Toscana / Il torrefattore
50 anni nel caffè
I segreti della tostatura artigianale
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Una carriera iniziata nel 1955, in quella che era per Firenze una torrefazione storica, quella di Manaresi, proseguita poi con l'apertura della caffetteria Piansa («E' l'acronimo di Pietro, Anna e Sara: io, mia moglie e la socia che iniziò l'avventura con noi» racconta Staderini) e compiuta infine con la torrefazione propria, inaugurata nel 1976.
«Il lavoro di una piccola torrefazione deve essere fatto selezionando con cura le materie prime - spiega Staderini - ed è per questo che noi ci siamo distinti con la preparazione dei "caffè-gourmet", ottenuti dalle varietà più pregiate come Jamaica ed Hawai. Magari in tanti chiamano i loro caffè con questo nome, ma sono poche le varietà, e difficili da trovare, di qualità altissima».
Una visita alla torrefazione, posta nella parte sud di Firenze, a Ponte a Ema, rende l'idea di un lavoro artigianale, dove il caffè crudo riposa all'interno di barili di legno o sacchi di iuta di stazza piccola, che possono essere tostati poco per volta.
«La tostatura, che da sempre ha un'importanza considerevole, in Italia ancora di più, riesce a caratterizzare il gusto e l'aroma in maniera precisa, soprattutto per fare il caffè espresso».
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«E' semplicistico dividere il caffè tra Arabica e Robusta - precisa Staderini -, all'interno di questi due raggruppamenti esistono anche ulteriori varietà, che danno risultati diversi, e che per questo devono essere mescolate in maniera da raggiungere l'equilibrio ottimale nella tazzina».
Non possono mancare le tazzine e la macchina del caffè in una torrefazione, ed è divertente provare in diretta quanto appena lavorato. Le diverse varietà di caffè grezzo fanno bella mostra di sé e, per chi pensa solamente ad ingurgitare un espresso al mattino, senza immaginare il lavoro che c'è dietro, appare sorprendente scoprire un mondo dove i chicchi hanno una loro storia, che si contraddistingue dalla diversità con la quale appaiono al naturale.
«Come tutti i prodotti agricoli, il caffè è soggetto ad un andamento diverso del raccolto, secondo l'annata - commenta saggiamente il torrefattore -. Un anno può andare bene in Africa e male ai Caraibi, o viceversa, ed è giusto sapere come lavorare con i diversi tipi di caffè per ottenere un risultato comunque equilibrato».
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Sarà per questo che, nella caffetteria di famiglia, anche bere un semplice espresso è un'esperienza gradevole: tra i primi a Firenze ad introdurre la tazza grande, perennemente calda, senza accompagnamenti di cioccolatini o simili. Basta la fragranza e la pienezza del caffè giusto.
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