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Leggere e scrivere / La ricetta raccontata

Le bracioline col cappotto

di Brunella Giorgi

Scritto il 1 febbraio 2004

Molti anni fa, in casa mia, la carne si mangiava sì e no una volta alla settimana, e non certo la "fiorentina", al massimo un pezzetto di lesso, giusto per dare sapore anche alla minestra, oppure delle braciole, ma così fini da essere trasparenti come carta velina.
Beh, un giorno vennero a farci visita degli amici, e si trattennero a cena da noi.
La mamma un po' un po' stette a pensare cosa avrebbe cucinato, poi, senza perdersi d'animo, fece una pastasciutta con la salsa sull'uscetto dell'orto, cioè con cipolla, sedano, basilico e pomodori maturi (a lei piaceva chiamarla così, e le veniva proprio buona).
Il bello è venuto per la preparazione del secondo; in casa avevamo solo due etti di fettine di carne e due uova.

Io, che aiutavo sempre la mamma quando faceva da mangiare, con il batticarne ho battuto quelle povere fettine fino a farle sembrare più grandi, poi con le forbici ho tolto il grasso torno torno, e intanto pensavo che fra togliere quel grasso e le fregature che dava il macellaio, che per pesare la carne era così svelto a buttarla e toglierla dalla bilancia che non si sapeva mai se il peso che si pagava era quello giusto, calcolai che gira gira di due etti di carne me ne erano rimasti sì e no 150 grammi, ed essendo in otto persone a cena vi potete immaginare quanta carne toccasse ciascuno. Poca, non c'è bisogno di essere bravi in matematica.
Mentre la mamma preparava il pangrattato fatto con del pane secco e tostato nel forno della stufa a legna (meno male che almeno quello era abbondante), misi a mollo le fettine nel latte e poi le passai nel pangrattato, e così via, per almeno tre/quattro volte, e come per miracolo queste diventarono alte più di un centimetro.
Sbattendo le due uova "bene", come diceva la mia mamma, così "fanno più comparsa", e a quel punto non rimaneva che friggere, con l'olio che era stato già adoperato diverse volte, e ogni volta lo si colava e se ne aggiungeva di nuovo, tassativamente olio di sansa perché a quel tempo dell'olio extra vergine non conoscevamo neanche l'esistenza, e anche se avessimo saputo che l'acido oleico faceva male, chi si poteva permettere di più?
Non ci crederete, ma alla fine di quel lavoro venne fuori un bel vassoio di pietanza, di grande effetto anche grazie al contorno di pomodori.

Al momento di servire queste "popò" di braciole mi venne da ridere, e tutti intorno alla tavola mi guardarono incuriositi, poi spontaneamente dissi: "Mamma, ma lo sai che siamo di luglio e fa un caldo boia, questa pietanza stava bene fatta in inverno, perché queste povere braciole sono così imbottite che pare abbiano il cappotto'.
La mamma mi guardò di traverso, mentre gli ospiti che mangiavano con appetito dicevano che quelle braciole fritte erano buone, e anche morbide.
"Ci credo", dissi ancora io, "è tutto pane fritto", al che cominciarono tutti a ridere, ma la mamma non me la perdonò, e quando i nostri ospiti andarono via mi lasciò andare un sonoro ceffone.
A distanza di anni, quando ripenso a questo episodio rido ancora fra me e me, però posso dire a tutti: "Provatelo, è un piatto squisito, economico e col cappotto!".

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