E rivolto ai ragazzi italiani dice: «Cercate di capire il valore di quello che vi viene dato dai vostri genitori: la possibilità di studiare e di avere gli strumenti per potervela poi cavare da soli». Costanza, pantaloni rigorosamente a vita bassa e pinza verde nei capelli, ha recepito il messaggio: «Mi ha molto colpito - afferma - che quando loro parlano di scuola associano questa parola alla parola "diritto". Per noi invece scuola è sinonimo di dovere, di obbligo». Incontri come questi servono a far capire ai nostri ragazzi che non è, non dovrebbe essere così.
IL PROGETTO
Col Cuore in Perù
Partecipano Unicoop, Arci e Manthoc (Movimiento de Adolescentes Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos). Sono stati costruiti due centri di aggregazione per i ragazzi lavoratori di strada, in due diverse zone del Perù (Villa El Salvador e Ayacucho). Gli "affidamenti a distanza" del prossimo anno saranno destinati a sostenere ed ampliare le attività dei due centri con progetti educativi, di socializzazione e di formazione professionale.
Per aderire:
quota mensile 31 euro, annuale 372 euro
da versare sul c.c.p. n° 18480541 intestato a Arci - Comitato Regionale Toscano, causale "Unicoop Firenze/Perù"
oppure
c.c.b. n° 000000102683 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad "Arci - Comitato Regionale Toscano", P.zza De' Ciompi 11, 50122 Firenze, ABI 05018, CAB 02800, CIN T, causale "Unicoop Firenze/Perù"
Col Cuore in Perù
Partecipano Unicoop, Arci e Manthoc (Movimiento de Adolescentes Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos). Sono stati costruiti due centri di aggregazione per i ragazzi lavoratori di strada, in due diverse zone del Perù (Villa El Salvador e Ayacucho). Gli "affidamenti a distanza" del prossimo anno saranno destinati a sostenere ed ampliare le attività dei due centri con progetti educativi, di socializzazione e di formazione professionale.
Per aderire:
quota mensile 31 euro, annuale 372 euro
da versare sul c.c.p. n° 18480541 intestato a Arci - Comitato Regionale Toscano, causale "Unicoop Firenze/Perù"
oppure
c.c.b. n° 000000102683 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad "Arci - Comitato Regionale Toscano", P.zza De' Ciompi 11, 50122 Firenze, ABI 05018, CAB 02800, CIN T, causale "Unicoop Firenze/Perù"
Info: Arci Toscana
Piazza De' Ciompi 11, Firenze
Tel. 055 26297236
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