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Lettere dei soci

Scritto da Antonio Comerci il 1 febbraio 2004

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Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni:
Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra
Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente
Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie.

Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Riciclato anche il nostro
Ho ricevuto l'ultimo numero de "L'Informatore" ed ho constatato che è assente la dicitura "Stampato su carta riciclata al 100%" e questo probabilmente perché non è stampato su tale tipo di carta. I detrattori della carta riciclata sostengono che non sia di buona qualità e che non abbia una grande resistenza all'usura del tempo. Contesto queste affermazioni: oggi, infatti, la carta riciclata è di ottima qualità, adatta quindi per le riviste, inoltre ha una buona durata proprio grazie alla discreta quantità di inchiostro intrappolata nel suo spessore, il che la rende inappetibile sia alle termiti che alle malattie fungine che alle tarme. Inoltre mi pare che la carta ecologica costi meno degli altri tipi di carta, permettendo quindi un discreto risparmio alla nostra cooperativa.
David Diani - Campi Bisenzio

Da questo numero l'Informatore è in carta riciclata al 100 per cento.


Lettere
Troppi carrelli, pochi posti

Un sabato, presso il centro commerciale Setteponti ad Arezzo, ho dovuto lasciare il carrello incustodito visto che ogni posto era occupato. Vorrei sapere perché io, ed anche altri come me, non possiamo recuperare l'euro utilizzato per prendere il carrello dato che ci sono sicuramente meno posti disponibili di quanti sono i vostri carrelli.
Marco Pannini - Arezzo

I posti disponibili sono esattamente quelli dei carrelli. Poi c'è l'abitudine di molti soci e clienti di prendere il carrello per fare la spesa nella postazione più vicina all'ingresso dell'iper e di lasciarlo in quella più vicina alla macchina. Ci rendiamo conto che può essere scomodo ritornare verso l'ingresso o comunque ricercare il posto vuoto, ma comunque la possibilità di recuperare l'euro del carrello è matematica.


Produttore ignoto
Sono un socio piuttosto arrabbiato per il fatto che, senza saperlo, ho comprato della roba prodotta dalle famigerate multinazionali... e l'ho comprata pensando di fare esattamente il contrario. Ho seguito con interesse tutti gli articoli e le interviste su questa questione, vedi 'Rosso fiorentino', e posso anche essere d'accordo con molte delle vostre precisazioni. Non ho ancora capito, però, perché non mettete più il nome di chi ha fornito quel prodotto e quell'altro! Perché non indicate chi sono i vostri fornitori sulle confezioni del prodotto? Io voglio sapere cosa compro e da chi è fatto quello che compro!
Gianluca Gaviraghi - Greve in Chianti

I prodotti in marchio Coop forniti da aziende controllate da multinazionali sono veramente pochi e si limitano a poche referenze. Quindi è molto probabile che il socio non abbia mai comprato prodotti delle multinazionali, che hanno un ruolo del tutto marginale nel fornirci. La decisione di non mettere il nome del produttore è stata presa per la semplice constatazione che tutti comunque si rivolgevano direttamente a noi per i problemi che i prodotti presentavano. Quindi abbiamo ritenuto un particolare non importante, per la gran parte dei consumatori, l'indicazione del fornitore. Tanto valeva assumersi tutta la responsabilità, che non si limita alla sola qualità del prodotto ma anche alla corrispondenza dei valori etici. Siamo certificati SA8000 e questo significa che un ente terzo si occupa di effettuare ispezioni periodiche negli stabilimenti che ci riforniscono, per constatare che non ci sia sfruttamento del lavoro minorile, discriminazioni politiche, religiose e sindacali. Francamente, nel fare questa scelta, non è stato tenuto conto di quei soci che si attengono ad un "consumo critico". Anche se rappresentano una quota marginale del nostro pubblico, non era nostra intenzione penalizzarli, anzi fanno parte di quella 'coscienza critica' che per noi ha grande valore. Semplicemente pensiamo che le informazioni fornite attraverso il numero verde stampato su ogni prodotto Coop possano soddisfare tutte le esigenze informative dei nostri soci anche per un consumo critico.


