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I servizi / Marche: anfore e artisti

La terra dei grandi

Sarà per il vino buono e la tavola ghiotta, sarà per l'esplosiva alchimia di sangue dei popoli che l'hanno abitata, sta di fatto che la regione Marche è fucina di "mostri sacri".

Scritto da Matilde Jonas il 1 maggio 2004

00000042-00000001 Giornalista

Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia.

Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS).
Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento.

Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.
Federico l'imperatore
Si era nel 1194. Ancora non esisteva la cinta muraria che dal 1300 protegge il centro storico della deliziosa Jesi, l'antica Aesuis fondata dagli Umbri e colonizzata nel 247 a.C. dai Romani. Né esisteva il Palazzo dei Priori, costruito nel '400 da Francesco di Giorgio Martini. Costanza d'Altavilla, moglie di Enrico VI, alloggiava in una tenda tirata su nell'area del Foro Romano. Là fu sorpresa dalla nascita imprevista del figlio Federico II di Svevia. A ricordare l'evento, il toponimo della piazza e l'ottocentesca fontana obelisco. Sorprendente fu anche il mecenatismo dell'imperatore svevo: indiscutibilmente proficuo ma peloso, in quanto basato sull'avanguardistica intuizione che la cultura, formando opinione pubblica, è il più potente degli strumenti politici. Meno fortuita nel 1710 la nascita di Giovanni Battista Pergolesi, la cui opera fu ritenuta al tempo prototipo della musica italiana. La sua casa natale affaccia sulla via sovrapposta all'antico cardum romano, nel continuum degli edifici rinascimentali. Il bel teatro del '700 a lui intitolato resta uno dei maggiori templi italiani della lirica, in ottobre appuntamento consueto dei musicofili.

Rossini il musicista
La terra dei grandi
Tappa d'obbligo per i cultori della musica Pesaro, città di fondazione romana in terra picena, a lungo contesa tra goti e bizantini, franchi e longobardi, poi dello Stato della Chiesa. Qui - dove gli ultimi contrafforti dell'Appennino spiombano sul mare rompendo l'uniformità della pianura - tutto parla di Gioacchino Rossini, il compositore che, dopo 17 anni di attività febbrile, scelse il silenzio, vietando l'esecuzione della musica che continuò a creare per suo piacere. A lui - più che alla rinomata produzione di maioliche cui è dedicato il Museo delle ceramiche - Pesaro deve fama internazionale, specie da che è stato istituito l'annuale Rossini Opera Festival. Durante la manifestazione, la casa natale e il Tempietto Rossiniano, annesso con la Fondazione al Conservatorio G. Rossini, sono mete di devoto pellegrinaggio. Per dar tregua ai timpani, la città dispensa il suo ricco patrimonio: dal Palazzo Ducale, superbo nella sua forma rinascimentale, alla Cattedrale dalla facciata romanico-gotica e dal pavimento musivo d'età romana, dalla rocca Costanza di Luciano Laurana al villino Ruggeri, costruzione liberty lungo la marina.

Giacomo il poeta
Ultima stazione musicale, "le vie dorate e gli orti" di Recanati, "natio borgo selvaggio" di Giacomo Leopardi, ma anche di Beniamino Gigli. A ricordare il tenore, coccolato per 12 anni dal Metropolitan di New York quale erede del grande Caruso, oltre la casa natale e la faraonica villa liberty di Porto Recanati, un museo, unico nella storia del teatro lirico. Su tutto domina la memoria di Giacomo: leopardiani i toponimi dei luoghi velati dai suoi versi di struggente malinconia. Palazzo Leopardi - rifacimento settecentesco di due edifici precedenti - affaccia austero sulla piazza del Sabato del villaggio, da dove la statua del poeta continua a sbirciare "le quiete stanze" di Silvia - ovvero di Teresa Fattorini, figlia del cocchiere del conte - a ribadire che gli unici amori imperituri sono quelli inconsumati. Austera anche la biblioteca messa su da babbo Monaldo, raccattando tutti i libri che gli capitavano a tiro: compresi quelli acquistati ad Ancona da una nave francese, frutto del saccheggio dei monasteri greci di Corfù. E se oggi il monte Tabor - "l'ermo colle" dell'Infinito dal quale si scorge la "torre antica" del Convento di S.Agostino - è parco pubblico, intatta invece rimane "la vista/di quel lontano mar, quei monti azzurri".

Per saperne di più...
Ufficio informazioni turistiche: IAT, viale Trieste, Pesaro, tel. 072169341, fax 072130462, e-mail: iat.pesaro@regione.marche.it

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