Lettere
L'amido ignoto
L'Ipercoop di Lastra a Signa è il vostro punto vendita che frequento più spesso per la spesa settimanale della famiglia.
In seguito alla recente ristrutturazione è stata inserita anche la gelateria: bella, invitante, con tanti gusti di gelato che i miei familiari giudicano molto buoni.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di verificarne la gradevolezza di persona giacché sono allergica al glutine e avendo riscontrato fra gli ingredienti di produzione l'amido (di frumento, di mais o cos'altro?) ho dovuto rinunciare a questo piacere.
Visto che la Coop si è dimostrata sensibile verso questo problema tenendo in assortimento fra gli scaffali diversi prodotti che possiamo consumare noi celiaci, mi chiedo se è possibile verificare che tipo di amido viene usato e, nel caso fosse di frumento, sostituirlo con quello di mais, così finalmente anche io potrò gustare i vostri gelati.
Sabrina R. - Scandicci
Proprio grazie alla segnalazione della signora Sabrina abbiamo chiesto al nostro fornitore di materie prime precisazioni e, dalla scheda tecnica, è emerso che l'amido utilizzato è di mais. E' stata quindi corretta la lista degli ingredienti esposta nelle nostre gelaterie, inserendo una dicitura che è un'utile indicazione per chi soffre di intolleranze alimentari.
Quota 25
Oggi andando alla Coop di Prato in via Viareggio ho notato che l'iscrizione a socio è passata da 10 a 25 euro. Non è troppo un aumento simile? E che vantaggi ci saranno per i nuovi soci rispetto ai vecchi?
Aldo Bonacchi - Prato
L'adeguamento della quota sociale era stato prescritto dalla legge sulle società cooperative già dal 1992; la legge dispensava dall'adeguamento le cooperative già costituite.
Il primo gennaio 2004, con l'entrata in vigore delle nuove norme del diritto societario, l'adeguamento riguarda tutte le cooperative, anche quelle costituite prima di questa data.
Quindi questa volta dobbiamo necessariamente portare la quota per diventare soci della cooperativa ad un minimo di 25 euro, mentre non è necessario che i vecchi soci adeguino la loro quota che, ricordiamo, viene restituita al momento in cui il socio richiede il recesso.
Non ci sono vantaggi particolari a versare 25 euro di quota. Infatti, la stessa natura delle cooperative implica che tutti i soci hanno uguali diritti e doveri, indipendentemente dalla quota sociale versata.
Chi fabbrica in India?
Vorrei essere più informato sulla fabbrica di camicie costruita in India in collaborazione con un'associazione cattolica. Vorrei (essendo anche socio) chiarire qualche punto che non mi è chiaro: la fabbrica chi la gestisce? E' di proprietà Coop oppure la Coop ha soltanto contribuito? Penso poi sia affidata a una gestione che non cada nello sfruttamento.
Claudio Boccianti - E mail
Il nostro impegno nel Kerala è cominciato nel 2000, nell'ambito dei progetti di adozione a distanza sono stati dati dei contributi alle famiglie per sostituire alle baracche delle case in mattoni.
Le suore francescane in missione in quel villaggio hanno visto l'opportunità di impegnare le donne nella cucitura di camicie per dare una dignità migliore alla loro vita, il lavoro rappresenta per loro un'occasione di riscatto dallo sfruttamento a cui sono spesso sottoposte.
Il nostro primo impegno è stato di comprare quelle camicie e venderle negli Ipercoop.
Da questa iniziativa a domicilio è nata un'attività che vede coinvolte 80 donne, da qui l'esigenza di un laboratorio dove cucire e confezionare le camicie.
Il contributo (a fondo perduto) dell'Unicoop è stato dato per la costruzione del capannone ed è legato esclusivamente ad un'attività di solidarietà che la nostra cooperativa sta portando avanti nei paesi del sud del mondo. Quindi la fabbrica è gestita dalle donne in collaborazione con un imprenditore indiano e uno italiano, e sotto lo stretto controllo sociale della missione delle suore francescane, con l'obiettivo primario di fornire reddito alle famiglie del villaggio.
Nelle prossime settimane le camicie con il marchio del Cuore si scioglie torneranno in vendita nei nostri ipermercati.
Caro il latte in polvere
Sono la mamma di una bambina di 6 mesi e sono costretta a ricorrere al latte in polvere.