Il Creatore non c'entra
L'apertura del nuovo punto vendita di Ponte a Greve, Firenze, è stata pubblicizzata con una campagna che ritengo di cattivo gusto. Lo slogan 'siamo noi l'evoluzione' e l'immagine utilizzata rischiano di indurre nel pubblico un'idea non proprio corretta di quanto invece dovrebbe proporsi la Coop. Bombardati da paroloni altisonanti, da una diffusa prosopopea, da messaggi predisposti per intortarci del tipo 'tranquillo, pensiamo noi al tuo benessere', quanto da voi ideato si uniforma pienamente allo stile dominante: la Coop è ora l'evoluzione, il creatore, noi non possiamo che seguirne il cammino fedelmente e ciecamente!
Stefano De Martin - San Casciano

L'inaugurazione di un nuovo punto di vendita non è un fatto ordinario, specie quando comporta investimenti molto forti e in un mercato molto concorrenziale, com'è quello fiorentino. In questa situazione occorre 'sparare' molto forte e occorre andare fuori dallo stile solito per incontrare anche un pubblico diverso da quello che ci frequenta abitualmente. Quindi ci complimentiamo per l'analisi e lo spirito d'osservazione del socio: in effetti quel comunicato è fuori dallo spirito partecipativo e tranquillo nostro solito (La Coop sei tu, I prodotti Coop li trovi alla Coop e ci trovi la Coop dentro, Nata per essere conveniente), ma del resto l'evento non è ordinario (non diciamo straordinario, per non essere fraintesi) e la necessità di strizzare l'occhio ad un pubblico diverso dal nostro è vitale. La pubblicità ha bisogno di urlare, di farsi notare. Ma passato il momento cosa resta? Per fortuna nulla! Resta la sostanza delle cose, la nostra sostanza: convenienza, qualità, solidarietà, partecipazione. Su questo i nostri soci e consumatori ci devono giudicare e ci giudicano quotidianamente. A Ponte a Greve stiamo sperimentando un nuovo modo di disporre e far fruire un supermercato, un modo che nasce dall'osservazione e dalle richieste dei nostri soci e consumatori, è un'evoluzione del vecchio supermercato che vede il consumatore protagonista. Quel "NOI" della pubblicità è riferito alla cooperativa (fatta di dipendenti e consumatori) non ai dirigenti Coop. Forse nello scegliere lo slogan e il visual c'è stata la sottovalutazione di un equivoco: noi ci sentiamo cooperativa (guadagniamo uno stipendio, ci confrontiamo nelle assemblee, non abbiamo utili da dare ai nostri 'padroni'), ma veniamo percepiti soprattutto come azienda, anche dai nostri soci più affezionati.


Sul mercato a turno
Come mai la Coop, da sempre attenta, e giustamente, a favorire produzioni italiane, ha nei propri punti di vendita kiwi di provenienza neozelandese, visto che l'Italia ha un'ottima produzione e sta di gran lunga superando la produzione straniera?
Fugiaschi Cinzia - Pescia

La produzione mondiale del kiwi è quasi tutta concentrata in Nuova Zelanda e Italia, con un vantaggio enorme: i due paesi sono agli antipodi e quindi quando c'è il prodotto italiano non c'è quello neozelandese e viceversa. La raccolta in Italia avviene di dicembre, quindi in estate e autunno in Europa si consuma kiwi neozelandese, raccolto a giugno, mentre quello italiano è di "turno" nella prima parte dell'anno.


Solo mega?
Mi sembra che esageriate con l'apertura di questi mega supermercati, sacrificando i piccoli negozi come appunto quello di Scandicci. Non si può certo fare sempre la spesa grossa e nei piccoli negozi i prezzi sono più cari. I negozi grandi sono scomodi per le persone anziane senza automobile, che rimangono sempre sacrificate.
Liria Lombardi - Scandicci

Lo sviluppo della cooperativa va in tre direzioni: ipermercati, supermercati e mini mercati. Questi ultimi servono proprio per fare una spesa di vicinato, senza l'uso della macchina, sia per gli anziani che per chi ha poco tempo e poca spesa da fare. I prezzi sono un po' più alti, ma comunque convenienti rispetto ai negozi vicini e all'uso della macchina o del mezzo pubblico, che hanno comunque un costo per chi li usa. Nell'area fiorentina, in un anno, due sono i nuovi mini mercati, due i supermercati e un iper. Per i supermercati facciamo di tutto per renderli facilmente raggiungibili a piedi, con la bicicletta o il bus: quello di Ponte a Greve, ad esempio, è sulla direttrice della metropolitana e comunque è ben servito da mezzi pubblici.

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