Voci
Argomenti, riflessioni, voci (appunto) presi al volo dall'attività di tutti i giorni
Il torto e la ragione
Parlavo con un tavarnellino, grande amico, grande mente. Mi diceva:
- Leggo sempre le lettere che pubblicate sull'Informatore. Posso dirti la mia impressione? Avete sempre ragione voi...!
- Fabrizio, se vai a vedere bene, sono più le risposte in cui diamo ragione al socio che le altre...
- Sì, va beh... ma poi mettete sempre le vostre giustificazioni e quindi la ragione del socio passa in secondo piano.
- E' un dovere mettere le nostre spiegazioni! Altrimenti facciamo solo pubbliche relazioni, come tutte le aziende: "Gentile cliente... la ringraziamo di cuore... provvederemo quanto prima... ci scusi... voglia gradire...". Invece, lettera e risposta costituiscono differenti argomentazioni, punti di vista a confronto, dialogo fra pari. Se non dessimo una risposta con le nostre motivazioni tradiremmo l'interesse degli altri lettori, daremmo soddisfazione solo a chi scrive, non a chi legge, che oltre a conoscere il fatto (mettiamo: manca un prodotto), ha diritto a sapere anche il perché.
Fabrizio, esperto in comunicazione, mi ha dato ragione. Ma a quel punto i dubbi sono venuti a me. Mi è tornato in mente il verso di una canzone di Vecchioni, "La gallina Maddalena": non sono io ad avere ragione, sono gli altri che hanno sempre torto. E se Fabrizio non avesse torto?
Di bocca in bocca
"Devi proprio leggere quel libro, stai troppo male" dice una donna alla sua amica, visibilmente depressa. Incuriosito, colgo al volo l'autore e il titolo. Le quattro più grandi librerie del centro l'avevano tutte esaurito. Mi sono reso conto di aver scoperto, per caso, un best seller, uno dei pochi libri di successo di questa stagione. Sarà stato il titolo, fin troppo esplicito e provocatorio: "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita"? Forse, ma le librerie sono piene di manuali per star meglio e per auto-curarsi. Senz'altro non è stata la copertina, tanto brutta da fare perfino tenerezza. Né l'autore, Giulio Cesare Giacobbe, non notissimo al grande pubblico. Eppure, ho saputo dopo, il libro è stato ristampato quattro volte, dal settembre 2003, per un totale di 120 mila copie!
Il "segreto" del successo è semplice: è un libro piacevole, divertente, adotta un linguaggio giovanile, immediato. Ha un tono scherzoso, ma è serissimo, un vero e proprio manuale pratico di prevenzione e cura in proprio delle nevrosi.
Insomma, è serio ma non lo fa pesare. E i lettori sono grati allo scrittore che si comporta così, specie se è un prof. universitario di una materia difficile come "Fondamenti delle discipline psicologiche orientali", all'università di Genova. Chi lo ha letto lo consiglia e così, di bocca in bocca, si crea un successo meritato, non spinto dai mass media, non imposto dalla pubblicità. Nella società dell'immagine succede ancora che si premi la sostanza. Ed è una consolazione constatarlo.
Parlavo con un tavarnellino, grande amico, grande mente. Mi diceva:
- Leggo sempre le lettere che pubblicate sull'Informatore. Posso dirti la mia impressione? Avete sempre ragione voi...!
- Fabrizio, se vai a vedere bene, sono più le risposte in cui diamo ragione al socio che le altre...
- Sì, va beh... ma poi mettete sempre le vostre giustificazioni e quindi la ragione del socio passa in secondo piano.
- E' un dovere mettere le nostre spiegazioni! Altrimenti facciamo solo pubbliche relazioni, come tutte le aziende: "Gentile cliente... la ringraziamo di cuore... provvederemo quanto prima... ci scusi... voglia gradire...". Invece, lettera e risposta costituiscono differenti argomentazioni, punti di vista a confronto, dialogo fra pari. Se non dessimo una risposta con le nostre motivazioni tradiremmo l'interesse degli altri lettori, daremmo soddisfazione solo a chi scrive, non a chi legge, che oltre a conoscere il fatto (mettiamo: manca un prodotto), ha diritto a sapere anche il perché.
Fabrizio, esperto in comunicazione, mi ha dato ragione. Ma a quel punto i dubbi sono venuti a me. Mi è tornato in mente il verso di una canzone di Vecchioni, "La gallina Maddalena": non sono io ad avere ragione, sono gli altri che hanno sempre torto. E se Fabrizio non avesse torto?
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"Devi proprio leggere quel libro, stai troppo male" dice una donna alla sua amica, visibilmente depressa. Incuriosito, colgo al volo l'autore e il titolo. Le quattro più grandi librerie del centro l'avevano tutte esaurito. Mi sono reso conto di aver scoperto, per caso, un best seller, uno dei pochi libri di successo di questa stagione. Sarà stato il titolo, fin troppo esplicito e provocatorio: "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita"? Forse, ma le librerie sono piene di manuali per star meglio e per auto-curarsi. Senz'altro non è stata la copertina, tanto brutta da fare perfino tenerezza. Né l'autore, Giulio Cesare Giacobbe, non notissimo al grande pubblico. Eppure, ho saputo dopo, il libro è stato ristampato quattro volte, dal settembre 2003, per un totale di 120 mila copie!
Il "segreto" del successo è semplice: è un libro piacevole, divertente, adotta un linguaggio giovanile, immediato. Ha un tono scherzoso, ma è serissimo, un vero e proprio manuale pratico di prevenzione e cura in proprio delle nevrosi.
Insomma, è serio ma non lo fa pesare. E i lettori sono grati allo scrittore che si comporta così, specie se è un prof. universitario di una materia difficile come "Fondamenti delle discipline psicologiche orientali", all'università di Genova. Chi lo ha letto lo consiglia e così, di bocca in bocca, si crea un successo meritato, non spinto dai mass media, non imposto dalla pubblicità. Nella società dell'immagine succede ancora che si premi la sostanza. Ed è una consolazione constatarlo.
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