Domenica 1° febbraio ho acquistato presso l'Ipercoop di Sesto Fiorentino una confezione da 1 kg di latte in polvere Nidina 2 della Nestlè al prezzo di euro 19,50. Poco tempo prima, esattamente il 28 gennaio, lo stesso latte (uguali marca e formato) lo avevo comperato alla Coop di Campi Bisenzio al prezzo di euro 18,20.
Mi chiedo il motivo di questa differenza di prezzo a sfavore dell'Ipercoop, che ha un reparto di alimenti per l'infanzia più vasto di quello dei supermercati e dovrebbe avere più smercio di questo genere di prodotti.
Spero tanto che vogliate prestare sempre più attenzione all'alimentazione della prima infanzia, con un occhio di riguardo per la varietà dell'assortimento degli alimenti e soprattutto per i prezzi del latte in polvere di ogni marca venduta, che mi sembrano comunque troppo elevati. Non si potrebbe far qualcosa affinché le aziende produttrici li abbassino un po'?
Nadia Mazzeschi - E mail
Abbiamo controllato: avevamo un prezzo incoerente che abbiamo corretto immediatamente, ora il prezzo negli ipermercati è 17,65 euro, resta 18,20 nei supermercati.
Abbassare i prezzi di questi prodotti, realmente troppo alti, è difficile anche per noi. Il canale di vendita privilegiato dai produttori resta ancora la farmacia. E' già un risultato poterli vendere anche noi, ma i prezzi d'acquisto che ci sono imposti sono alti e pur lavorando con margini estremamente bassi non riusciamo a dare una convenienza sostanziale.
Oltretutto è una situazione molto più grave in Italia che nel resto d'Europa, per esempio in Germania i prezzi sono più bassi anche del 50%.
Come Coop abbiamo fatto diversi tentativi per calmierare i prezzi, per esempio avevamo fatto un accordo con un fornitore per avere prodotti di qualità ad un prezzo molto più basso rispetto alle altre marche.
Siamo stati costretti a toglierli perché restavano sui banchi, con vendite praticamente inesistenti a conferma che per l'acquisto di questi prodotti si segue il consiglio del pediatra o comunque una marca conosciuta.
Ridateci l'inflazione
Visti gli scopi della cooperativa, la remunerazione minima netta del prestito sociale dovrebbe avere come riferimento non l'andamento del tasso ufficiale di sconto, ma il tasso di inflazione. Questo permetterebbe ai soci prestatori di vedere, se non aumentato, almeno conservato il potere d'acquisto dei risparmi affidati alla cooperativa.
Per la cooperativa questo costituirebbe un minor guadagno finanziario sui fondi forniti dai soci, tuttavia compensato dal fatto che, al momento della restituzione, ai prestatori vengono rimborsati capitali svalutati, ma che la cooperativa ha utilizzato quando avevano ancora valore pieno.
Gianfranco Breschi - Firenze
Ad oggi il tasso di remunerazione del prestito sociale (2,50% lordo; 2,1875% al netto delle ritenute fiscali) è superiore al tasso di riferimento della Banca Comune Europea (2,00%), ed è in linea con l'andamento dell'inflazione (2,2% a gennaio 2004).
Alla luce degli ultimi avvenimenti nei mercati finanziari, non sono tanto le cifre o gli "zero virgola" che interessano i risparmiatori, quanto la sicurezza degli investimenti.
Troppi risparmiatori si sono convinti, o peggio, fatti convincere ad investire in titoli che riconoscevano remunerazioni sopra la media ed ora non sono a rimpiangere i tassi di interesse, ma addirittura non sanno se e quando riporteranno a casa il capitale investito.
La cooperativa, oltre che utilizzare il prestito per ampliare e migliorare la propria gestione ed i servizi forniti ai soci, investe il surplus finanziario derivante dall'intera gestione aziendale in attività finanziarie, che devono essere remunerative ma al tempo stesso estremamente sicure.
E' per questo che i nostri investimenti finanziari ci permettono di remunerare correttamente il prestito sociale, ma non in misura eccezionale, anche perché investimenti che sappiano coniugare alti interessi e totale sicurezza non esistono sul mercato.
Per questo continueremo ad operare in tal senso, certi di fare il vero interesse dei soci, anche perché osservando che cosa offre il mercato finanziario di strumenti paragonabili al prestito sociale non riusciamo, in tutta sincerità, a trovare qualcosa che possa garantire migliori rendimenti a parità di sicurezza e funzionalità.
Giuliano Vannini, direttore amministrativo Unicoop Firenze
L'Ipercoop di Lastra a Signa è il vostro punto vendita che frequento più spesso per la spesa settimanale della famiglia.
In seguito alla recente ristrutturazione è stata inserita anche la gelateria: bella, invitante, con tanti gusti di gelato che i miei familiari giudicano molto buoni.
Purtroppo non ho avuto la possibilità di verificarne la gradevolezza di persona giacché sono allergica al glutine e avendo riscontrato fra gli ingredienti di produzione l'amido (di frumento, di mais o cos'altro?) ho dovuto rinunciare a questo piacere.
Visto che la Coop si è dimostrata sensibile verso questo problema tenendo in assortimento fra gli scaffali diversi prodotti che possiamo consumare noi celiaci, mi chiedo se è possibile verificare che tipo di amido viene usato e, nel caso fosse di frumento, sostituirlo con quello di mais, così finalmente anche io potrò gustare i vostri gelati.
Sabrina R. - Scandicci
Proprio grazie alla segnalazione della signora Sabrina abbiamo chiesto al nostro fornitore di materie prime precisazioni e, dalla scheda tecnica, è emerso che l'amido utilizzato è di mais. E' stata quindi corretta la lista degli ingredienti esposta nelle nostre gelaterie, inserendo una dicitura che è un'utile indicazione per chi soffre di intolleranze alimentari.
Quota 25
Oggi andando alla Coop di Prato in via Viareggio ho notato che l'iscrizione a socio è passata da 10 a 25 euro. Non è troppo un aumento simile? E che vantaggi ci saranno per i nuovi soci rispetto ai vecchi?
Aldo Bonacchi - Prato
L'adeguamento della quota sociale era stato prescritto dalla legge sulle società cooperative già dal 1992; la legge dispensava dall'adeguamento le cooperative già costituite.
Il primo gennaio 2004, con l'entrata in vigore delle nuove norme del diritto societario, l'adeguamento riguarda tutte le cooperative, anche quelle costituite prima di questa data.
Quindi questa volta dobbiamo necessariamente portare la quota per diventare soci della cooperativa ad un minimo di 25 euro, mentre non è necessario che i vecchi soci adeguino la loro quota che, ricordiamo, viene restituita al momento in cui il socio richiede il recesso.
Non ci sono vantaggi particolari a versare 25 euro di quota. Infatti, la stessa natura delle cooperative implica che tutti i soci hanno uguali diritti e doveri, indipendentemente dalla quota sociale versata.
Chi fabbrica in India?
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Claudio Boccianti - E mail
Il nostro impegno nel Kerala è cominciato nel 2000, nell'ambito dei progetti di adozione a distanza sono stati dati dei contributi alle famiglie per sostituire alle baracche delle case in mattoni.
Le suore francescane in missione in quel villaggio hanno visto l'opportunità di impegnare le donne nella cucitura di camicie per dare una dignità migliore alla loro vita, il lavoro rappresenta per loro un'occasione di riscatto dallo sfruttamento a cui sono spesso sottoposte.
Il nostro primo impegno è stato di comprare quelle camicie e venderle negli Ipercoop.
Da questa iniziativa a domicilio è nata un'attività che vede coinvolte 80 donne, da qui l'esigenza di un laboratorio dove cucire e confezionare le camicie.
Il contributo (a fondo perduto) dell'Unicoop è stato dato per la costruzione del capannone ed è legato esclusivamente ad un'attività di solidarietà che la nostra cooperativa sta portando avanti nei paesi del sud del mondo. Quindi la fabbrica è gestita dalle donne in collaborazione con un imprenditore indiano e uno italiano, e sotto lo stretto controllo sociale della missione delle suore francescane, con l'obiettivo primario di fornire reddito alle famiglie del villaggio.
Nelle prossime settimane le camicie con il marchio del Cuore si scioglie torneranno in vendita nei nostri ipermercati.
Caro il latte in polvere
Sono la mamma di una bambina di 6 mesi e sono costretta a ricorrere al latte in polvere.
Domenica 1° febbraio ho acquistato presso l'Ipercoop di Sesto Fiorentino una confezione da 1 kg di latte in polvere Nidina 2 della Nestlè al prezzo di euro 19,50. Poco tempo prima, esattamente il 28 gennaio, lo stesso latte (uguali marca e formato) lo avevo comperato alla Coop di Campi Bisenzio al prezzo di euro 18,20.
Mi chiedo il motivo di questa differenza di prezzo a sfavore dell'Ipercoop, che ha un reparto di alimenti per l'infanzia più vasto di quello dei supermercati e dovrebbe avere più smercio di questo genere di prodotti.
Spero tanto che vogliate prestare sempre più attenzione all'alimentazione della prima infanzia, con un occhio di riguardo per la varietà dell'assortimento degli alimenti e soprattutto per i prezzi del latte in polvere di ogni marca venduta, che mi sembrano comunque troppo elevati. Non si potrebbe far qualcosa affinché le aziende produttrici li abbassino un po'?
Nadia Mazzeschi - E mail
Abbiamo controllato: avevamo un prezzo incoerente che abbiamo corretto immediatamente, ora il prezzo negli ipermercati è 17,65 euro, resta 18,20 nei supermercati.
Abbassare i prezzi di questi prodotti, realmente troppo alti, è difficile anche per noi. Il canale di vendita privilegiato dai produttori resta ancora la farmacia. E' già un risultato poterli vendere anche noi, ma i prezzi d'acquisto che ci sono imposti sono alti e pur lavorando con margini estremamente bassi non riusciamo a dare una convenienza sostanziale.
Oltretutto è una situazione molto più grave in Italia che nel resto d'Europa, per esempio in Germania i prezzi sono più bassi anche del 50%.
Come Coop abbiamo fatto diversi tentativi per calmierare i prezzi, per esempio avevamo fatto un accordo con un fornitore per avere prodotti di qualità ad un prezzo molto più basso rispetto alle altre marche.
Siamo stati costretti a toglierli perché restavano sui banchi, con vendite praticamente inesistenti a conferma che per l'acquisto di questi prodotti si segue il consiglio del pediatra o comunque una marca conosciuta.
Ridateci l'inflazione
Visti gli scopi della cooperativa, la remunerazione minima netta del prestito sociale dovrebbe avere come riferimento non l'andamento del tasso ufficiale di sconto, ma il tasso di inflazione. Questo permetterebbe ai soci prestatori di vedere, se non aumentato, almeno conservato il potere d'acquisto dei risparmi affidati alla cooperativa.
Per la cooperativa questo costituirebbe un minor guadagno finanziario sui fondi forniti dai soci, tuttavia compensato dal fatto che, al momento della restituzione, ai prestatori vengono rimborsati capitali svalutati, ma che la cooperativa ha utilizzato quando avevano ancora valore pieno.
Gianfranco Breschi - Firenze
Ad oggi il tasso di remunerazione del prestito sociale (2,50% lordo; 2,1875% al netto delle ritenute fiscali) è superiore al tasso di riferimento della Banca Comune Europea (2,00%), ed è in linea con l'andamento dell'inflazione (2,2% a gennaio 2004).
Alla luce degli ultimi avvenimenti nei mercati finanziari, non sono tanto le cifre o gli "zero virgola" che interessano i risparmiatori, quanto la sicurezza degli investimenti.
Troppi risparmiatori si sono convinti, o peggio, fatti convincere ad investire in titoli che riconoscevano remunerazioni sopra la media ed ora non sono a rimpiangere i tassi di interesse, ma addirittura non sanno se e quando riporteranno a casa il capitale investito.
La cooperativa, oltre che utilizzare il prestito per ampliare e migliorare la propria gestione ed i servizi forniti ai soci, investe il surplus finanziario derivante dall'intera gestione aziendale in attività finanziarie, che devono essere remunerative ma al tempo stesso estremamente sicure.
E' per questo che i nostri investimenti finanziari ci permettono di remunerare correttamente il prestito sociale, ma non in misura eccezionale, anche perché investimenti che sappiano coniugare alti interessi e totale sicurezza non esistono sul mercato.
Per questo continueremo ad operare in tal senso, certi di fare il vero interesse dei soci, anche perché osservando che cosa offre il mercato finanziario di strumenti paragonabili al prestito sociale non riusciamo, in tutta sincerità, a trovare qualcosa che possa garantire migliori rendimenti a parità di sicurezza e funzionalità.
Giuliano Vannini, direttore amministrativo Unicoop Firenze
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